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Rappresentanza, l'Usb promette una stagione di disobbedienza

“Un gravissimo vulnus per la democrazia, la libertà dei lavoratori, e la stessa Costituzione”. L’Unione sindacale di base sembra aver preso molto sul serio l’accordo sulla rappresentanza sindacale siglato pochi giorni fa dai sindacati confederali e dalla Confindustria. Tanto che minaccia una vera e propria campagna di disobbedienza, se non di “lotta selvaggia”, e alcune azioni immediate come la raccolta di firme in calce a una proposta di legge di iniziativa popolare proprio sulla rappresentanza. Intanto, tra le varie “vie d’uscita”, prende sempre più corpo l’ipotesi dei ricorsi a valanga in sede giudiziale. Sempre che prima non intervenga una legge a tamponare la situazione. 

Il sindacato di base ha redatto una tabella semplice semplice con il prospetto puntuale dei peggioramenti (quindici) introdotti da quello che viene definito “l’accordo della vergogna”. A sinistra, ‘la padella’; a destra, ‘la brace’. E nella brace, nell’ordine, ci finiscono i temi più controversi: elezioni delle Rsu indette solo da chi ha firmato l’accordo del 31 maggio, impegno a non dissentire sugli accordi firmati dalla maggioranza delle Rsu (con la prospettiva della limitazione del diritto di sciopero), diritti in capo alle organizzazioni sindacali e non più in capo al singolo (da cui discende il decadimento dalla carica per quelle Rsu che dovessero decidere ‘cambiare casacca’ sindacale); nessuna misurazione della rappresentatività per le organizzazioni sindacali che non firmano l’accordo (idem, per le deleghe e la corresponsione della quota in busta paga), ammissione alla contrattazione nazionale di categoria solo delle organizzazioni firmatarie; selettività dei soggetti che possono presentare la piattaforma, validità erga omnes del contratto nonostante non esista una legge attuativa dell’articolo 39 della Costituzione, ipotesi di intervento sul diritto di sciopero.

Insomma, ce ne è abbastanza per aprire un contenzioso che definire “non breve” e "non facile" è certamente un eufemismo. Per adesso, tutto si muove in un perimetro, tutto politico, disegnato da una parte dal congresso Usb (a Montesilvano in questo week end) e da quello della Cgil (il prossimo anno), e, dall'altra, da un Parlamento che non può rimanere sordo alla richiesta di una legge sulla materia, e dalle complicate vicende all sinistra più o meno antagonista. Da pochi giorni, infatti, è sceso in campo addirittura Fausto Bertinotti, che ha bocciato senza appello il testo.

Usb, la richiesta formale di una legge non la formula in modo esplicito. Dice semplicemente: “Qualcuno auspica una legge – sottolinea Paolo Leonardi, portavoce dell’esecutivo nazionale – ma un simile accordo non può essere recepito in legge soprattutto per quanto riguarda la misurazione della rappresentanza”. Nel pubblico impiego la legge c’è. E sembra andare bene anche all’Usb. Perché nel privato, settore su cui insiste l’accordo, non se ne può fare una con le stesse caratteristiche? Al momento sembra una domanda filosofica. Per Leonardi c’è una ragione tecnica, perché i sindacati di base non vengono ‘ponderati’ attraverso le ritenute; e una politica, perché i tre sindacati confederali hanno deciso di produrre la classica “convetio ad escludendum” mettendosi d'accordo con Confindustria su un testo che restituisce agli imprenditori il potere di veto su questa o quella sigla. Che ci sia odore di "regolamento di conti" non c'è dubbio. Basta leggere il testo dell’accordo in cui a ogni passo viene riportata la dicitura sui “soggetti firmatari” dell’accordo.

Franco Russo, presente alla conferenza stampa, che si è tenuta presso l’hotel Nazionale, a due passi da Montecitorio, muove rilievi sostanziali al profilo costituzionale dell’accordo. Innanzitutto la negazione della liberatà sindacale contenuta nell’articolo 39. La ragione va da sé: i contenuti di un accordo firmato da un gruppo di sindacati insieme alla parte datoriale non possono essere estesi a tutti i sindacati non firmatari. Soprattutto se contiene delle inibizioni (per ora solo promesse) sul diritto di sciopero. Senza contare che con i meccanismi contenuti nell’accordo, è l’altro rilievo di Russo, verrebbe a determinarsi un restringimento della base dell’elettorato passivo.

Intanto, c’è una verifica immediata della validità di quanto hanno firmato i sindacati confederali insieme a Confindustria: la richiesta di tenere le elezioni delle Rsu all’Ilva di Taranto, avanzata da Usb. Cosa deciderà il tribunale in un eventuale ricorso, di far valere le vecchie regole? La richiesta è stata prodotta prima che fosse siglato il testo sulla Rappresentanza.

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