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"Ci sono almeno 40mila pensioni sopra i 90mila euro". Intervista a Damiano
Un altro intervento sulle pensioni sembra profilarsi all’orizzonte. In parte connesso anche con la partita del pubblico impiego. Cosa bolle in pentola?
Ho chiesto con Brunetta una cabina di regia del governo perché bisogna avere una visione di medio periodo sugli interventi da fare, guai se ci fosse una politica dei due tempi; ovvero, adesso soddisfiamo le esigenze del centrodestra con l’Imu, e poi in un secondo tempo vedremo se si può fare qualcosa sulle emergenze sociali: non è accettabile. Per questo chiedo che il governo elenchi l’insieme delle priorità. Il Pd quindi deve far sentire la sua voce e sottolineare i contenuti. Tra questi oltre alla cassa integrazione c’è il tema delle pensioni.

Giovannini dice che non sarà una controriforma. Di per sé non è molto rassicurante…
Ho visto che Giovannini è tornato a parlarne dice che non si tratta di farne una controriforma. Non mi soffermo sulle parole ma è chiaro che alcune normative, per esempio la riforma Fornero, devono essere corrette. Ci sono almeno tre punti: il primo è quello dei cosiddetti esodati. Questo problema va risolto. Secondo me si sbaglia se si torna a fare dei numeri. Perché i numeri sono ingannevoli. Bisogna però partire con i criteri in base ai quali coloro che hanno rinunciato al lavoro, o sono usciti, entro il 31 dicembre del 2011 hanno diritto ad accedere con le regole ante-Fornero. Del resto, abbiamo già costituito un fondo al tempo del governo Monti. Il secondo punto è che per chi è entrato in una situazione di difficoltà a partire dal 2012 bisogna trovare soluzioni più flessibili e graduali di uscita rispetto alla rigidità della riforma Fornero. La nostra proposta prevede con 35 anni e l’8% di penalizzazione di andare in pensione nel tempo giusto. Del resto, di queste cose ne ha parlato anche Letta nel momento di insediarsi. Su questo punto noi non vogliamo rinunciare. Il governo faccia le proposte e noi le ascolteremo.

Che numeri produce questa impostazione?
Non ho numeri. Però l’anticipo proposto porta ad uscire quattro anni prima. Il succo è offrire al lavoratore la possibilità di una scelta. Inoltre nella nostra proposta si fissano i 41 anni per uomo e donna come strumento che consente di andare in pensione senza penalizzazione e indipendentemente dall’età anagrafica.

Parlavi di tre punti prioritari…
La terza questione è quella delle ricongiunzioni, tra Inpdap e Inps, ovvero tra pubblico e privato. La ricongiunzione deve tornare ad essere gratuita, evitando che ci siano lavoratori che traggano dei benefici. La norma l’ha voluta Berlusconi che ha reso voleva impedire che le donne utilizzassero l’escamotage della ricongiunzione per avere trattamenti più vantaggiosi.

Sulle pensioni d’oro, finalmente a tema, ognuno ha la sua formuletta, che vuol dire in soldoni il suo orticello da difendere.
Secondo me un intervento sulle pensioni d’oro è possibile, perché oltre i 90 mila euro all’anno, ci sono 20mila nel privato e altrettanti nel pubblico. Pensare poi che le pensioni altissime diano un contributo di solidarietà non sarebbe male. Nel rispetto delle sentenze, si può provare con un adeguamento del calcolo oppure il congelamento strutturale dell’indicizzazione. Risorse che se vengono risparmiato devono tornare alla previdenza aumentando le pensioni basse.

La riforma della previdenza torna utile soprattutto per il pubblico impiego, o no?
Possono essere regole universali che valgono per tutti. Il governo esclude i prepensionamenti, però. Infatti, la mia proposta va in q uesta direzione. I paradossi che si sono creati è che chi vuole restare viene mandato in pensione e chi vuole andar via lo vogliono trattenere. Detto questo, è chiaro che noi dobbiamo affrontare la questione dei precari e del turn over. Al 31 dicembre scade l’ennesima proroga. E non si possono fare altre proroghe. La questione va risolta come al tempo del governo Prodi con un mix di potenziali assunzioni tra precari e vincitori di concorso. Bisogna poi utilizzare tutti gli spazi esistenti dai pensionamenti anticipati.

E dallo spaventapasseri della mobilità…
Nel pubblico impiego, la mobilità da ufficio a ufficio nella pubblica amministrazione non deve spaventare. Torino quando in Fiat c’era il calo di mercato nell’auto e crescita nei veicoli industriali facevamo accordi per trasferire lavoratori dell’auto all’Iveco. Nessuno si è mai lamentato.

Sì, ma questa tanto sbandierata stabilizzazione dei precari rischia di avere tempi biblici ed effetti ridotti.
Beh, intanto cominciamo. Bisognerà procedere per gradi. Cominciamo a dare una soluzione però.

Intanto però D’Alia vuole firmare una grande ristrutturazione del settore…
Cosa dovremo ancora fare nel pubblico impiego dopo il blocco dei contratti si tratta piuttosto di aprire i tavoli di trattativa per adeguare le normative e gli aumenti a partire dal 2015, non vedo altri interventi drastici. Certo, bisogna sfoltire con misure consensuali.

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