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Nidil-Cgil: Precari e disoccupati le vittime della crisi, ripartiamo da loro
Sono quelli che pagarono per primi le conseguenze della crisi economica e quelli su cui pesano di più le politiche di austerity. Ma a giudizio di Claudio Treves, segretario generale di Nidil Cgil, è proprio dai lavoratori precari e disoccupati che stanno arrivando gli spunti più costruttivi per il percorso congressuale della confederazione.

Rassegna Sei segretario generale di NIdiL da qualche mese, ma anche visto il tuo precedente incarico in Cgil puoi sicuramente dirci come è cambiato il mercato del lavoro, in particolare riguardo alle figure rappresentate da NIdiL, dal 2010 a oggi.

Treves Il cambiamento più rilevante è stato un aumento complessivo della quantità dei lavoratori precari, pur essendo stati loro le prime vittime della crisi. Il mercato del lavoro si è cioè mosso in due direzioni: la prima risposta del sistema economico è stata l’espulsione dei precari attraverso il non rinnovo o la chiusura anticipata dei rapporti a termine o di collaborazione, ma allo stesso tempo ciò che si trascura spesso di dire è che nella crisi è aumentato il ricorso alle tipologie precarie, perché il sistema economico si è frammentato e indebolito ulteriormente vista l’assenza di prospettive di sviluppo a medio-lungo termine. La dinamica delle assunzioni, che si fanno anche durante la crisi, segnala infatti una crescita del peso delle assunzioni temporanee sul totale. All’interno dei rapporti temporanei l’effetto della legislazione, in particolare della legge 92, ha fatto sì che le collaborazioni e i rapporti di lavoro intermittenti subissero un calo molto forte con l’entrata in vigore delle nuove norme più rigorose; contemporaneamente però l’acausalità del contratto a termine ha spostato le assunzioni su questa tipologia, e quindi oggi abbiamo un mercato del lavoro che pur cambiando almeno parzialmente le norme, mantiene però nei flussi occupazionali d’ingresso un dato di precarietà se vogliamo ancor più accentuato.

Rassegna L’Europa sta ancora cercando di scrollarsi di dosso la terribile crisi economico-finanziaria, anche se a volte le soluzioni non sembrano molto migliori del male che tentano di curare. Le politiche di austerity “all’italiana” hanno pesato sui precari? Se sì, come?

Treves  I redditi dei lavoratori precari sono notoriamente più bassi di quelli dei lavoratori stabili a tempo indeterminato. Le politiche di austerity hanno aumentato il peso della povertà fra i lavoratori, e questo peso in particolare si concentra sui lavoratori a termine, su quelli a tempo parziale e sui lavoratori di finta autonomia, che hanno compensi significativamente inferiori a quelli dei loro colleghi che a parità di mansione hanno un contratto stabile.

Rassegna  Cosa ti aspetti dal nuovo governo, in particolare per quanto riguarda i lavoratori atipici, quale il primo passo?

Treves Il primo atto dovrebbe essere quello di riconoscere che il vero problema del nostro paese è un problema di domanda e non di regole del lavoro, e pertanto la prima questione da affrontare è quella del rilancio della domanda attraverso un’operazione di sgravio fiscale per le persone, non per le imprese. Ciò detto, per quanto riguarda in particolare le figure che rappresenta Nidil siamo invece all’interno del discorso sulle regole del lavoro: in questo senso bisognerebbe ridurre drasticamente le tipologie, eliminando le finte collaborazioni e le finte partite Iva, e garantendo un sistema di ammortizzatori sociali universali per tutti i rapporti di lavoro. Direi che se si volesse dare un’immagine simbolica a un atto che davvero rovesciasse le tendenze, questa sarebbe la soppressione dell’acausalità nei contratti a termine.

Rassegna  Nei vari congressi a cui hai partecipato, quali sono le istanze che sono state poste con maggior urgenza dai lavoratori?

Treves In questo forse Nidil è un’isola felice, nel senso che le rissosità che si trovano purtroppo in altri livelli della nostra organizzazione da noi sono sostanzialmente assenti, e invece prevale un approccio straordinariamente costruttivo, che dovrebbe far riflettere chi si specializza in risse, nel senso che proprio i lavoratori disoccupati e precari stanno dando un segnale di impegno e costruttività delle iniziative. Ritengo che questo sia uno straordinario valore, perché è proprio da loro che si sta dando vita alla parola d’ordine del Piano del lavoro, nel senso di trasformarlo in pratica rivendicativa territoriale finalizzata allo sviluppo e alla buona occupazione. Da qui dobbiamo ripartire, lasciando da parte inutili sfide all’arma bianca che stanno invece mettendo in gioco la stessa natura confederale della Cgil”. 
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