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Misericordia di Pisa, vertenza ad un punto morto. L'appello dei Cobas agli enti locali
La vicenda Misericordia di Pisa, che ha messo in esubero circa 40 lavoratori dei servizi sociali, è a un punto morto, caratterizzata da polemiche e scontri che non risparmiano i poteri economici e politici cittadini. Proviamo allora a capirci qualcosa senza perdere di vista il solo obiettivo da perseguire, ossia la difesa dei posti di lavoro e dei servizi. Per questo abbiamo intervistato Federico Giusti dei Cobas che ha seguito la vertenza fin dall'inizio.

A che punto siamo?
Misericordia Pisa ha accumulato un debito di quasi 12 milioni di euro ma non abbiamo alcun documento che attesti le singole voci del debito. Come può acccadere ciò a una Onlus? Intanto, per quanto eclatante, non si tratta di un caso isolato e nel panorama lavorativo e imprenditoriale il ruolo svolto dalle cooperative e dalle onlus prevarica quelli che erano i loro tradizionali confini. Esistono cooperative di migliaia di addetti che operano egemonicamente sul mercato, associazioni temporanee di impresa costruite ad arte per vincere le gare di appalto, gare che presentano aspetti controversi. Ti faccio un solo esempio: se un ente pubblico , nel bando,scrive che un centro di cottura dovrà distare sol 20 km dalla scuola più lontana, è come se tu avessi già deciso quale cooperativa\ati vincerà l'appalto. Le cooperative sono funzionali ad un meccanismo capitalistico perchè pagano meno tasse e possono sfruttare i loro dipendenti con il ricatto che se decadi da socio rischi anche il posto, le onlus agiscono dentro la privatizzazione strisciante dei servizi socio sanitari partecipando a convenzioni con ospedali e società della salute per gestire il trasporto disabili o quello interno agli ospedali. Queste convenzioni sono ormai costruite sul volontariato, meglio sarebbe dire su falsi volontari perchè se stai a disposizione per 10 ore al giorno almeno un rimborso spese lo prendi.

Un modello che aderisce a quanto sta accadendo alla Misericordia?
Non è vero, come sostengono alcuni, che ha assunto troppi dipendenti; anzi, le assunzioni clientelari ci sono state ma il debito è causato dall'acquisto di una faraonica e inutilizzata sede, e dagli interessi contratti con le banche, dalla incapacità (voluta) di non prendere nuovi servizi che portano anche introiti di cassa. Ci sono pendenze sono con le banche e anche con Inps e Inail, all'Inps chiediamo lumi sul versamento dei contributi previdenziali, senza poi dimenticare, a mo' di esempio, quei lavoratori della cooperativa Fratellanza, oggi dipendenti di Misericordia visto che a detta dei legali la loro situazione era fuori dalla legalità e la Onlus non poteva che assumerli tutti cosa che poi ha fatto anche per le nostre iniziative. Ebbene, questi lavoratori da un anno attendono il pagamento delle spettanze su cui nel frattempo stanno pagando le tasse.

Lavoratori contro volontari?
Manco per sogno, la storiella del volontariato poi è un autentico specchietto per le allodole perchè il numero dei volontari, a causa della crisi, diminuisce in tutte le associazioni e , ironia della sorte, il servizio in maggiore perdita, il 118 e le ambulanze, viene salvaguardato mentre altri servizi più redditizi sono erroneamente smantellati. Bisogna sempre distinguere il volontariato vero da quello falso (dei rimborsi spese) ed è bene precisare che certe attività non possono svolgersi se non con un certo numero di dipedenti.

Qual è il ruolo della chiesa di Pisa?
La Misericordia vuole vendere l'immobile del Cep ad un prezzo difficilmente compatibile con le odierne valutazioni del mercato immobiliare, il contenzioso con i Salesiani sul terreno dove sorge la sede (l'accordo tra loro prevedeva un uso sociale del terreno che poi Misericordia ha dimenticato) doveva essere risolto già da tempo, con l' intervento dell'Arcivescovo che di fatto non è mai avvenuto. Il ruolo della Chiesa pisana è determinante perchè di misericordioso questi signori hanno poco o nulla visto che nessun dipendente è stato ricollocato in rsa e cooperative di area cattolica, il vescovo sostiene di non volere i licenziamenti ma poi dà mandato ai vertici della Confraternita di licenziare quasi 40 dei 65 dipendenti. Attorno a Misericordia si stanno agitando attenzioni e interessi economici ma le posizioni non sono assolutamente chiare, nel frattempo il personale, da due mesi, è senza stipendio e con la fine dei contratti di solidarietà sono stati annunciati quasi 40 esuberi.

E gli enti locali che dicono?
Abbiamo chiesto a Provincia e Comune di mettere tutti i soggetti attorno ad un tavolo istituzionale perchè ciascuno concretizzi la propria offerta. A distanza di dieci giorni non abbiamo ricevuto risposta e il senso di responsabilità da molti invocato dovrebbe indurre le istituzioni (a partire dal prefetto) a trovare soluzioni che salvaguardino posti di lavoro e servizi. Non abbiamo molto tempo a disposizione, per questo ci appelliamo a prefetto, presidente della Regione sindaco e presidente della Provincia perchè convochino a inizio settimana tutti i soggetti ad un tavolo per individuare soluzioni concrete a difesa dei posti di lavoro. Se il nostro appello non dovesse essere accolto, riterremo le istituzioni locali responsabili della distruzione di posti di lavoro e servizi.

Qual è la situazione tra i lavoratori?
Una parte dei lavoratori ha tenuto in piedi un presidio permanente davanti alla Misericordia, ora c'è stanchezza e paura. A questo presidio, alle manifestazioni cittadine Cgil Cisl Uil e Ugl non hanno mai partecipato, se prima erano egemoni in Misericordia rinunciando alla lotta hanno perso quasi tutti i loro consensi. I vertici di Misericordia devono poi spiegare alla cittadinanza per quale ragione a proposte che salvaguarderebbero l'occupazione e i servizi non sia stata fornita risposta alcuna.

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