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Stragi in Bangladesh, Benetton e Piazza Italia ignorano richiesta di risarcimento
Non hanno risposto. Questa mattina a Ginevra si è cominciato a discutere dei risarcimenti per le vittime delle due stragi sul lavoro che hanno sconvolto il Bangladesh nell’ultimo anno: il rogo nella fabbrica tessile della Tazreen Fashion Limited e il crollo del complesso manifatturiero del Rana Plaza, entrambi nella capitale Dacca. Loro, Benetton Group e Piazza Italia, le due aziende italiane che si rifornivano in quei laboratori in cui la manodopera costa poco, le t-shirt niente e la vita umana ancora meno non hanno risposto all’invito delle organizzazioni a sedere ad un tavolo e parlare dei risarcimenti per le famiglie degli operai morti. Oggi e domani a Ginevra, sotto la supervisione dell’International Labour Organization, incrociano gli sguardi il sindacato internazionale IndustriALL Global Union e i rappresentanti delle 12 aziende che hanno deciso di assumersi le loro responsabilità: dalla britannica Primark alla francese Camaieu, dalla tedesca Kik Textilien alla canadese Loblaw. Dodici sulle 41 cui il sindacato e la Clean Clothes Campaign avevano lanciato l’appello. Per discutere dei 58 milioni di euro che dovrebbero risarcire le famiglie delle oltre 1.200 vite perse nelle due tragedie.

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