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"Sarà uno sciopero che farà male alle banche". Intervista a un rappresentante sindacale Fisac
Stefano Pagila, rappresentante sindadcale della Fisac, come si annuncia questo sciopero?
C’è stata un grossa mobilitazione da parte di tutte le sigle, dalle più moderate a quelli di base. E in più assistiamo a un ravvicinamento tra le sigle classiche di categoria che prima trattavano addirittura su tavoli separati.

Che cosa giustifica questo forte spirito unitario?

L’attacco da parte dell’Abi è forte. La minaccia di disapplicazione del contratto nazionale a partire da aprile è piuttosto concreta. E arriva dopo lunghi mesi di tentativi di portarla a casa. L’intenzione dell’Abi è che se non si trova un accordo non ci sarà l’applicazione di alcun istituto contrattuale. Tra queste ne abbiamo alcuni vantaggiosi come le ferie e l’indennità di maternità.

Ma l’Abi cosa vuole oltre alla disapplicazione del contratto e massicci licenziamenti?
Innanzitutto ha respinto tutte le proposte anche su un nuovo modello di banca che eroghi davvero il credito ai territori e alle famiglie. La nostra battaglia è per la difesa dell’occupazione e del salario. Il vero obiettivo dell’Abi è smantellare il contratto sostituendolo con accordi aziendali. Pericolossimi peraltro, dopo i 68mila licenziamenti e altri in arrivo. Intanto, i dirigenti si aumentano unilateralmente i compensi. Un sitema folle, insomma.

Le banche hanno paura degli stress-test e cercano di tranquillizzarsi aattccando il lavoro?
Gli stress test hanno individuato come banche più solide quelle imbottite di derivati e stangato quelle che realmente fanno credito a imprese e famiglie. Quindi, come vedi speculazione e attacco al lavoro tornano a combinarsi. Si perannunciano nuove fuoriuscite anche atraverso le esternazlizzzioni, che è il loro intervento sui costi.

Che impressione hai avuto dello stato della categoria nel corso delle assemblee?
Nell’immaginario collettivo il bancario è un lavoratore privilegiato. Si confonde il bancario con il banchiere. In realtà, oggi come oggi i nuovi assunti hanno livelli molto bassi di busta paga, anche di 1.100 euro. C’è la consapevolezza di stare nell’occhio del ciclone. Già una prima risposta c’è stata nell’ottobre 2013, con uno sciopero che riuscì al 90%. Noi prevediamo domani uno sciopero con un’alta adesione. Abbiamo alcune situazioni di grave crisi, come la Crediop. Delicata anche la situazione in Credifarma. In più esternalizzazioni sia in Unicredit che in Montepaschi.
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