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"Un errore da parte della Cgil l'appuntamento del 27 ottobre con Renzi". Intervista a Roberta Turi (Fiom)
A Milano abbiamo visto sfilare la Fiom contro il summit Ue sul lavoro, e a fianco studenti e precari. Insomma, quello che dovrebbe fare un sindacato in questo momento, provare a mettere insieme gli sfruttati.
Assolutamente sì. Non c’ero l’altro giorno in piazzale Lotto. Stavo seguendo una vertenza. Per quello che ho potuto raccogliere, l’iniziativa è andata anche oltre le aspettative. Oggi il sindacato ha difficoltà a mobilitare le persone a causa anche del sentimento di disillusione e sfiducia che serpeggia tra la gente e per responsablità del sindacato stesso, che sembra non essere più quel punto di riferimento che era fino a pochi anni fa. Nonostante questo, e forse proprio perché c’era la protesta contro il summit, abbiamo ancora una volta registrato un malcontento che sta montando. E devo dire che il consenso a Renzi sta calando perché la gente si sta rendendo conto che non c’è niente di concreto oltre ai proclami e agli annunci. C’è la consapevolezza che sia molto, troppo, vicini al punto di rottura. E intorno il disagio per tutta questa situazione sta crescendo. Voglio aggiungere che quell’iniziativa è stata organizzata in pochi giorni con centri sociali e studenti.

Quel passaggio di Landini sulle fabbriche da occupare ha scandalizzato molti benpensanti…
Hanno partecipato anche tanti lavoratori metalmeccanci proprio grazie allo sciopero. E chiaramente Landini parlando a nome di tutta la categoria ha messo in evidenza che siamo arrivati a un punto tale che non solo si continua a licenziare e a chiudere, e quindi che è una balla colossale che in Italia non si possa licenziare, ma che Renzi viuole portare lo scalpo dell’articolo 18 pensando che in questo modo l’Europa e Merkel gli diano quella piccola flessbilità di bilancio di cui ha bisogno come il pane. L’austerity ci ha fatto ammalare di più e quindi c’è la necessità di invertire le politiche seguite fin qui. Quello che dice Renzi è una balla perché non solo lo scalpo dell’Art. 18 sarà inutile ma è quello che rischia di farci precipitare verso il tracollo. C’è una emergenza occupazione rispetto alla quale occorre fare qualcosa. E sarà quella che farà esplodere le contraddizioni reali. Quando Landini dice che siamo pronti a occupare le fabbriche dice che rispetto a questa emergenza siamo pronti a tutto, perché è la madre di tutte le emergenze. Le fabbriche, contrariamente a quello che pensano alcuni, ci sono ma se continuiamo così chiuderanno.

Il riferimento di Landini è stato proprio alla Thyssen…

La vicenda Thyssen è paradigmatica. Per evitare i licenziamenti la contropartita è ridurre il costo del lavoro sulla pelle dei lavoratori. Insomma, un taglio netto in busta paga. E questo è così dappertutto. Anche su questo abbiamo detto basta. E’ una necessità dire basta. Dobbiamo parlare a tutto il paese, coinvolgere tutto il paese. Pochi giorni fa Landini ha lanciato questa idea dello sciopero al rovescio. Nasce negli anni ’50 dai disoccupati, ed era un messaggio per dare visibilità alla propria lotta facendo lavori utili per il bene pubblico. Volevano dimostrare di essere un soggetto utile. Oggi c’è una parte del mondo del precariato e del mondo dei disoccupati, ma anche dei dipedenti travolti dalla crisi, che vive in qualche modo la stessa condizione.

La Cgil nell’incontro a palazzo Chigi ha ancora dato prova di rimanere stritolata nel gioco politico. Accettare la data del prossimo incontro quando ancora la manifestazione è tutta da fare sembra un suicidio programmato.

Il 25 sarà solo una tappa. Il percorso è lungo. Ed è quindi necessario creare un fronte ampio di lotta.Dall’altra parte, noi tutti dobbiamo prendere atto che la concertazione è morta ed è morta anche per Renzi, e per i renziani, che parlano di uno strapotere del sindacato che non avrebbe consentito le riforme. Nell’incontro che c’è stato non ho capito sinceramente il gioco della Cgil. L’incontro del 27 è stato sbagliato fissarlo da ora e si rischia di compromettere la scadenza del 25 ottobre. Noi abbiamo programmato alcune iniziative. Noi abbiamo il mandato per uno sciopero generale. Il 25 può essere semmai un inizio perché sappiamo benissimo che Renzi è determinato e non ha una opposizione vera. La cgil in qualche modo con l’appuntamento del 27 rischia di farsi un autogole e quindi sarebbe stato non poportuno fissarlo.

Il settore dell’Information technology, quello che segui tu, è nel caos per la crisi o per le scelte sbagliate di qualcuno?
Purtroppo la crisi nel settore nasce a partire dalla privatizzazione di Telecom Italia, la madre di tutte le privatizzazioni che ancora oggi sta facendo danni. La crisi, che si sta aggravando peraltro, ha accelerato il processo. Quello che poi è successo è che rispetto a quel peccato originale non ci sono state le scelte coraggiose di cui c’era bisogno. Intanto, come Fiom continuiamo a dire che nella vicenda Telecom Italia ci sarebbe bisogno di tornare indietro ovvero a una rete pubblica. Ma finora ci sono state molte chiacchiere, così come a proposito dell’agenda digitale italiana. Siamo il fanalino di coda rispetto a tutto perché oltre alle chiacchiere non ci sono stati gli investimenti. Si è parlato di investimenti che poi in realtà sono stati utilizzati per altre finalità. Abbiamo competenze importantissime che si stanno disperdendo all’estero.
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