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Lotta dura nella grande ristorazione contro il contratto ammazzadiritti

Niente più scatti di anzianità, riduzione delle ore di permesso retribuite, abolita la quattordicesima - quella che serve per andare in ferie e sostenere l'economia oppure per pagare i debiti - revisione in senso restrittivo del calcolo del periodo di malattia retribuito dall'azienda, blocco degli aumenti salariali fino al 2015. Non è uno scenario di fantasia ma la proposta da incubo avanzata dalla F.I.P.E. (la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, che comprende alcune grandi aziende come Autogrill, Mc Donald's, Chef Express) a tutti i sindacati che sabato scorso, per tutta risposta, hanno scioperato unitariamente su tutto il territorio nazionale. A Roma si sono toccate punte del 90% di adesioni, e questo nonostante la pressione psicologica di tutta la parte padronale sulle maestranze: ad esempio Venerdì Mc Donald's ha fatto partire una lettera per nulla distensiva alle sue lavoratrici e lavoratori, con la quale si invitavano tutte-i al più classico dei ripensamenti, motivandolo con il solito rischio della riduzione del volume d'affari causa sciopero ( una ovvietà): “la protesta che colpisce le attività aziendali facendoci perdere ulteriore fatturato specialmente durante il mese di Agosto in cui a Roma c'è una forte presenza turistica”. Se la perdita generalizzata di milioni di posti di lavoro – che chiaramente si ripercuote negativamente sui consumi ed i volumi d'affari anche degli esercizi commerciali alimentando nuova disoccupazione – invece di stimolare politiche industriali innovative e di sostegno a salari e diritti, genera mostri disperati che tentano soltanto di mantenere inalterate le loro quote di profitto, è perche il capitalismo italiano continua a rimanere straccione, e non riesce proprio a ripensarsi se non distruggendo le vite degli altri: l'unità sindacale nello sciopero, al di là delle sigle d'appartenenza, dimostra ancora una volta che è possibile opporsi con successo a questa barbarie sociale.

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