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"In piazza per dire no a privatizzazioni e peggioramento di salario e lavoro". Parla Micaela Quintavalle

Il 20 gennaio gli autisti del trasporto pubblico a Roma per dire no alla privatizzazione e per ottenere condizioni di lavoro quanto meno dignitose. Un percorso nato sull’onda della rabbia, si è però consolidato e dopo pochi mesi ha prodotto un movimento nazionale.
A Roma vedremo l’unione degli autoferrotranvieri, dei lavoratori e basta insieme ai cittadini, ovviamente. Siamo lavoratori e basta. Forse è proprio per questo motivo che siamo riusciti a fare tutta questa strada. Per consolidare la trasparenza e la forza di questo assetto abbiamo dovuto dire anche dei no a realtà importanti organizzate che volevano venire a sostenere la nostra battaglia, come i movimenti del diritto alla casa. Dico loro, manifestate per cose giuste, ma il 20 in piazza non ci devono essere bandiere. Addirittura l’unico momento in cui compare il nome del sindacato è sulle carte presentate in questura. Noi di “Cambia-Menti”, l’associazione spontanea nata nelle rimesse dell’Atac, non andremo nemmeno con la nostra bandiera. Non c’è uno sciopero e tutto è fatto in modo autorganizzato.

Chi verrà dal resto d’Italia?
Da Pisa, da Livorno, da Torino e da Genova, innanzitutto. Sono le città che si sono mobilitate con maggior forza in questo periodo. Ma ce ne sono almeno una trentina tra grandi e piccole. E tutti sono decisi a fare il coordinamento. Fare una confederazione è un po’ difficile. E’ invece possibile il coordinamento.

Le parole d’ordine?
La manifestazione viene fatta con il no alla privatizzazione e il rinnovo del contratto nazionale. Poi ci sono dei punti che riguardano il rinnovo della flotta, che ormai ha una media di più di nove anni. Le assunzioni, poi, attribuendo una corsia preferenziale agli interinali. Non va dimenticato un vecchio cavallo di battaglia delle organizzazioni sindacali, ovvero la parità di salario a parità di mansione. Discorso che poi è rimasto sulla carta. Poi il fatto che ci sono troppi dirigenti e quindi serve una profonda riorganizzazione della struttura interna. Con una buona formazione tutti possono portare un mezzo, questo lo dovrebbe sapere anche il sindaco di Roma Marino.

Già, la politica. Sembra un po’ tenersi a distanza dal nodo dei trasporti pubblici, salvo poi favorire questa o quella cordata nel grande affare delle privatizzazioni.
La politica ormai sembra indirizzata all’idea che il pubblico è inefficiente e invece non è vero. Mettendo le persone giuste che hanno interesse a salvaguardare i cittadini è possibile dare un ottimo servizio.

Voi invece avete colto l’occasione della lotta per tentare di aprire un fronte con i cittadini.
Noi ci rendiamo conto di quello di cui i cittadini hanno bisogno. Tutti i giorni viviamo con loro quello che vuol dire l’uso dei mezzi pubblici. Abbiamo un sito sul quale siamo pronti a raccogliere le idee dei cittadini. E nello stesso tempo chiediamo che i cittadini capiscano le esigenze del lavoratore. I sindacati non lo fanno più perché dialogano solo con l’azienda.

Che tipo di sindacato avete in mente?
Un sindacato pulito e diverso, soprattutto quando si tratta di far decidere i lavoratori. La nostra esperienza si è consolidata ormai. Molti colleghi non vedono l’ora di aderire. Quando è nato pensavo a un gruppo che stesse con il fiato sul collo dei sindacati. Ma il 16 dicembre in assemblea è venuta fuori l’esigenza di puntare al tavolo delle trattative. I sindacati più piccoli vogliono fare le lotte con noi ora. La nostra struttura è molto semplice, e prevede, un autista per rimessa, in tutto 23 persone. I membri del direttivo sono portatori della volontà della propria rimessa. Non firmeremo nessun accordo se prima non avremo parlato con tutti i soci del sindacato. Niente privilegio e tanto sudore della fronte, quindi. A differenza delle altre sigle lavoreremo la domenica. Stiamo partendo con le adesioni. Da qui a quindici giorni potremo avere una idea precisa. La speranza è tanta. L’idea è di prendere il buono di tutte le sigle sindacali con un taglio fortemente diverso. A me piacerebbe fare il sindacato come lo faceva mio padre in Cgil. Quei tempi sono passati, però. Dobbiamo ridare fiducia ai lavoratori e fare in modo che la loro mobilitazioni e il loro impegni diventi un valore per tutti.

Qual è stata la reazione dell’azienda?
Ovviamente non stanno a guardare. Chi ci vuole contrastare usa di tutto. L’altro giorno hanno sanzionato un collega che si è rifiutato di partire con gli stop non funzionanti. In questi mesi ci sarebbe piaciuto che la Cgil ci avesse tutelato. E invece non è andata così.

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