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Abruzzo, i ricercatori del Cotir sul tetto: "Da sedici mesi senza stipendio"

Dopo 16 mesi senza stipendio la vita è dura. Quando all’orizzonte non vedi un futuro, è anche peggio. Per questo le lavoratrici ed i lavoratori del Cotir (Consorzio per la Divulgazione e la Sperimentazione delle tecniche Irrigue) sono dovuti salire sul tetto dell’ente per farsi ascoltare da una politica sorda.

Il Cotir è una società consortile abruzzese costituita nel 1988 tra l’A.R.S.S.A. (Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo), consorzi di bonifica e università abruzzesi con l’obiettivo di realizzare le strutture, formare il personale e gestire le attività di ricerca e sperimentazione. Il consorzio, operativo dal 1995, si occupa di tematiche inerenti l’uso efficiente dell’acqua di irrigazione, l’uso efficiente di mezzi tecnici (azoto, fitofarmaci, ecc..), la conservazione del suolo, la qualità dell’ambiente e delle produzioni agro-alimentari. Insomma, un centro di ricerche di tutto rispetto, ma mai abbastanza valorizzato dalla regione Abruzzo e ad oggi praticamente abbandonato dalla uscente giunta di centrodestra, guidata da Gianni Chiodi.

Un aspetto che i lavoratori sottolineano è che il Consiglio di Amministrazione è di nomina politica, effettuate senza tenere conto delle competenze necessaria ad una adeguata gestione della struttura. Per un ente di ricerca il Cda dovrebbe rispondere a finalità scientifiche, ma in questo caso si evidenzia una subalternità all’organo politico che lo ha nominato.

Dimostrazione è data dal fatto che ad oggi «nessuna azione è stata messa in atto dal Cda a tutela del rispetto degli impegni assunti dalla Regione versi i centri di ricerca», racconta Elvio, responsabile del Servizio Irrigazione Gestione del Suolo e delle Colture. Laureato in Agraria, vincitore di una borsa di studio, Elvio ha svolto corsi di perfezionamento all’estero ed ha pubblicato qualcosa come una decina di ricerche negli ultimi 5 anni. Elvio è un esempio dell’impegno dei ricercatori del Cotir che nonostante il pessimo operato della regione che «non consente al Cotir di pianificare in modo opportuno le attività e il funzionamento della struttura» hanno portato avanti le attività con il solito rigore.

Ma oggi «la situazione economica di noi dipendenti è veramente drammatica», racconta Angela, che nel Cotir si occupa di analisi fisico-chimiche-agrarie su terreni, acque e vegetali legate a sperimentazioni di tecniche agronomiche. «Abbiamo resistito e sopportato perché siamo sempre stati rassicurati dal governo regionale sulla imminente soluzione del problema mediante l’approvazione di una legge regionale di riordino dei centri di ricerca». Ma alle rassicurazioni non sono mai seguiti fatti concreti. Il solito scaricabarile ha caratterizzato la politica regionale, con l’assessore alle politiche agricole, Mauro Febbo che alla fine dello scorso febbraio non ha avuto di meglio da dire che addossare le cause della drammatica situazione del Cotir «all'atteggiamento ostruzionistico da parte di alcuni dirigenti e funzionari regionali».

In realtà, nel 1996 fu stipulata una convenzione tra COTIR e regione Abruzzo sulla base di una legge regionale (la LR 31/82) per regolamentare l’uso dei beni mobili e immobili (tutti di proprietà della Regione), nonché la gestione e le attività del Consorzio. La convenzione tuttora efficace prevede l’obbligo del Cotir di redigere un programma annuale di ricerca e l’impegno della regione a finanziarlo. Ma «il governo regionale - fa sapere Elvio - , facendosi scudo del debito della sanità, sostiene di non avere risorse per i Centri di Ricerca e quindi bisogna attendere la fine dell’anno finanziario per poter utilizzare eventuali avanzi di bilancio».

Se questa è stata la condotta della regione finora, oggi non va diversamente. Mentre lavoratrici e lavoratori erano sul tetto dell’ente di ricerca, arriva la notizia che la giunta regionale, dopo mesi, ha sbloccato poco più di 600.000 euro. Un provvedimento che per la tempestività somiglia molto ad un proclama elettorale, anche perché, di quella somma, solo poco più della metà sarà destinata al Cotir (la restante parte sarà per altri due enti) e sarà appena sufficiente a pagare due o tre mensilità delle sedici che le lavoratrici ed i lavoratori devono percepire.

E se questo è l’atteggiamento del centrodestra prossimo a concludere il suo mandato alla guida della regione Abruzzo, il centrosinistra non può parlare più di tanto. Questo è infatti corresponsabile della drammatica situazione finanziaria che ha vissuto la Regione in questi anni, determinata dagli scandali bipartisan della sanità e dai tagli votati a Roma dai governi degli ultimi cinque anni.

«L'aspetto peggiore di tutta questa vicenda è l'incapacità della regione Abruzzo di valorizzare un ente di ricerca come il Cotir che vanta personale e strutture di prim'ordine, capaci di produrre importanti pubblicazioni scientifiche di primaria importanza per un settore economico fondamentale per l'Abruzzo, qual è l'agricoltura», afferma Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Rifondazione Comunista e candidato presidente della Regione con una lista di sinistra alternativa al centrodestra ed al centrosinistra. «La coppia Chiodi-Febbo non ha lavorato al rilancio della ricerca. Come giustamente ricordano le lavoratrici ed i lavoratori del Cotir, la prima cosa da fare era prevedere una voce di bilancio di previsione per il Cotir ma non c'e stata nemmeno questa volontà da parte della maggioranza».

«Ci rendiamo conto che siamo stati ingannati - afferma Angela - e ci rendiamo conto che in realtà il governo regionale non ha mai pensato di risolvere questo problema». I proclami non sono più sufficienti, specie in campagna elettorale dove ogni promessa tardiva e mai supportata da azioni concrete ha il sapore acido della beffa. Una misura concreta, fanno sapere alcuni lavoratori, sarebbe «lo stanziamento urgente delle risorse per il funzionamento della struttura, per le anticipazioni da sostenere per la realizzazione dei progetti in essere e per il cofinanziamento dei progetti che non hanno la copertura del 100% dei costi».

E per il futuro le ricercatrici ed i ricercatori del Cotir chiedono che la classe politica regionale, in particolare che il prossimo governo, affronti in modo serio il problema al fine di trovare una soluzione efficace per ridare dignità alla struttura e ai lavoratori.

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