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Ilva, commissariata con un decreto. Con la chiusura quasi 8 miliardi di spese l'anno
Arriva il "Salva Ilva bis", un Commissariamento temporaneo della grande fabbrica dell'acciaio.

Il Governo ha scelto questo e l'annuncio è stata fatto da Flavio Zanotato, il Ministro per lo Sviluppo Economico, questa mattina. "Abbiamo deciso di convocare il Governo per la messa a punto di un decreto che prevede il commissariamento temporaneo dell'Ilva- ha dichiarato il ministro- sottolineando come la chiusura della fabbrica costerebbe circa 8 miliardi all'anno": "Sei miliardi circa riguarderebbero la crescita delle importazioni - ha aggiuntoto - 1,2 miliardi tra sostegno al reddito e minori introiti per l'amministrazione pubblica, 500 milioni per la minore capacità di spesa per il territorio".

"Il commissariamento - ha continuato il ministro Zanonato - consentirà di gestire l'azienda attuando tutti i piani di risanamento e ambientalizzazione, attuando l'Aia".

L'obiettivo dunque resta il risanamento della fabbrica e anche continuare a produrre milioni di tonnellate di acciaio a cui il nostro paese non può rinunciare. Questo nel segno delle prescrizione decise dall'autorizzazione integrata ambientale, che l'attuale gestione ha disatteso.

Proprio ieri Andrea Orlando, il Ministro dell'Ambiente ha denunciato i ritardi della fabbrica nell'attuazione del programma di risanamento, varato dopo che il siderurgico è finito sotto inchiesta per disastro ambientale.

Le falle nel percorso dell'Aia sono state individuate da tecnici dell'Ispra con un sopralluogo in fabbrica a fine maggio. Tra le prescrizioni non rispettate c'è la mancata copertura dei nastri trasportatori.

 "Dalle decisioni che vengono prese sull'Ilva - ha concluso il ministro Zanonato - dipende il futuro della siderurgia italiana e più in generale la credibilità del nostro paese". Come commissario potrebbe essere nominato Enrico Bondi.

"Il decreto del governo - ha detto il ministro -interverrà sulla gestione dell'ilva attraverso la temporanea sospensione degli organi societari e la nomina di un commissario in modo da far convogliare le risorse al risanamento nell'impianto. Al termine di questa fase eccezionale, straordinaria - ha concluso - si potranno ricostituire gli organi societari restituendo alla proprietà gestione e risorse economiche, ove ancora ne esistano".

L’unico modo per tutelare l’ambiente e l’occupazione al tempo stesso - dichiara Paolo Ferrero, Segretario Nazionale di Rifondazione Comunista -  è che lo Stato nazionalizzi l’azienda, che non deve tornare mai più nelle mani dei Riva. Alla proprietà vanno presi i soldi – profitti che hanno fatto in vent’anni, lucrando sul territorio, l’ambiente e i lavoratori – per l’opera di risanamento e per riconvertire la produzione. Per questo noi, come cellula di fabbrica di Rifondazione comunista, abbiamo lanciato una petizione per chiedere la nazionalizzazione dell’Ilva di Taranto e oggi stiamo raccogliendo le firme davanti alla fabbrica». 

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