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Marcinelle, Boldrini alla commemorazione in Belgio: "Senza diritti si muore"

L'8 agosto del 1956, alle 8,10 del mattino, nella miniera di carbone di Marcinelle, in Belgio, una gabbia parte dal punto d'invio 975 del pozzo d'estrazione con un vagoncino male agganciato. Ha inizio la tragedia che vedra' la morte di 262 minatori su 274 presenti, 136 dei quali italiani, 95 belgi, 8 polacchi, 6 greci, 5 tedeschi, 5 francesi, 3 ungheresi, un inglese, un olandese, un russo e un ucraino. Soltanto 13 superstiti vengono tirati fuori il primo giorno dopo un incendio di proporzioni mai viste nelle gallerie della miniera. L'interminabile attesa dei familiari continua in ogni modo fino al 22 agosto, quando i soccorritori pronunciano le fatidiche parole "Tutti cadaveri". Nel 1956 fra i 142 mila minatori impiegati, 63 mila erano stranieri e fra questi 44 mila erano italiani.

"Oggi – ha dichiarato Laura Boldrini, presente a Marcinelle per le commemorazioni, in polemica con alcune dichiarazioni dell'ad di Fiat Sergio Marchionne - c'è chi dice che nel 2013 di soli diritti si muore, nonostante si continui a perdere la vita per la mancanza di diritti e tutele, ma è senza diritti che si muore, allora come oggi, ed è questo che ci ricorda Marcinelle". Insieme alla presidente della Camera, una folta delegazione di parlamentari italiani eletti all'estero. "Il modo migliore per onorare la memoria degli italiani nel mondo caduti sul lavoro è far sì che l'Italia si renda protagonista di una svolta culturale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro", ha sottolineato Laura Garavini, componente dell'ufficio di presidenza del Gruppo Pd alla Camera. "Onorare il ricordo della sciagura di Marcinelle - ha aggiunto - vuol dire anche rilanciare il nostro impegno per la difesa dei diritti di ogni migrante nel mondo e agire concretamente per togliere all'Italia l'indecente posizione di Paese fra i più insicuri d'Europa".

La tragedia di Marcinelle, di cui ricorre il 57mo anniversario, rievoca anni bui della storia d'Italia. Dopo la Liberazione, la necessita' di una ricostruzione industriale porta il governo belga a lanciare la 'battaglia del carbone'. La prima volonta' delle autorita' e' quella di evitare di ricorrere alla manodopera straniera, ma ben presto si comprende che l'obiettivo non potra' mai essere raggiunto contando unicamente sulla manodopera belga. Il Belgio si rivolge all'Italia, che esce esangue dalla II guerra mondiale dopo 20 anni di fascismo. Il protocollo di intesa italo-belga del 23 giugno 1946, concordato e sottoscritto da De Gasperi, prevede l'invio di 50.000 lavoratori italiani in cambio della fornitura annuale di un quantitativo di carbone, a prezzo preferenziale, compreso tra due e tre milioni di tonnellate. Per convincere gli uomini a lavorare nelle miniere belghe, si affiggono in tutta Italia manifesti che presentano unicamente gli aspetti allettanti di questo lavoro (salari elevati, carbone e viaggi in ferrovia gratuiti, assegni familiari, ferie pagate, pensionamento anticipato). In realta', le condizioni di vita e di lavoro sono veramente dure. All'arrivo a Bruxelles, comincia lo smistamento verso le differenti miniere, dopodiche' i lavoratori vengono accompagnati nei loro 'alloggi', le famose 'cantines': baracche, insomma, o 'hangar', gelidi d'inverno e cocenti d'estate, veri e propri campi di concentramento dove pochi anni prima erano stati sistemati i prigionieri di guerra. La mancanza di alloggi convenienti, previsti peraltro dall'accordo italo-belga, impedisce alla maggior parte dei minatori il ricongiungimento con la propria famiglia. Trovare un alloggio in affitto e' infatti quasi impossibile all'epoca. I racconti che arrivavano dal Belgio erano terrificanti. Tanto che ad un certo punto le autorità “blindarono” i convogli di “braccia” che partivano dall’Italia.

Senza contare la discriminazione. Spesso sulle porte delle case da affittare, i proprietari scrivono a chiare lettere 'ni animaux, ni etranger' (ne' animali, ne' stranieri). Un'integrazione difficile, dunque, a cui si sommano le condizioni di lavoro particolarmente dure e insalubri, nonche' le scarse misure di igiene e sicurezza. Tra il 1946 e il 1955, quasi 500 operai italiani trovano cosi' la morte nelle miniere belghe, senza contare il lento flagello delle malattie d'origine professionale. La piu' pericolosa di queste e' la silicosi, causata dalle polveri della miniera che, depositandosi nei polmoni, crea insufficienze respiratorie.

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