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"In Cgil gruppi dirigenti d'accordo per un congresso finto". Intervista a Giorgio Cremaschi
Da pochi giorni sono iniziate le assemblee nei luoghi di lavoro sui documenti del prossimo congresso della Cgil. La posizione di Landini cambia il quadro perché a questo punto l’opposizione frontale alla segreteria è rappresentata dal documento alternativo "Il sindacato è un'altra cosa". Il punto è che sembrate deboli per portare un attacco…
Abbiamo fatto questo documento con compagni della rete 28 aprile e di altre aree della Cgil. Certo, sapendo che era una operazione molto difficile, visto che intanto il gruppo dirigente si era messo d’accordo per cancellare i dissensi.Del resto se c’è un segnale profondo della crisi è l’accordo Camusso-Landini proprio sul congresso. Siamo a livelli mai raggiunti nel passato. Sostanzialmente si sono messi d’accordo su un congresso finto rinviando sine die le questioni comunque aperte tra di loro. E’ il segno di una crisi profondissima.

In che senso?
Nel senso che con questo congresso ci sarebbe stata la necessità di fare il punto sulla sconfitta sindacale maturata in questi anni. E invece il messaggio vero che danno i gruppi dirigenti è che si va avanti così. Intanto si tace o si fanno aperture inaccettabili sul job act che come ha scritto Dino greco è una porcata reazionaria.

Rimane il punto che il documento alternativo non appare all’altezza per le forze di cui dispone.
Siamo un piccolo antidoto. Non abbiamo praticamente funzionari. Fidiamo sui tanti lavoratori e pensionati che non sono d’accordo su come va oggi la CGIL. Non eravamo previsti. Se non ci fossimo stati noi l’operazione sarebbe stata perfetta per un congresso-non congresso, dove tutto si sistema tra correnti e sottocorrenti in relazione a quello che sta accadendo nel partito democratico. Per questo ci pongono ostacoli ovunque.La disabitudine alla democrazia cresce. La Cgil è da un po’ che non ha un confronto con gli iscritti. Pensa che sull'accordo del 31 maggio, esaltato nel documento di maggioranza, gli iscritti non son stati consultati e neppure informati. Quindi non solo il nostro, ma nemmeno un vero ruolo degli iscritti era previsto nel congresso. E i primi congresso registrano un partecipazione bassa..

Qual è la vostra posizione rispetto agli emendamenti?
Non sempre ho capito cosa chiedono gli emendamenti. Né l’hanno spiegato i loro presentatori. Voglio sottolineare che alcuni emendamenti più radicali sono stati respinti da Camusso che ha accettato solo quelli compatibili con il suo documento. C’era quello sul ritorno alla pensione retributiva che è stato cassato dalla maggioranza. Quello che chiede Landini sulla riduzione di orario fa parte della storia della Cgil che poi non ha mai fatto niente. La sanità integrativa regionale è inaccettabile. Gli Emendamenti sono contraddittori tentativi di riduzione del danno. A me sembrano fatti non per incidere ma per far vedere che ci sono le cosiddette sensibilità, cioè le correnti di palazzo.

Si è molto discusso sulle nuove posizioni della Fiom, non credi che sia tornata a fare il sindacato e basta?
No. In tanti anni di esperienza Fiom ho visto diverse linee politiche prevalere. Negli anni 80 ero a Brescia ed eravamo considerati una anomalia estremista a volte anche in FIOM. All'inizio degli anni 90 la FIOM fu guidata da una maggioranza riformista con Vigevani e Damiano. Ci fu poi l’avvento di Sabattini con il quale a volte sono stato in conflitto, ma che decise di andare a Genova nel 2001, contro la Cgil. Nel tempo e con forti contrasti si è costruita una collocazione della FIOM diversa rispetto alla Cgil. Landini ha guidato il percorso opposto. Nel corso di qualche anno ha riportato la Fiom nella vecchia maggioranza della Cgil. E lo ha fatto nel momento in cui il bilancio del sindacato è pessimo. Credo però che la Fiom abbia una sua materialità che nessuno può cambiare. Una dialettica tra la Fiom e la Cgil ci sarà sempre, anche quando i gruppi dirigenti di mettono d'accordo.

