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Facchini, anche all'aeroporto di Pisa in lotta con i Cobas
Una trentina dei settanta facchini aereoportuali del Galilei di Pisa hanno abbandonato la cgil per entrare nel cobas lavoro privato e, a distanza di pochi giorni dalla nascita del sindacato di base e dopo diversi giorni di mobilitazione, hanno dato vita ad una manifestazione all'ingresso delle partenze del Galilei.
Sono prevalentemente di etnia filippina, molti di loro si sono riuniti recentemente con le loro famiglie, altri da tempo hanno messo radici in Italia vivendo con occupazioni precarie, malpagate e/o in orari disagiati per avere il permesso di soggiorno.
Lo scalo di Pisa vive momenti agitati dopo che la regione Toscana ha deciso di vendere le quote ad un socio privato. Una nuova mobilitazione dunque al Galilei dopo quelle in difesa dello scalo organizzate da cgil cisl uil e dalle istituzioni locali il cui presidente del Cda è stato silurato dal nuovo socio privato.
Ma questa volta la manifestazione è avvenuta senza cgil cisl uil e solo a sostegno dei lavoratori delle aziende appaltatrici impegnati nei servizi di pulizia e facchinaggio. “Questi lavoratori - dicono Federico Giusti e Marcello Pantani dei Cobas pisani- stanno subendo condizioni di lavoro regolate non tanto dalle normative in vigore, quanto imposte dalla legge della giungla,. Una condizione comune a gran parte degli appalti, quelli pubblici inclusi”.

I lavoratori sono stati assunti con contratti diversi, che presentano una notevole diversificazione del monte-ore individuale; hanno l’orario di lavoro spezzettato in svariate frazioni, anche molto distanti tra loro, nell’arco della giornata; si vedono rendicontate in busta paga in misura inattendibile le ore di lavoro, ordinarie, straordinarie o supplementari che siano; si vedono applicato in forme differenziate e discriminatorie un accordo interno regolante il premio di produttività e la corresponsione di ticket mensa; hanno carichi di lavoro insostenibili, soprattutto nel facchinaggio, anche per effetto della riduzione sistematica del numero degli addetti alle operazioni di carico e scarico bagagli; lavorano in condizioni in cui l’apparato muscolo-scheletrico (in dispregio delle norme sulla sicurezza) viene sottoposto a una intensificazione continua dello sfruttamento, che pregiudica integrità fisica e stato di salute; non hanno, in poche parole, garantiti e rispettati i loro diritti.

Con questa prima iniziativa i Cobas vogliono aprire una vertenza con le cooperativa Arca e Cooplat finalizzata a migliorare le condizioni di vita e di lavoro di questi lavoratori ma allo stesso tempo chiamano in ballo la Sat che in qualità di committente "ha degli obblighi da rispettare". Giusti e Pantani poi si soffermano su un caso particolare, quello di un lavoratore risultato da visita medica inadeguato alla mansione di facchinaggio. La ditta lo ha assegnato alla mansione di pulizia, dimezzandogli le ore e mettendo alla fame lui e la sua famiglia. In alternativa, gli ha “offerto” di svolgere le ore mancanti (3/4 al giorno, da lunedì a venerdì) a 90 chilometri di distanza, caricandolo di spese di viaggio più o meno equivalenti al salario ricavabile da questo lavoro in “trasferta” e costringendolo a viaggiare circa 5 ore, con, al ritorno a Pisa, altre 4 ore di lavoro in aeroporto, fino all’1,30 della notte. Come dire: partire da casa verso le 12,00 e ritornarvi verso le 02,00. I Cobas hanno già chiesto alla ditta di rinunciare a questa “soluzione” e di completare l’incarico lavorativo al proprio dipendente nell’area pisana con mansioni compatibili con la sua situazione di salute. Dopo avere ricevuto un rifiuto netto e categorico, abbiamo replicato la nostra richiesta ma senza ricevere risposta-. E i Cobas (che si sono nel frattempo rivolti alla medicina del lavoro) concludono annunciando "in caso di mancate soluzioni" altre e più clamorose forme di lotta.
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