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Jobs act, con la Carta di Nizza la Cgil pronta al ricorso in sede Ue
Contro il Jobs act la Cgil è pronta a presentare un ricorso in sede europea, alla Corte di giustizia, sulla base della Carta dei diritti fondamentali dell'Ue, la cosiddetta Carta di Nizza del 2000. Dopo aver già presentato, in agosto, un ricorso contro il cosiddetto 'decreto Poletti' sui contratti a termine senza causale (sostenendone il contrasto con la disciplina europea perché‚ "scardina" la prevalenza del contratto a tempo indeterminato), ieri il segretario generale Susanna Camusso, proprio nel giorno della sentenza della Corte di giustizia europea sui precari della scuola, ha preannunciato le nuove scelte. "Non sarà l'approvazione della delega in Parlamento che ci ferma rispetto alla scelta di cambiare norme che riteniamo sbagliate". Per questo si valuteranno "tutte le strade". Compresa quella, appunto, di un ricorso all'Ue, a partire dalla volontà di "contrastare il tentativo di abrogare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

"Siamo di fronte ad una manomissione violenta dello Statuto dei lavoratori – ha ribadito la leader della Cgil – ed è un provvedimento che tende ad espellere i diritti dal lavoro". Sono gli articoli 30 e 31 della Carta di Nizza che permettono il ricorso, anche se ovviamente ora si dovranno vedere preliminarmente gli atti giuridici del governo. “Abbiamo bisogno di capire come vengono scritti i decreti delegati, se si decidono nel chiuso delle stanze o se si apre un confronto. Ci sono ancora cose da valutare", ha detto ieri Susanna Camusso. L’articolo 30 della Carta di Nizza riguarda proprio la tutela in caso di licenziamento ingiustificato, affermando che "ogni lavoratore ha il diritto alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali". Mentre l'articolo 31 si riferisce alle "condizioni di lavoro giuste ed eque", stabilendo che "ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose" e che "ogni lavoratore ha diritto a una limitazione della durata massima del lavoro, a periodi di riposo giornalieri e settimanali e a ferie annuali retribuite".
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