Però Landini ha detto dei no importanti…
Ne ha detto uno, e il suo successo pubblico vien tutto da quel no. Landini è sempre stato un uomo di apparato. Tanto è vero che prima di diventare segretario generale non c’è un suo atto politico di dissenso, di rottura con le posizioni prevalenti in Cgil. Per questo mi son battuto contro la sua elezione a segretario generale. Pensavo che fosse l'interprete di una voglia di normalizzazione che circolava nella FIOM. Una parte dell'organizzazione pensava che la gestione Rinaldini-Cremaschi si fosse spinta troppo in là nella distinzione dalla CGIL. C’era un spinta a rientrare senza dover pagare il prezzo delle abiure. Landini è stato eletto con questo spirito. Invece ha subito incontrato la vicenda di Pomigliano, dove ha avuto l’abilità e lo spirito di dire il suo unico vero no. Un no che si è incontrato con un sentimento generale. Allora mi venne il dubbio di essermi sbagliato. Si dice dei cardinali che quando diventano papi cambiano perché su di loro scende lo spirito santo. Ecco ho pensato che Landini, benedetto dallo spirito della lotta di classe, fosse cambiato. Invece no. Usando proprio il grande prestigio acquisito col no di Pomigliano ha riportato la FIOM a dire si alla politica di Susanna Camusso. E lo ha fatto anche con autoritarismo. E' stato destituito per dissenso Sergio Bellavita e oggi quella della FIOM è l'unica segretaria nazionale in cui non c'è alcun pluralismo.

Quando si è interrotto secondo te l’incantesimo?
Già con l’accordo su Bertone, da li è cominciato un percorso fino all'accordo del 31 maggio scorso, accordo che impone quella esigibilità che la FIOM aveva respinto a Pomigliano. Io invece penso che quei pochi mesi in cui la FIOM nelle piazze, più che nei talk show, aveva mostrato in concreto a tanti che si può osare, quei mesi restano un esempio e un modello. Bisogna ricostruire il sindacato di lotta, non quello degli accordi a tutti i costi.

Una operazione non da poco…
O si fa così o non se ne esce. Davanti abbiamo la prospettiva di una Cgil che non conta più nulla. Firma solo accordi in perdita e subisce tutto. Vogliamo o no dirci che non aver lottato contro la Fornero e contro il taglio all'articolo 18 e contro l austerità ha messo la CGIL fuori gioco e danneggiato tanto i lavoratori? Bisogna riconoscere che la Cgil in questi quattro anni ha sbagliato tutto.Altro che i documenti comuni con la confindustria e il collateralismo a Renzi.

Parli dell’indipendenza dal Pd, non sarebbe letale per la Cgil a questo punto?
L’indipendenza dal Pd è un nodo centrale del ragionamento. Non puoi essere contro l’austerità e nello stesso tempo appoggiarti al partito che in Italia è il garante e l’esecutore di quella linea di massacro sociale. Faccio una domanda brutale così ci capiamo: cosa chiede la Cgil? Nessuno sa convintamente rispondere a questa domanda. Pensioni?Orario? Salario? Condizioni di lavoro? Qual è la rivendicazione della Cgil? Il ruolo del sindacato ormai è solo quello dell’adattamento.

Cosa dovrebbe fare la Cgil allora?
Ripartire dalla verità sulle sconfitte subite, ricominciare a chiedere, rompere con i palazzi del potere politico ed economico e mandare ai lavoratori un segnale di speranza e non di rassegnazione. Sburocratizzarsi e democratizzarsi. E rimettere nel suo vocabolario una parola vera : sfruttamento. Basta con le parole false come competitività, produttività, flessibilità, mercato. Per quelle c'è già Renzi.

 

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