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Palermo, edili senza lavoro occupano ufficio vicesindaco
Un gruppo di operai del comitato edili disoccupati della Fillea Cgil di Palermo da questa mattina alle 8 occupa la stanza del vicesindaco Emilio Arcuri, al secondo piano dell’ufficio Centro storico, a Foro Umberto I. Gli edili chiedono un incontro con Arcuri, richiesta già avanzata una settimana fa nel corso di un’altra protesta organizzata in piazza Pretoria. In quell'occasione avevano scavalcato la cancellata e “occupato” la fontana al centro della piazza, ma erano andati via senza avere potuto presentare al vicesindaco il pacchetto delle loro rimostranze e richieste. “Staremo qui fino a quando il vicesindaco non ci riceve”, dice Enrico Accardi, del comitato edili disoccupati della Cgil.

E’ la terza “occupazione” nel giro di due settimane. In precedenza gli edili disoccupati, all’esordio della loro iniziativa di mobilitazione, nata in maniera spontanea, si erano introdotti nell’aula Rostagno del Comune. “Al Comune chiediamo l’applicazione del protocollo siglato con l’amministrazione e l’Ance a ottobre, che prevede di riservare una quota di circa il 30 per cento alla manodopera palermitana nei cantieri che si aprono a Palermo – dichiara Piero Ceraulo, rappresentante della Fillea Cgil di Palermo – Da ottobre il Comune non ha dato risposte: il protocollo è inapplicato. Nelle gare di somma urgenza in corso per lavori di manutenzione nel centro storico, spesso appaltati in forma diretta a imprese della provincia, gli edili palermitani continuano a essere tagliati fuori. Noi chiediamo che su 10 operai chiamati al lavoro almeno 3 siano di Palermo. Serve una risposta immediata: c’è un problema di tenuta sociale”.

La Fillea chiede al Comune una riunione in cui siano invitate tutte le imprese che lavorano nei cantieri della città per dare una risposta occupazionale agli edili palermitani, che continuano a essere esclusi dagli appalti malgrado un protocollo siglato proprio per garantire una quota di assunzioni agli edili palermitani per i lavori appaltati dal Comune di Palermo nei casi, ormai sempre più generalizzati, di gare vinte da ditte esterne. 
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