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"Attenta Cgil, c'e il rischio di diventare irrilevanti". Intervista a Mimmo Pantaleo (Flc-Cgil)
Al di là delle polemiche sui numeri il congresso della Cgil rischia di non affrontare il nodo vero del sindacato, ovvero l’inadeguatezza rispetto alla sfida sul tappeto. Tu cosa pensi?
Sono convinto che c’è bisogno di una profonda riflessione sullo stato e la funzione del sindacato confederale generale. In prospettiva, quindi una riflessione a proposito di un sindacato che riesca a mettere insieme coloro che rappresenta con una visione generale della società. Tutti i processi spingono a portare il sindacato verso una visione corporativa e aziendale. Sono necessarie delle innovazioni profonde nelle proposte e nelle modalità con le quali assumiamo la rappresentanza. Altrimenti siamo destinati al declino se non alla irrilevanza sociale. Il quadro è mutato in Europa e quindi anche in Italia. Come l’affrontiamo?

Non serve tanta fantasia, basta non parlare d’altro o immaginarsi sponde politiche inesistenti alla prova dei fatti.
Intanto il tema della rappresentanza. Stiamo smarrendo sempre di più la capacità di rappresentare un mondo del lavoro sempre più complesso. E l’ambizione dovrebbe essere di rappresentare anche il mondo del non lavoro. Va cercato e costruito un rapporto tra lavoro ed esclusione sociale altrimenti il sindacato confederale generale non esisterà più. Siamo in un mondo frammentato. Anche nel settore della conoscenza, tanto per fare un esempio, abbiamo nelle stesse situazioni lavoratori con condizioni molto differenti tra loro.

Ci attende una nuova stagione di precarietà, più cruenta se possibile…
La precarietà sta diventando sempre di più la condizione generale del lavoro. Basta guardare a quello che sta facendo il governo. Siamo in un crinale in discesa. Bisogna assicurare diritti con una contrattazione più inclusiva prima che sia troppo tardi. Bisogna andare alla stabilizzazione dei precari a cominciare dal pubblico impiego e garantire un sistema universale di diritti. Fasce sempre più estese di lavoro e anche di non lavoro vengono escluse dal welfare. E quindi non ci può essere eguaglianza. Sono per il reddito minimo garantito come misura di inclusione, anche perché se il sindacato continua con il welfare a stampo industrialista non riuscirà ad avere consenso.

Quindi l’altro tema è l’iniziativa? Non mi sembra che ci siano grandi performance da parte delle organizzazioni sindacali.
Di fronte all’attacco bisogna invertire i rapporti di forza. Così continueremo a subire le sconfitte.

Una mancanza di risultati che sta alzando il tono del dibattito interno ma non arriva a una dialettica vera, con una maggioranza che ha scelto la strada della blindatura.
Bisogna fare tutti un passo in avanti nella discussione in Cgil. Sul congresso è piombato un il masso dell’accordo sulla rappresentanza che ha determinato una difficoltà nella discussione. Tutti abbiamo fatto uno sforzo per andare oltre perché il tema centrale è quello che ho descritto prima. Come anche il tema della democrazia. E’ un elemento fondamentale per arrivare a quello della rappresentanza. Più si frantuma il lavoro e più è del tutto evidente che le forme della democrazia rappresentativa rischiano di non essere all’altezza. Mi auguro che il congresso serva a questo. E, soprattutto, il primo obiettivo deve essere recuperare una unità ritagliata sul pluralismo delle idee ma anche una vera unità perché sono i lavoratori che ce lo chiedono. Si ha l’impressione di una discussione troppo schiacciata su elementi di autoreferenzialità. E però a questo punto i temi non possono essere più elusi.

Intanto, naufraga la strategia della sponda politica…
Che Renzi non riconosca la rappresentanza è un grossolano errore. A quella impostazione non puoi rispondere sul filo dell’opinione. L’idea di democrazia, intanto, si impoverisce. C’è un problema di adeguatezza della nostra rappresentanza e della nostra funzione che non può rimanere sospesa.

Nelle conclusioni del congresso nazionale della tua categoria hai esplicitamente dichiarato un appoggio alla lista Altra Europa, segnando la necessità di una azione sindacale di respiro europeo.
Sono convinto che molti dei nodi elencati per essere affrontati hanno bisogno di una dimensione europea radicalmente diversa da quella che ci si prospetta. Se le questioni sociali vengono sotterrate dalla necessità dei vincoli di bilanci questa non è più l’Europa che vogliamo. Più Europa,quindi, ma un’altra Europa. Le elezioni europee possono segnare una inversione di tendenza. Nei socialisti europei si è aperta una importante riflessione, dall’altra parte con Tsipras si possono determinare le condizioni perché questa Europa cambi i connotati. Contro i populismi non rispondi difendendo un modello di Europa duro, unilaterale e definitivo, ma se cambi i connotati dell’Europa in termini di democrazia e priorità sul benessere,cioè attraverso politiche che danno valore al lavoro estendendo i sistemi di welfare. Infine, una idea di sinistra, ovvero il tema della sostenibilità ambientale che è un altro grande tema che ridà fiducia all’Europa. Tutto questo implica avere una dimensione sovranazionale e riuscire a costruire un legame coni movimenti. Un filo logico su cui costruiamo una Europa diversa e più unita. Il tema del diritto allo studio, per esempio, non è un uguale in Germnia e in Italia. Se non c’è una Europa politica con gli obiettivi non demandati ai singoli paesi non facciamo progressi. E questo a partire dall’acquisizione che le spese degli investimenti devono essere escluse da qualsiasi vincolo di bilancio.

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