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Cgil, dietro lo scontro Camusso/Landini ci sono i nodi veri del sindacato del futuro
E' ancora alta tensione tra Fiom e Cgil. Il clima da inquisizione creato a Corso d’Italia da Susanna Camusso, mentre nei luoghi di lavoro si stanno svolgendo le assemblee preparatorie del congresso nazionale, prepara una stagione di fuoco e, in fondo, distorsiva della reale portata dello scontro. A questo punto che la mossa della leader della Cgil sia la denuncia ai danni di Landini o la semplice richiesta di un “parere” non ha molta rilevanza. In entrambi i casi si vuole mascherare la sostanza dei nodi, che riguardano il progetto di centralizzazione della gestione della Cgil. E non da oggi. Le radici sono antiche, e risalgono almeno all'epoca dei primi contratti separati, quando ancora c'era Claudio Sabattini. Possibile che nesssuno ricordi, poi, l'ok di Camusso al progetto Marchionne, che si espresse con una larvale adesione del segretario della Cgil Campania? Camusso è sempre stata dentro quel solco, pur con qualche variante. Ma il punto fondamentale, ovvero la firma degli accordi e la disciplina da osservare conseguentemente, l'ha sempre rivendicata nella stessa forma di Marchionne. E l'accordo sulla Rappresentanza lo dimostra in pieno. Sempre ai corti di memoria andrebbe ricordato che Camusso viene da quel think tank socialista che ha nell'Electrolux, e in parte in Fiat, uno dei fulcri dell'iperconcertazione, un modello in cui il conflitto non ha da essere. Una delle rotelle di questo meccanismo è Gaetano Sateriale, ritornato in auge proprio con Camusso.

Il messaggio odierno è che si stanno affilando le armi. Andrebbe fatto notare che le regole a cui si appella Susanna Camusso a proposito dello Statuto sono le stesse che vennero cambiate nel corso del precedente congresso alla fine di una cruenta battaglia interna che vide la Fiom opporsi nettamente. Quindi, stando al dettato delle carte Camusso ha più di qualche arma dalla sua parte. E’ sintomatico che la leader della Cgil sia partita lancia in resta contro Landini senza aspettare l’esito dei due ricorsi interni prodotti da Giorgio Cremaschi e da Gianni Rinaldini, che sollevano problemi di più ampio spessore proprio in merito all'accordo sulla Rappresentanza e ai valori fondativi della Cgil. Insomma, Camusso sembra proprio che voglia cavarsela con la solita chiamata a schierarsi con il capo dell’organizzazione. Un vecchio trucco che vale però cento volte tanto alle porte del congresso, e quindi nel momento in cui occorre decidere sui nuovi organigrammi.

C’è poi un secondo elemento che riguarda sempre il precedente congresso e mette in luce lo stravolgimento che il profilo di questo sindacato ha subito dalla gestione di Camusso: in base alle “nuove regole” non c’è una categoria che in Cgil possa decidere in ultima istanza su quello che la riguarda. E alla Fiom questo non può andare giù. E non è un fatto di orgoglio. Anzi sarebbe stupido e superficiale ridurre il tutto a uno scontro tra leader. Una vologarità vera e proprio che serve a nascondere come dietro ci siano questioni di contenuto fondamentali che riguardano la stessa identità del sindacato in un momento epocale di trasformazione. Nessuno si è chiesto come sta cambiando la Cgil rispetto all'erogazione dei servizi, o al peso che vanno assumendo i pensionati e alla sempre più marginale azione dei lavoratori della manifattura. Insomma, il modello Cisl agirà come un vero e proprio buco nero.
Alle accuse di voler fare il processo alle tute blu, il sindacato di Corso d'Italia replica che aver chiesto un parere non significa che sia in gioco il commissariamento della Fiom-Cgil e il deferimento alla magistratura interna del suo segretario generale.
"Non esiste alcun esposto nei confronti della Fiom Cgil o del suo segretario generale. Non esiste alcuna procedura di commissariamento della Fiom Cgil, ne' alcun procedimento disciplinare nei confronti di qualsivoglia dirigente", scrive la Cgil sul sito, spiegando che Camusso "ha chiesto e ricevuto dal Collegio statutario l'interpretazione autentica della norma sui vincoli che determinano per l'organizzazione le decisioni prese dal Comitato direttivo. Di questo si tratta e null'altro".
Rimane il punto politico, però, ovvero l’aver definito un impianto sulla Rappresentanza che con molta probabilità incontrerà il semaforo rosso della Corte Costituzionale. E averlo fatto in concorrenza con la proposta di Matteo Renzi. Questa di Renzi è una tessera importante del mosaico. E spiega molto bene come mai la tensione tra Camusso e Landini sia salita di grado in così poco tempo. Landini ad un certo punto ha rotto l’accerchiamento aprendo una interlocuzione con il segretario del Pd. Letta con i codici dell’ortodossia ciò equivale ad un rivoluzione perché la sfera dei rapporti con i partiti è di competenza esclusiva della segreteria confederale. Apriti cielo! L’insubordinazione è stata così grave da indurre Camusso a chiudere nel giro di pochissimi giorni la partita sulla rappresentanza producendo un testo largamente condiviso con le altre parti sociali. E su questo la Cgil ha passato una sorta di Rubicone. Mai e poi mai in un’altra fase della sua storia Corso d’Italia avrebbe accettato di surclassare con un testo “privato” lil valore strategico della legge. Da questo punto di vista l’eversione di Camusso è stata sicuramente più grave della forzatura di Landini. 

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