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"Non è l'autunno dei riti. Mobilitazione sindacale trasversale e continua". Intervista a Fabrizio Tomaselli, Usb
L'autunno non può essere un rituale, come ha detto Cremaschi, tanto più in una situazione di crisi...
Ci rendiamo conto che c’è una situazione di rassegnazione e sfiducia tra i lavoratori, che pure in qualche modo stanno rispondendo alla crisi. Non è solo il futto della crisi ma della mancata risposta sindacale complessiva alla crisi che sta colpendo le fasce più povere e i lavoratori stessi. Da qui non si può prescindere. Dal punto di vista sindacale e sociale c’è la necessità di dare risposte concrete e in tempi rapidi.

Di fronte c’è un Governo che dilaga in negatività proprio verso il mondo del lavoro.
Quello che passa con Renzi è la somma e la sintesi delle volontà espresse, e non realizzate, da parte dei governi precedenti. Monti come Berlusconi e Letta avevano affrontato la crisi scaricando su lavoratori e disoccupati tutta una serie di conseguenze, ma di fatto sono caduti nelle strettoie non tanto sindacali ma delle loro beghe interne. Renzi sembra che con il leit motiv del “disastro dopo di me” stia aprendo una strada unilaterale che non concede nulla al confronto. A questo ha corrisposto la mancanza completa di azione da parte di Cgil Cisl Uil. Qui, però, non c’è nemmeno non solo la concertazione ma anche la collaborazione.

In agenda c’è il Jobs act e, quindi, da quello che sembra anche lo Statuto dei lavoratori. Una risposta andrebbe data…
Nonostante questo clima di sfiducia è necessario dare risposte e sottolineare il fatto che c’è l’opposizione. E’ necessario dire chiaramente senza balbettare quello che è. Noi ci apprestiamo dal punto di vista sindacale ad organizzare le mobilitazioni a livello generale. Lo diciamo spesso, non vuole esere il solito sciopero autunnale, che in qualche modo è diventato un rituale. Di fatto stiamo parlando di sciopero generale che cercheremo di costruire insieme a più forze possibili.

Potresti specificare meglio.
L’invito è stato rivolto a Fiom, sinistra Cgil, organizzazioni sindacali di base. Non avremo un rispoosta diretta da parte della Fiom e quindi dovremo cominciare a lavorare per costruire una mobilitazione che magari non sia limitata alla sola giornata dello sciopero generale ma più vasta e generalizzata. E per questo motivo stiamo confrontandoci con movimenti e studenti che in quaclhe modo condividono di dare risposte strutturali e non legate alla sola situazione odierna. Va ricostruito un tessuto sociale e c’è bisogno di condivisione. Quello che è stato per esempio costruito con il 18 e 19 è importante ma c’è stata una mancata prosecuzione positiva. Noi crediamo che la generalizzazione degli scioperi e il coinvolgimento del sociale nel territorio.

Che bilancio fate del vostro percorso verso una maggiore identità confederale?
La valutazione rispetto a quattro anni fa, quando abbiamo costruito Usb, è di quattro anni positivi. Un fatto che non si era mai verificato negli anni passati, c’è stato l’avvicinamento di settori prima legati ad altre organizzazioni sindacali. Questo è la conseguenza dell’abbandono soprattutto in Cgil di alcune logiche costruite nei vari decenni.Però dall’altra parte c’è come motivazione in settori sempre più vasti del riconoscimento della possibilità di costruire una alternativa. In alcuni settori del mondo del lavoro Usb viene visto come una alternativa possibile. E questo lo vediamo in termini mediatici. Pur essendo oscurati emergono degli acuti, come a Taranto. Oggi c’è questa prospettiva di alternativa sindacale un po’ per merito nostro un po’ per demerito di Cgil, Cisl e Uil.

La prossima vostra iniziativa, la notte della democrazia, metterà un po’ il dito nella piaga portando in primo piano uno dei punti condivisi con la Fiom.
La repressione e il taglio dei livelli minimi di democrazia hanno portato all’accordo del 10 gennaio, che è l’esempio classico dell’esclusione del dissenso sui temi che contano. Il 16 settembre abbiamo il ricorso al Tribunale di Roma. E per dare forza a questo stiamo organizzando una giornata in tutta italia, fissata il 15 settembre. Daremo un segnale di determinazione nel contrastare questi progetti anticostituzionali e iniqui.

Del resto la sentenza della Consulta sulla Fiom...
E’ un pezzo. Nel nostro ricorso citiamo la sentenza, perché dice chiaramente che non possono essere le aziende a scegliersi gli interlocutori. Siccome dice che non ci sono criteri allora non può essere valido l’accordo, che è un accordo tra privati. Siamo convinti altresì che la strada della democrazia non sia quella dei tribunali continuando a dire che serve una legge sulla rappresentantività.

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