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Sanità, sul tetto del policlinico di Milano contro la precarietà
Hanno passato la prima notte sul tetto del padiglione Alfieri e hanno tutta l'intenzione di rimanerci. Le operatrici sanitarie del Policlinico di Milano, tutte donne dai 37 ai 60 anni, sono molto determinate nel portare avanti la loro battaglia in difesa dei posti di lavoro: "Da qui non scenderemo fino a che le Istituzioni non troveranno una soluzione al nostro problema - dichiarano le 7 precarie in un comunicato a firma di Usb, il sindacato di base che sta appoggiando l’iniziativ -. In particolar modo chiedono l'intervento dell'assessore regionale alla Salute, Mario Mantovani e dell'assessore alle Politiche sociali e cultura della salute del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino, perché avviino un tavolo di confronto.
La loro storia è tipica dei danni della precarietà. Erano state assunte con contratti di somministrazione con un'agenzia esterna interinale, la Tempor. Per stabilizzarle "il Policlinico ha bandito un concorso per assumerne 90 a tempo indeterminato. A questo concorso si sono candidati in circa 4 mila. Delle operatrici che avevano lavorato come Oss nell'ospedale hanno vinto però solo in 17 – come sostiene il Policlinico in una nota – e l'agenzia interinale si era impegnata a ricollocare altre 60 persone in altre aziende ospedaliere sempre con contratti di somministrazione, come risulta da una gara aggregata all'ospedale Niguarda". Sulla loro situazione, sempre a detta del Policlinico, è stata anche avviata una trattativa e la maggioranza dei sindacati che vi ha partecipato, compresi i confederali, avrebbero firmato l'accordo. Oggi è stato il mio ultimo giorno lavoro, - racconta Rossana, 55 anni, iscritta all’Usb - ho lavorato per 10 anni in sala parto e ora in puerperio. Eravamo 117 e moltissime sono fuori. Poche persone sono entrate con il concorso al Policlinico. Alcune di noi hanno ricevuto dall'agenzia che ci doveva riassorbire proposte irricevibili come andare a lavorare per un giorno solo in Rianimazione al San Gerardo di Monza, usate come tappabuchi. Le ragazze che hanno detto no hanno ricevuto lettere di licenziamento. Beffa su beffa. E il timore è che non si sia nessuna possibilità di lavoro. Molte di noi hanno famiglie sulle spalle, ci sono madri con 3 figli che devono vivere e pagare l'affitto".
"Oggi lanciamo il nostro grido: adesso basta", dichiara ancora Rosanna. "Usciamo dall'invisibilità e dal ricatto occupando questo tetto - aggiunge - per amplificare la nostra voce di madri costrette a vivere da precarie nonostante si voglia far credere che la condizione di precarietà riguardi solo i giovani. 

"Non avremmo voluto stare su questo tetto nemmeno per un secondo - precisa - ma sindacati asserviti e vertici aziendali ci hanno riempito di bugie e di falsità. Da oggi ci riprendiamo la nostra dignità. Chiediamo che si apra una trattativa vera che coinvolga l'assessore alla Sanità della Regione Lombardia, gli assessori alle Politiche sociali e al Lavoro del Comune di Milano, assieme a noi e al nostro sindacato. Fino ad allora - conclude Rosanna - questo tetto diventerà la nostra casa e da questo tetto convocheremo tutte le donne e le madri che vivono la nostra condizione di lavoratrici".

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