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"Sfruttamenti bestiali e minacce di morte. La realtà dei migranti in Puglia". La denuncia di Angelo Leo (Flai-Cgil)

E’ una vita che Angelo Leo fa il sindacalista nelle campagne della Puglia. Ha lottato a lungo contro il caporalato, scontrandosi spesso con un ambiente sociale, politico, culturale e istituzionale che rasenta l’indifferenza.L’ultimo caso, quello che riguarda un lavoratore del Burkina Faso, ha dell’incredibile. A cercare di “convincere” il giovane dal desistere dalle sue denunce di sfruttamento sono i suoi stessi amici che, per paura di possibili ritorsioni, lo hanno addirittura cacciato di casa. “Allora in questi casi – sottolinea Leo, quello che serve è dare una adeguata informazione, per impedire drammi ulteriori”.

Brindisi sembrava una isola felice rispetto a Foggia e a Bari, invece…
Fino a poco fa in questa provincia sembrava interessata solo marginalmente rispetto ad altre per quanto riguarda il fenomeno dello sfruttamento dei migranti. In realtà non è così. C’è una presenza massiccia e un maggior sfruttamento. Lavorando tra di loro per verificare quanto sta accadendo mi sono reso conto che dietro una facciata di assunzioni più o meno regolari e formali c’è un buon 80 per cento che o lavora senza assunzione oppure quando sono assunti è per un giorno/due al massimo

Questo cosa comporta?
Così rimangono sotto le 51 giornate per avere il sussidio dell’Inps. Non solo sottosalario, però, ma spesso maltrattamenti e minacce. Per rinnovare il permesso di soggiorno devi avere un lavoro e quindi i migranti sono altamente ricattabili. Addirittura sembra che a volte devono girare a qualcun altro le giornate di ingaggio così da avere il solo il rinnovo del permesso di soggiorno.

Una situazione veramente terribile…
E’ venuto a trovarmi un ragazzo che lavora a Brindisi da quattro anni in una azienda agricola famigliare per tutto l’anno. Negli ultimi quattro mesi di lavoro ha visto solo due buste paga con una giornata al mese. Ovviamente, una volta andato a fare la domanda di disoccupazione si è sentito dire che non aveva diritto. Ha fatto una denuncia per mancato ingaggio. Per tutta risposta è iniziato il suo calvario con minacce continue; minacce di morte, anche, che lo hanno raggiunto per telefono perfino in Africa, deve era tornato per trovare i suoi figli. Minacce che arrivavano anche dai suoi parenti, del tipo “non tornare più a Brindisi perché ti ammazzeranno e ammazzeranno pure noi”. E’ stato isolato dai suoi parenti e dai suoi amici. E’ nella piena disperazione. Tra l’altro non avendo testimoni suo favore non possiamo neanche andare a fare la denuncia dai carabinieri. L’unica cosa che si può fare è che questo episodio terribile si sappia. Nell’ipotesi che qualcuno gli faccia del male questi devono sapere che noi abbiamo l tutta la documentazione. E’ accaduto perfino che per due volte ha avuto due incidenti sul lavoro e si è sentito rispondere dal suo padrone “la morte di un negro non vale nulla”. E’ spuntato anche il nome della Sacra corona unita- Può darsi che siano solo minacce verbali ma il terrore è alto.

C’è una legge che dovrebbe tutelare i lavoratori che sono sottoposti a violenza, discriminazione e atti di schiavismo.
Si la legge c’è, e molti lavoratori ne hanno usufruito, ma evidentemente non basta. Cioè, voglio dire che questi migranti di fatto sono soli. E’ questa la verità portata a galla da questa vicenda. Soli e senza alcun mezzo. Ricattati dal permesso di soggiorno e isolati da un sistema sociale ed economico che ruota tutto in qualche modo intorno al lavoro nero e allo sfruttamento. Tanto per dire, ma spesso le case in cui loro abitano sono degli stessi proprietari che li sfruttano. Occorre fare una rete intorno a queste persone che sia una rete di protezione civile e non solo da un punto di vista legislativo. Non dobbiamo stancarci di rendere pubblico quello che sta avvenendo

Come è adesso la situazione in Puglia?
In Puglia c’era già uno sfruttamento e una agricoltura sviluppata. Adesso si approfitta dei migranti per abbassare ancora di più i livelli salariali. Ormai siamo a 5 euro l’ora. Lo sfondamento verso il basso non ha fine. Più aumenta la crisi, più aumentano i disoccupati e più si è disponibili ad accettare condizioni peggiori e più saltano le protezioni.

Il sindacato cosa fa?
La Flai Cgil ha avviato un percorso di lotta sia al caporalato sia alle varie aziende che pur prendendo i finanziamenti pubblici non rispettano i contratti e hanno molte sacche di lavoro nero. C’è un intervento a tutto tondo, anche nella prenotazione delle liste per il lavoro. Il problema è che il sindacato su questa battaglia è solo. Non solo gli imprenditori sono contrari a ogni forma di collocamento pubblico e trasparenza ma il problema è che questo settore agroindustriale trova molto sostegno nei partiti e ascolto nelle istituzioni. Il fenomeno è davanti agli occhi di tutti. Eppure non si muove quasi nulla.

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