Martedì 25 Febbraio 2020 - Ultimo aggiornamento 12:00
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Sovranità, lavoro, reddito. Per uscire dalla crisi con un altro modello di sviluppo
I grandi mezzi di comunicazione magnificano i risultati del vertice europeo e quelli del “pacchetto Lavoro” del governo. La realtà non potrebbe essere più stridente.
Sul versante europeo è il nulla: 3 miliardi in più per il lavoro per un totale di 9 su base pluriennale. Il nulla appunto, se comparato ai 4.500 miliardi che gli stati europei hanno messo a disposizione delle banche dall’inizio della crisi e ai 25 milioni di disoccupati che affollano l’Europa. Il nulla se comparati a quei 50 miliardi che l’Italia dovrà destinare al rientro del debito secondo il Fiscal Compact, che vanno ad aggiungersi alle manovre Monti e Berlusconi, ed il cui effetto recessivo sarà micidiale per un paese che dall’inizio della crisi ha perso quasi il 9% del Pil, con 3 milioni di disoccupati, altrettanti “scoraggiati” e 600.000 persone in cassa integrazione. Il pacchetto del governo, invece, mentre aggiunge un po’ di incentivi per le assunzioni dei giovani “sparando” la cifra di 200.000 posti di lavoro in più (!), liberalizza senza limiti la precarietà con l’eliminazione di ogni vincolo ai contratti a termine. Notizia occultata da gran parte della stampa.
Nasce in questo quadro la campagna su cui vogliamo caratterizzare la nostra iniziativa nei prossimi mesi, anche attraverso la presentazione di due proposte di legge di iniziativa popolare.
La prima, di modifica costituzionale, vuole eliminare l’impossibilità di sottoporre i trattati internazionali a referendum, per fare in modo che il popolo italiano possa pronunciarsi sui trattati europei, quelli che hanno costituzionalizzato il neoliberismo e il cui ultimo atto è il Fiscal Compact. Diversamente da chi vuole manomettere la Costituzione per cancellarne i contenuti sociali e democratici, questa modifica ha l’obiettivo di difendere e attuare la Costituzione, i cui contenuti sono all’opposto distrutti dalle politiche europee.
La seconda proposta, riguarda un piano per creare lavoro e per la riconversione ecologica e solidale dell’economia: con un nuovo intervento pubblico, la riduzione dell’orario, la redistribuzione della ricchezza. Almeno un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro in 3 anni. Si può? Si può. Con un progetto e con la lotta.
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