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I "nuovi schiavi" Sikh costretti a drogarsi per reggere fatica, malattie e paghe da fame
Dodici ore al giorno sotto il sole per 4 euro l'ora, vittime di violenze, vessazioni, incidenti sul lavoro mai denunciati e "allontanamenti" per chi tenta di reagire. E se non ce la fai ecco la droga che ti tira su. Un dossier realizzato dall'associazione 'In Migrazione' presentato questa mattina a Latina svela la situazione drammatica in cui molti braccianti agricoli della comunita' Sikh sono costretti a lavorare nei campi della provincia di Latina. Storie allucinanti già messe in luce negli anni scorsi anche dal sindacato ma che evidentemente lasciano piuttosto insensibili le istituzioni e le autorità che devono effettuare i controlli. Il dossier, presentato nel capoluogo pontino, parla di questa nuova schiavitu' vissuta da persone costrette a lavorare sette giorni su sette, anche in condizioni meteorologiche impossibili, e svela il mercato di queste sostanze dopanti, vendute anche da gruppi di stessi indiani ai loro connazionali. Il traffico di queste persone sarebbe, secondo quanto denunciato dall'associazione, in mano a gruppi di italiani organizzati con collegamenti, probabilmente, anche con l'estero. Secondo gli ultimi dati disponibili, e forniti da uno studio della Cgil, la comunita' conta ufficialmente 12mila persone in provincia di Latina, anche se il numero stimato si aggira intorno alle 30mila presenze soprattutto nella zona dell'agro tra Latina, Sabaudia, San Felice Circeo, Pontinia, Terracina e Fondi. Secondo altre testimonianze raccolte in un dossier del sociologo Marco Omizzolo, alcuni braccianti sikh sono obbligati a tagliarsi la barba, simbolo religioso di grande importanza, solo perché essa infastidisce il padrone, il quale peraltro, li obbliga a volte a rivolgersi a lui facendo due passi indietro e guardando per terra. I racconti dei sikh sono da brividi. Se saltano uno o due giorni di lavoro perché malati, rischiano di perdere la paga del mese intero se non anche il licenziamento. Le loro buste paga raccontano di pochi giorni di lavoro al mese e di ritardi nei pagamenti anche di nove mesi. Capita inoltre che il giorno di paga, alcuni di loro vengano attesi sul ciglio della strada da ragazzi italiani che li aggrediscono per rubargli il salario faticosamente guadagnato.
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