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Benvenuti in Italia, deserto industriale
Rapporto Cisl. Persi 900 mila posti dal 2008, e quest’anno sono a rischio altri 140 mila. «Servono investimenti». Il sindacato guidato da Raffaele Bonanni: "Non basta riformare il mercato del lavoro". Già Susanna Camusso, due giorni fa, aveva attaccato il premier Renzi

Gli anni della crisi hanno fla­gel­lato l’industria ita­liana, por­tando con sé licen­zia­menti, chiu­sure, cassa inte­gra­zione: non è un mistero, e i bol­let­tini di diversi isti­tuti lo regi­strano da tempo, ma ieri si è aggiunto il Rap­porto Indu­stria della Cisl. Che parla di ben 900 mila posti persi dal 2008 al 2013, e quasi 140 mila a rischio quest’anno.

Il tutto, in un con­te­sto che certo non aiuta: da un lato la cassa inte­gra­zione in deroga – che aiuta tante imprese a restare in piedi, sal­vando spesso il lavoro – che non è stata ancora suf­fi­cien­te­mente rifi­nan­ziata, dall’altro un governo troppo preso dalle riforme costi­tu­zio­nali e dalle nomine Ue, disat­tento all’emergenza dei cit­ta­dini. Lo ha ricor­dato due giorni fa la segre­ta­ria della Cgil, Susanna Camusso, con una dura nota di cri­tica al pre­si­dente del con­si­glio, Mat­teo Renzi.

Sono tante le aziende, grandi e pic­cole, note e o pres­so­ché sco­no­sciute al grande pub­blico, che in que­sti giorni vivono momenti di pas­sione, con i lavo­ra­tori che hanno in mente tutto tranne la sere­nità di godersi le vacanze estive: si va – solo per citarne alcune – dalla Ideal Stan­dard alla Thys­sen­krupp di Terni, dalla Sapa di Pri­verno di Latina alla raf­fi­ne­ria di Gela, senza dimen­ti­care situa­zioni costan­te­mente a rischio, anche dal punto di vista ambien­tale, come il side­rur­gico di Piom­bino e l’Ilva di Taranto.

Spesso i lavo­ra­tori sono costretti a occu­pare le pro­prie fab­bri­che, sognando forse di poterle man­te­nere in vita: ma spesso si tratta di pro­du­zioni che hanno biso­gno di forti inve­sti­menti di capi­tale, non solo per l’attività ordi­na­ria, ma anche per l’innovazione e l’aggiornamento costante degli addetti. Non c’è dav­vero altra via: è il governo che deve atti­varsi con una seria poli­tica indu­striale, con risorse e inve­sti­menti che a loro volta spin­gano i gruppi pri­vati a scom­met­tere sull’industria del nostro Paese.

Temi che il sin­da­cato ricorda costan­te­mente, da qui anche l’appello/attacco della segre­ta­ria della Cgil al pre­mier: «È dav­vero ora che il governo Renzi rompa gli indugi e agi­sca per attuare la prima vera riforma che serve all’Italia: difen­dere e allar­gare l’occupazione, tro­vare risorse per inve­stire nel lavoro», ha scritto Camusso nella sua nota. I sin­da­cati la set­ti­mana ven­tura – il 22 e 24 luglio – saranno impe­gnati in vari pre­sidi per sol­le­ci­tare al governo il rifi­nan­zia­mento com­pleto degli ammor­tiz­za­tori sociali.

Tor­nando più nel det­ta­glio al rap­porto della Cisl, leg­giamo che sono 136.616 mila «i lavo­ra­tori a rischio di per­dita di impiego nel corso del 2014», nei set­tori della mani­fat­tura e delle costru­zioni. Sono quindi oltre 10mila le per­sone che ogni mese rischiano di vedere sal­tare la pro­pria occu­pa­zione. E quel che più pre­oc­cupa, è che que­sto dato peg­giora rispetto alle stime 2013, con 13.486 posi­zioni in più in peri­colo (+11%).

Par­ti­co­lar­mente col­pito il Sud, se cal­co­liamo che dei 900 mila posti persi negli anni clou della crisi – il periodo 2008–2013 – ben 490 mila, cioè il 58,9% del totale, sono andati persi nel Meri­dione solo lo scorso anno.

Secondo il segre­ta­rio con­fe­de­rale della Cisl, Luigi Sbarra, «l’Italia non può per­met­tersi di per­dere il pro­prio patri­mo­nio di capa­cità indu­striali». Ecco per­ché, per la Cisl, il solo Jobs Act, o la già varata riforma Poletti dei con­tratti a ter­mine, non pos­sono bastare: «Le sole azioni per l’ulteriore modi­fica del mer­cato del lavoro rischiano di essere inu­tili, se non dan­nose, creando una peri­co­losa alta­lena fra attese e incer­tezze – dice Sbarra – Piut­to­sto, ci si dovrebbe con­cen­trare su ciò che è rima­sto incom­piuto, vale a dire il neces­sa­rio allar­ga­mento delle tutele in caso di crisi azien­dale e disoc­cu­pa­zione, il con­tra­sto al falso lavoro auto­nomo e il decollo delle poli­ti­che attive del lavoro».

«L’allarme della Cisl va preso in seria con­si­de­ra­zione – com­menta Cesare Damiano (Pd), pre­si­dente della Com­mis­sione Lavoro della Camera – Chie­diamo al governo di pro­ce­dere con gra­dua­lità a rifor­mare gli ammor­tiz­za­tori esi­stenti per non aggiun­gere all’attuale situa­zione, già molto grave, nuovi disoccupati».

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