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"Lo sciopero generale come impegno per una battaglia di lunga durata". Intervista a Sergio Bellavita
Sergio Bellavita, portavoce nazionale dell'area programmatica in Cgil "Il sindacato è un'altra cosa". Nell'intervista Bellavita chiede alla Cgil di non rispettare più le tregue imposte dalla legge sulla regolamentazione dei diritto di sciopero. 

La Cgil finalmente approda alla dichiarazione di sciopero generale. Come è stato caratterizzato il dibattito?

Camusso ha posto nella dichiarazione di sciopero due temi, la continuità dell’iniziativa, considerando le mobilitazioni del pubblico impiego e del 25 ottobre. E quindi c’è bisogno di una coerenza sul terreno contrattuale e su quello legato alla battaglia politica generale. La discussione su questo è un po’ più complicata perché c’è una pratica nelle categorie che va in un’altra direzione, ovvero verso una pratica unitaria che in questo momento cozza con il discorso sulla coerenza. C’è una macchina imballata che non risponde sempre ai comandi rispetto a quello che il centro chiede.

Il vostro voto?

Noi abbiamo deciso di non votare contro, ma la preoccupazione è proprio sulla questione delle pratiche e delle coerenze. La battaglia contro Renzi non è solo un provvedimento ma un disegno che vuole distruggere il sindacato. Non si può contrastare questo percorso mettendo una data slegata dal dibattito parlamentare. E poi ci sono in questo momento una miriade di vertenze che invece avrebbero bisogno di una regia generale. Abbiamo presentato un ordine del giorno in cui diciamo che la dichiarazione di sciopero generale non è sufficiente e ci vuole un impegno per uno stato di agitazione prolungato. La Cgil non deve rispettare la tregua natalizia. In questa fase si tratta di vincere o di perdere. Dal primo gennaio entra in vigore il Jobs act. Occorre mettere in campo tutto quello che è necessario per impedire al governo di attuare il Jobs act.

Da questo punto di vista la dichiarazione di sciopero di Camusso è piena di “se” e di “ma”.
Una organizzazione che guarda con nostalgia al palazzo della concertazione senza capire che non esiste più, oppure che mette sempre avanti la necessità dell’unità con le altre organizzazioni sindacali non ha un grande futuro davanti. Il corpaccione della Cgil è rivolto dall’altra parte e non vuole rompere con Cisl e Uil. Senza conflitto sindacale non si rimette in moto alcun processo reale. Nella sua realzione Camusso ha più volte detto che non va dato adito a nessuno di pensare che la vertenza si richiami a scenari politici. Siamo in persenza di una Cgil che però continua a sperare in un sommovimento politico. Vorrei ricordare che sia Landini che Camusso hanno messo nelle piattaforme l’accettazione delle tutele crescenti. Noi non siamo disponibili a discuterne.

Qual è il tuo giudizio sull’intervento di Landini all’assemblea indetta alla Sapienza dal Laboratorio dello sciopero sociale?
Assolutamente positivo che tutte le reti di movimento, i centri sociali, il sindacalismo di base sia stato presente al confronto e che si sia invitato Landini. E positivo che Landini l’abbia accettato. Alla domanda se la Fiom si candidi a capo di un fronte antagonista per mettere insieme le forze che vogliono stare contro l‘austerità, Landini non ha risposto. Il passo in più non l’ha fatto. Credo che si possa recuperare, però. Il fatto che li processo va avanti è in questa direzione. Noi, intanto, il 14 novembre chiediamo di scioperare a tutti. Un po’ inverosimile che l’italia sia l’unico paese d’Europa in cui c’è una parte del sindacato, quello di base, con cui la Cgil non parla. E’ un terreno superato dai fatti. In Francia ogni volta si costruiscono dei cartelli enormi di sindacati. E l’unico dialogo è con Cisl e Uil, che invece sono sempre indaffarate a smontare le iniziative.

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