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"Expò, le deroghe sul lavoro coprono il vuoto di idee e progetti". Intervista a Muhlbauer
Luciano Muhlbauer, ex consigliere regionale del Prc in Regione Lombardia

Che l’Expò fosse sempre più un grande carrozzone politico-mediatico utile a mungere soldi pubblici era chiaro fin dall’inizio. Ora si aggiunge la speculazione sulla pelle dei lavoratori.
In termini generali pare che sia confermato che Expò sia nient’altro che una foglia di fico per il territorio lombardo.

Un pretesto per fare altre cose?
E’ apparso abbastanza evidente, se guardiano per esempio ai primi cento giorni del presidente Maroni in Regione che non è riuscito a tradurre in pratica un programma elettorale che già non aveva né capo e né coda. Che fine ha fatto la macroregione del Nord mentre nella Lega non riescono a parlarare nemmeno tra di loro? Che fine hanno fatto tutte le buone intenzioni su contrasto alla crisi, occupazione e lotta all’emarginazione sociale? L’unica cosa prodotta è stato uno scontro tra Lega nord e Mantovani area Pdl per accaparrarsi i posti di Regione e negli enti collegati. Ah, poi, c’è stato l’evento a Monza con Napolitano, preceduto da un discorso di Maroni nella sede della Regione

Sull’Expò?
Sì, certo. Un discorso da cui è uscito fuori che qualora i visitatori dell’Expo si fossero ferrmati un giorno in più il Pil italiano sarebbe cresciuto di 5 miliardi in più. Ma ci rendiamo conto? Se tutto il ragionamento su questo evento internazionale va a cascare sulla possibilità che i visitatori si fermino un giorno in più allora vuol dire che siamo nel vuoto più assoluto di idee e progetto. Racconta non solo della cecità degli amministratori pubblici ma anche della mancanza totale di una visione seria e reale sul futuro economico e sociale del Bel Paese in un momento in cui dovremmo imboccare un percorso per uscire dalla crisi.

Chi sta campando di Expò?
Quando si parla di deroghe, a tutti i livelli, da quelle sul lavoro a quelle urbanistiche e amministrative, andrebbe anche detto che intanto i poteri forti e criminali in questa area si sono già prese le loro. Va detto che nessun appalto tra quelli partiti è fuori dall’interesse della magistratura. L’ultimo caso è il primo grosso appalto di oltre 60 milioni di euro. La procura della repubblica sta indagando un direttore del cantiere per turbativa d’asta. Si sono firmati non so quanti protocolli per impedire e prevenire le infiltrazione mafiose negli appalti e puntualmente dopo aver firmato sono partite le indagini della magistratura. Il problema quindi è che a fianco ad un regime di deroga e di emergenzialità va crescendo una pratica di saccheggio della legalità. Se le premesse sono queste quando ci sarà la pressione dell’emergenza chi sarà in grado di controllare questi processi?

Qui non vale la spending rewiev?
Allo stato attuale Expò è un debito per le casse pubbliche. E non è un caso che il sindaco di Milano Pisapia continui a bussare alle porte del Governo. Se oggi prendi il bilancio del Comune, che intanto deve tagliare i servizi deve, scopriamo che oltre 300 milioni di euro sono stati dirottati sull’ Expò.

Torniamo alle deroghe…
L’Expò è un pretesto per fare altro, evidentemente. E’ il grande pretesto per deroghe in tutti i settori. In tutto il territorio lombardo in nome dell’Expo da anni si continuano a chiedere deroghe per ogni cosa in tutti i settori dall’urbanistica alla viabilità alla pubblica amministrazione. Man mano che si arriva a ridosso diventa sempre più un allarme. Il Commissario straordinario che chiede deroghe e poteri, oggi arriviamo alle deroghe sul lavoro. Già adesso con il decreto di Letta come aveva denunciato Alleva si va ai contratti a termine. E poi c’è una evidente anomali procedurale.

Quale?
Mi chiedo, ma se serve solo per l’Expò allora questa vicenda delle deroghe si dovrebbe discutere tra le parti scoiali a Milano. E invece si discute a Roma, con le rappresentanze sindacali nazionali. E Sacconi, intanto, ci aggiunge di allargare la deroga a tutto il territorio nazionale. Da notare che anche qui il presidente della Confindustria chiede la stessa cosa.

Si ripropone il tema di un attacco frontale al salario e ai diritti per uscire dalla crisi.
Deroghe al lavoro perché è evidente che di fronte all’assenza di proposta politica l’unica proposta in campo è qualche grande evento e tanta flessibilità del lavoro. E’ rappresentativa di un tempo e di una politica che l’unica cosa che sa dire è che per uscire dalla crisi bisogna comprimere diritti e salario. C’è la tendenza generale che tende a restringere sempre di più il salario e i diritti. E il potere negoziale dei lavoratori. Cgil, Cisl e Uil si sono messi su una posizione di cogestione di questo arretramento. Fatto sta che tutto il sindacalismo confederale si è messo su una posizione di difensiva. Il segnale che recepiscono i lavoratori è che non si può fare altro e gli imprenditori sono nella condizione di chiedere sempre di più. Non solo, il Governo Letta ha fatto il decreto in cui il nodo focale è l’estensione della causalità, adesso i rompono quegli stessi limiti che si erano imposti. A occhio e croce ci sta che la causalità verrà estesa e le deroghe agiranno a livello aziendale.

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