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"La crisi presenta scenari inediti. Serve un soggetto sindacale forte". Intervista ad Adriano Sgrò (Cgil)
In questi giorni, il dibattito sindacale è tornato a riaccendersi sia in relazione alle mobilitazioni autunnali, sia per capire se è possibile una interlocuzione nell’area del sindalismo dissidente e antagonista fuori e dentro la Cgil.
Il Coordinamento di Democrazia e Lavoro, area della Cgil che si pone quale obiettivo centrale quello di articolare una discussione sul modo di ricondurre la Cgil dentro un’alveo in cui l’azione sindacale sia unita all’azione politica, crede che una ripresa efficace delle lotte e dell’iniziativa sindacale non sia più rinviabile. Non può essere un autunno uguale agli altri. La crisi presenta scenari del tutto inediti. Alcuni economisti sostengono che si sta uscendo sì dalla crisi, ma senza occupazione. Occorrono politiche economiche vere e un intervento dello Stato nell’economia.

Che bilancio date dell’iniziativa della Cgil?

La Cgil non è riuscita ad incalzare l’esecutivo ed ha finito per gestire ordinariamente problematiche che avrebbero dovuto essere affrontate con una strategia diversa. E’ chiaro che occorre ridare protagonismo alla Cgil e mettere in collegamento la rappresentanza con la politica. La Cgil deve aquisire un ruolo reale, prima ancora di una forte autonomia, perché comunque siamo fuori da ogni possibile influenza verso il Governo. Anche perché, il governo ha un’idea della rappresentanza di stampo prettamente populista.

Che ne pensi del dibattito trasversale tra i diversi soggetti sindacali?

Le trasformazioni possono essere attuate da quei soggetti che in passato hanno svolto un ruolo fondamentale nella trasformazione della società. Principalmente, crediamo che la Cgil debba acquisire questo ruolo. E’ complicato e difficile, perché spesso riusciamo a separare la tratativa immediata dal respiro più generale della fase. Però non dobbiamo rinunciare. Come nel passato, non abbiamo rinunciato ad aderire a quei network che si sono prodotti su alcuni temi come la difesa della Costituzione o per battere il dilagare del precariato. All’orizzonte non ci può essere una demonizzazione della Cgil, però. E’ evidente che se non si dà il via a una ripresa forte della nostra soggettività nello scenario politico tutto diventa più complicato. La situazione può precipitare da un giorno all’altro verso scenari anche inediti. Costruire nei luoghi di lavoro l’azione sindacale di soggetti adeguati al livello di scontro.

Su quali temi?
I temi sono quelli del lavoro, perché ridare centralità al lavoro è il centro della nostra iniziativa così come la tematica delle pensioni. Raccordare per esempio l’iniziativa dei delegati sulle pensioni affinche si possa arrivare a qualcosa di sostanziale, anche perché la legge Fornero non riguarda solo gli esodati. Così come il tema del contratto nazionale. C’è tutto il contratto del pubblico impiego che si sta traducendo nella spending rewiev e nei tagli ai servizi. Il contratto e le pensioni devono assumere un valore di battaglia generale. E poi, in tempi di crisi sostenere che l’orario si possa ridurre non è una follia come sembra. Occorrerà raccordare queste lotte con universitari, studenti, centri sociali, disoccupati: soggettività che vogliono riemergere, dopo anni di crisi, come soggettività protagoniste.
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