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A cinquant’anni da The Making of the English Working Class, di Edward P. Thompson (1963-2013)

Nel 1963 uscì in Inghilterra il libro di Edward P. Thompson, The Making of the English Working Class. Quando l’autore morì, nel 1993, Eric Hobsbawm scrisse che si trattava con ogni probabilità del libro di storia più influente pubblicato in inglese dopo la seconda guerra mondiale1 . Dovendo presentare il libro, vengono in mente molte questioni: i modi di scrivere la storia e di trattare le fonti d’archivio, i rapporti tra storiografia e scienze sociali, il contesto appropriato all’analisi dei materiali folclorici, l’utilità della categoria di “economia morale” e così via. Prenderò in esame pochi aspetti che mi auguro possano essere utili in una sessione che si presenta come «Storici al lavoro. Omaggio a Eric Hobsbawm» in un convegno dal titolo «Ascoltare il lavoro». Per cominciare, riassumo i principali argomenti del libro, soffermandomi su alcuni dei suoi obiettivi polemici storiografici e politici, legati al giudizio sulla rivoluzione industriale. Dopo aver portato qualche esempio sul modo con cui Thompson fa ricerca storica e invita a discutere le categorie utilizzate, approfondirò l’uso del termine “classe”, nel senso di “classe operaia”. Ripercorro quindi la biografia politica e storiografica di E.P. Thompson, in particolare in rapporto con il marxismo. Nelle conclusioni, tra tutti i numerosi temi storiografici aperti dal libro, ne indicherò uno, legato a una prospettiva transnazionale. Vent’anni fa Edoardo Grendi scrisse che studiare il rapporto di Edward P. Thompson con la tradizione marxista, occupandosi quasi esclusivamente di The Making of the English Working Class, rifletteva un’impostazione “ormai parrocchiale” e “un po’ uggiosa”2 . Spero di dimostrare che non è così.


continua (il resto del saggio lo trovi qui

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