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In Sicilia persi 200mila posti di lavoro
“In Sicilia il mondo del lavoro è stato devastato in maniera pesante. Dall’inizio della crisi abbiamo perso 200 mila posti, interi settori sono stati azzerati, l’apparato produttivo si è ridotto del 40 per cento. Solo nell’ultimo anno sono andati in fumo 38 mila posti, di cui 28 mila nei servizi”. A dirlo è il segretario generale della Cgil Sicilia Michele Pagliaro, intervenendo stamani alla trasmissione di RadioArticolo1 “Italia Parla” ( qui si può ascoltare il podcast ). Secondo Pagliaro, è quindi ora “necessario superare le tante incertezze che contraddistinguono la politica regionale”, segnata da tre governi diversi negli ultimi tre anni, con “un esecutivo che riesca a mettere al centro il lavoro. Mi auguro, quindi, che l’azione del governo Crocetta diventi un’azione concreta”.

Sempre restando nell’ambito della politica siciliana, Pagliaro sottolinea come “il governo Crocetta assomigli tanto al governo Renzi”. Un esecutivo, spiega, che ha annunciato una serie di riforme, che finora non si sono realizzate: “penso alle riforme che avrebbero dovuto coinvolgere i lavoratori della formazione professionale e i lavoratori degli sportelli multifunzionali, oppure le riforme del settore forestale o degli assetti istituzionali”. La Sicilia, ad esempio, è stata “la prima regione a cancellare le Province, ma di fatto queste sono ancora vive e vegete, e del processo di riforma non si è fatto più nulla”.

La situazione del lavoro nell’isola è quindi drammatica. “In questi mesi – spiega Pagliaro – abbiamo ricevuto diverse visite del presidente Renzi, i riflettori si sono accesi su questioni importanti, come l’Eni di Gela o la Fiat di Termini Imerese, ma i risultati non si sono ancora visti”. Il segretario Cgil si concentra soprattutto sulla vicenda Eni: “ha deciso di andare via da Gela, sono in ballo 2.500 posti di lavoro. E bisogna anche ricordare che l’Eni in Sicilia ha deturpato l’ambiente: alcuni studi affermano che per risanare quel sito industriale occorre investire un miliardo di euro. Auspichiamo, quindi, che nell’incontro di giovedì 6 novembre al ministero dello Sviluppo economico si possa veramente realizzare un accordo che metta al centro la permanenza dell’Eni in Sicilia, il risanamento ambientale e la riconversione in sicurezza”.

Per Pagliaro, dunque, serve un radicale cambio di passo. “In Sicilia abbiamo ambiti, come quelli dei forestali o della formazione professionale, che sono stati utilizzati da una politica scellerata per costruire clientele” spiega: “occorre invertire questa tendenza e riformare davvero questi ambiti, perché possono rappresentare un volano di crescita”. Ovviamente per realizzare qualsiasi azione occorrono risorse: “il governo regionale deve condurre una vera lotta all’evasione fiscale, che in Sicilia vale 20 miliardi di euro, e al lavoro nero, che annualmente occupa 300 mila lavoratori. E poi bisogna applicare correttamente lo Statuto regionale, finora percepito solo come elemento di costruzione dei privilegi della politica e della burocrazia regionale. L’articolo 36 afferma che il 100 per cento del gettito fiscale dovrebbe restare in Sicilia, ma questo non accade. L’Irpef vale sette miliardi e mezzo di euro, ma questi soldi non tornano in Sicilia, contrariamente a quanto prevede lo Statuto”.

L’ultima battuta è sulle questioni dell’immigrazione. Siamo infatti alla conclusione di Mare Nostrum, un’operazione che invece il sindacato vorrebbe non venisse sospesa. “L’Europa – conclude il segretario generale della Cgil Sicilia – deve sviluppare una politica dell’accoglienza. La realtà è che siamo di fronte a profughi, a uomini e donne che scappano non solo dalla fame ma anche dalle guerre, e la nostra azione deve essere finalizzata a dare risposte, a supportare e sostenere queste persone. Il compito dell’Italia, dunque, è quello di sviluppare un’azione capace di spingere l’Europa a dotarsi, nel suo complesso, di una vera politica dell’immigrazione. 
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