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Roma, su Ciampino e Fiumicino ci sono 850 posti a rischio. Il caso Groundcare
La situazione di Groundcare, società di handling con 850 dipendenti che opera negli aeroporti romani di Fiumicino e Ciampino, sta diventando sempre più grave. È in stallo la trattativa con i possibili acquirenti, nonostante un pesante taglio strutturale al costo del lavoro previsto dall’accordo firmato da Cgil, Cisl, Uil, Ugl, sulla cui efficacia l'USB Lavoro Privato ha già espresso in passato forti riserve.

Al momento l’unica certezza è che il 29 aprile prossimo scadranno i termini per la proposta definitiva del concordato preventivo - procedura attraverso cui l'imprenditore ricerca un accordo con i suoi creditori per non essere dichiarato fallito e cercare di superare la crisi in cui versa l'impresa - e si deciderà se sussistano le condizioni per la continuità aziendale.

“Se così fosse, e per le modalità poco chiare con cui si è portata avanti l’intera operazione, si prefigurerebbe l’ipotesi di un fallimento annunciato”, dichiara Susi Ciolella, dell’Esecutivo provinciale confederale USB. “ In gioco c’è il futuro di 850 famiglie in un settore già pesantemente interessato da cassa integrazione e mobilità”.

“Lo sottolineiamo con forte disappunto – prosegue Ciolella - i lavoratori, sottoposti da anni a pesanti sacrifici, sono stati tenuti in uno stato comatoso per mesi, senza informazioni certe, innescando solo confusione, stanchezza e panico sull’incertezza del futuro”.

“Le responsabilità sono in primo luogo della gestione di Groundcare e vengono da lontano. Oggi, se non s’interviene, l’epilogo rischia davvero di essere devastante”, denuncia la dirigente USB.

"A fronte di questa situazione oscura e con l'avvicinarsi della data limite, abbiamo inviato una lettera al tribunale fallimentare di Civitavecchia chiedendo formalmente che la vertenza venga assunta dal Commissario in prima persona, al fine di garantire in modo effettivo la continuità aziendale. E’ urgente che anche le istituzioni intervengano a tutela di centinaia di posti di lavoro”, conclude Ciolella.

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