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Call Center, Slc-Cgil: "Basta soldi a chi delocalizza"
Una campagna di denunce indirizzate alla procura generale della Repubblica, al ministero del Lavoro, al garante della privacy e all'Authority della concorrenza nei confronti di quelle aziende che delocalizzano all'estero". Sui Call center, l’Slc-Cgil ha deciso di aprire una offensiva legale “E' inaccettabile che una legge dello Stato venga così facilmente e diffusamente disattesa e che un settore produttivo riceva incentivi pubblici mentre sposta le proprie attività all'estero”, dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc-Cgil, nel corso di una conferenza stampa dei sindacati di categoria.”C'è un serio problema di eticità e di tutela dei dati sensibili dei cittadini. Inoltre, mentre altri paesi avviano politiche per riportare nei propri confini le aziende con sedi all'estero, in Italia finanziamo le aziende per andarsene". Secondo il sindacato, in particolare verrà denunciata l'assoluta inosservanza delle disposizioni di legge contenute nel decreto sviluppo, oggi convertito in legge, in rispetto alle disposizioni contenute nell'articolo 24 su 'Misure a sostegno della tutela dei dati personali, della sicurezza nazionale , della concorrenza e dell'occupazione nell'attività svolta da call center' e segnalando, ove sussista il caso, l'erogazione degli incentivi pubblici di cui alla Legge 407/1990". "La spesa che lo Stato ha sostenuto in tre anni per il settore - conclude Azzola - tra Cig, mobilità, mancato versamento contributi e incentivi si aggira sui 480 milioni di euro denunciano. E' ora che queste aziende rilancino la produttività italiana".
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