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Cgil, un sindacato nel pantano il "bel risultato" della gestione Camusso

Sale la tensione tra Maurizio Landini e Susanna Camusso a poco meno di due mesi dal XVII congresso nazionale. Come era prevedibile, dopo le dichiarazioni del leader della Fiom sulla validità della consultazione sulla rappresentanza per le sole urne della Fiom, Camusso replica innervosita chiedendo più rispetto per la Cgil e bollando il segretario della Fiom come uno che “ha delle opinioni che non sono quelle della Cgil". Una affermazione che di solito nel sindacato prelude all'espulsione.

E' solo l'ultimo episodio, questo, di uno scontro interno che non conosce tregua e che rischia di portare la Cgil, insieme a mille altri fattori e dopo anni di sconfitte, nell'immobilità più assoluta in un momento in cui ci sarebbe bisogno di un'azione decisa. Da ieri, dalla visita di Renzi in Germania, è chiaro che l'azione sindacale ha bisogno di un salto di qualità. E invece, mentre la Cisl va per conto suo la Cgil sembra eprdersi sempre di più in un labirinto di "non azioni" e passi indietro. E la porta in faccia sbattuta dal presidente del Consiglio sulla precarietà, tema tanto caro alla leader della Cgil, è la prova tangibile che nemmeno più con i governi amici si riesce a cavare un ragno dal buco. E intanto, un nuovo attacco alle pensioni bussa alla porta.

Pronta la risposta di Landini che, come ha più volte ripetuto, cerca di disincagliare lo scontro dal perimetro mediatico tra lui e Susanna Camusso. "Non ho mai parlato a titolo personale – dice - essendo il segretario generale della Fiom Cgil parlo a nome dei metalmeccanici che mi hanno eletto". "Non ho mai pensato che io sono la Cgil – aggiunge Landini - non ho deliri di onnipotenza, so che sono il sindacalista della Fiom Cgil e parlo a nome dei metalmeccanici che rappresento". Landini, poi, torna sul punto della democrazia, e sottolinea che c'e' nel paese una "crisi di rappresentanza" ma anche una "crisi democratica" nel sindacato, come dimostrano gli accordi separati, e nella Cgil. Landini e' quindi tornato a chiedere una legge sulla rappresentanza che metta il lavoratore nelle condizioni di scegliere il sindacato che vuole e di validare col voto gli accordi. La Fiom terrà venerdì prossimo l'assemblea dei delegati. E questo è il clima migliore per far maturare un nuovo episodio dello scontro, che si va configurando sempre più come il punto vero del congresso, soprattutto in riferimento alle due diverse strategie con le quali Landini e Camusso stanno affrontando i rapporti con il governo. Fiom tiene pronta l'arma dello sciopero mentre la Cgil, e ieri Camusso l'ha ribadito, non  ha nessuna voglia di misurarsi su quel terreno.

Ma gli scontri interni per Camusso non sono finiti qui. Da ieri si deve difendere anche dagli attacchi di Giorgio Cremaschi che a chiusura del “consuntivo” delle assemblee congressuali di base parla apertamente di brogli e conti che non tornano. In un congresso, replica Camusso, "c'e' sempre qualcuno che comincia a parlare di brogli, voti falsi e mancanza di trasparenza, ma l'avesse mai fatto qualcuno di maggioranza. Lo fa sempre, guarda caso, chi e' in minoranza", dice nel corso del suo intervento al congresso del sindacato di Roma e Lazio. "Giorgio dice - spiega ancora Camusso - siccome noi abbiamo fatto le assemblee e abbiamo preso quei voti e' evidente che quella e' la proiezione dell'universo mondo e che quindi i numeri che sta dando la Cgil sono falsi". Invece per Camusso "occorre interrogarci su come un'organizzazione quale la Cgil, che ha 5,7 milioni di iscritti, fa un dibattito nelle sue commissioni e litiga su come abbiamo votato troppi lavoratori, quando - sottolinea Camusso – semmai hanno votato in troppo pochi".

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