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La televisione fa male, ai precari che la fanno
Il 70% di chi lavora in radio o tv soffre di depressione, insonnia e ansia. E' solo uno dei dati che emergono dalla ricerca "Stai in onda" curata dalla Slc Cgil insieme all’Associazione Bruno Trentin. La condizione dei lavoratori del settore viene descritta dai lavoratori che hanno partecipato appunto a Stai in onda, la prima ricerca svolta in Italia sui precari del settore radiotelevisivo con l’intento di analizzarne condizioni di lavoro, bisogni e proposte.

La rilevazione si è conclusa a inizio anno e i risultati ufficiali verranno resi questa mattina durante un'iniziativa nella sede nazionale della Cgil alla quale parteciperanno anche il segretario confederale Serena Sorrentino e il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. Un’anticipazione dei risultati è online sul sito di rassegna (www.rassegna.it). I dati raccolti sono allarmanti. “Nelle aziende radiotelevisive – dice Barbara Apuzzo, segretaria nazionale Slc Cgil – operano migliaia di persone che contribuiscono alla creazione e diffusione dei programmi che vediamo e ascoltiamo ogni giorno. Il settore è sempre stato caratterizzato da forme di lavoro temporaneo, ma il ricorso a queste tipologie contrattuali è andato progressivamente aumentando negli anni, mentre le condizioni di lavoro sono diventate sempre più difficili. La realtà quotidiana di questi lavoratori è poco o per nulla conosciuta, sia da parte dei cittadini, sia da parte delle istituzioni, tanto che anche le statistiche ufficiali non consentono di avere una rappresentazione approfondita del settore”. L’obiettivo della indagine non si esaurisce con la denuncia. A un momento di riflessione pubblica sui suoi risultati farà seguito infatti un’azione sindacale volta a scardinare i meccanismi stessi che rendono possibile tutto questo.

Il questionario standardizzato diffuso tra i lavoratori è stato distribuito sia on-line che “sul campo”, e ha indagato i principali aspetti che caratterizzano il lavoro discontinuo e saltuario nelle radio e televisioni italiane: le condizioni di lavoro, gli aspetti economici e retributivi, le difficoltà legate alla condizione di precarietà, gli obiettivi di cambiamento e di miglioramento che gli stessi lavoratori chiedono.
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