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Treni, dieci anni fa la strage di Crevalcore. Cgil e Usb: "Sulla sicurezza non è cambiato niente"
Sono trascorsi dieci anni dalla strage di Crevalcore, che il 7 gennaio del 2005 causo' 17 morti (di cui 5 ferrovieri) e 20 feriti. "Di quel terribile giorno ricordiamo il dolore e la rabbia. Dolore per le vittime innocenti, tra cui cinque ferrovieri, ma anche rabbia per una strage che si poteva e doveva evitare", dice l'Usb in una nota. La ricorrenza di Crevalcore è anche al centro di un documento stilato dai famigliari delle vittime della strage di Viareggio (29 giugno 2009) in cui viene ricordata l'assoluzione degli imputati e l'errore umano del macchinista. 

Da allora le cose non sembrano essere cambiate in meglio e il sindacato di base teme che il peggio possa ancora dover venire: "La cultura dei profitti, della privatizzazione strisciante, dell'abbattimento dei diritti e della sicurezza, la costante minaccia di licenziamento introdotta dal Jobs act e che sara' utilizzata per 'convincere' quei ferrovieri che si rifiuteranno di mettere in circolazione convogli non a norma, temiamo che aumenteranno la impressionante serie di omicidi sul lavoro"; nel settore della manutenzione a partire dal 2006 si contano 51 i lavoratori deceduti. "Un costo inaccettabile conseguenza di un'organizzazione del lavoro che risente dei pesanti tagli all'occupazione e dell'esternalizzazione di attivita' verso imprese private che pongono il profitto al di sopra della sicurezza", protesta l'Usb nel comunicato in cui punta il dito anche contro "turni di lavoro sempre piu' massacranti e dl'innalzamento dell'eta' pensionabile che vorrebbe ferrovieri settantenni saltare fra i binari come grilli".

Due casi fanno un campanello d'allarme. I deragliamenti avvenuti nei giorni scorsi a Guastalla nel reggiano e sulla Ferrara-Codigoro. La protesta arriva anche dalla Filt-Cgil: chiede che in Emilia-Romagna cessino di esistere linee ferroviarie "che, in termini di sicurezza, gia' appartengono al futuro, quelle di Rfi, e altre che stanno ancora nel passato remoto". Ovvero quelle di Fer, per le quali il sindacato chiede un investimento urgente per dotarle di sistemi di sicurezza e protezione avanzati che intervengono automaticamente fermando il treno quando, ad esempio, va troppo veloce o supera un segnale di stop perche' magari il macchinista, per un malore, non e' piu' in grado di governare il convoglio. "I casi di Guastalla e sulla Ferrara-Codigoro- dice Alberto Ballotti, della Filt-Cgil, parlando alla 'Dire'- indicano chiaramente che le linee Fer sono obsolete dal punto di vista della sicurezza e che quindi occorre portarle al livello di quelle gestita da Rfi. Non ha piu' senso che nella stessa regione si abbiamo linee ferroviarie con cosi' forti differenze in termini di apparati di sicurezza". L'appello e' rivolto a Tper, ma anche alla Regione. "Si apra un ragionamento per investire sulla sicurezza delle linee Fer; in particolare, per la Regione- dice il sindacalista- questa dovrebbe essere una priorita': ricordiamoci che stiamo parlando di un 30% delle infrastrutture ferroviarie della regione".

Oltre che sull'attrezzare le sue linee con dispositivi radio che 'in remoto' garantiscono la sicurezza dei suoi treni, per la Cgil Fer dovrebbe "fare un salto di qualita' anche da un altro punto di vista" superando la situazione che la vede ancora oggi impiegare personale militare del Genio ferrovieri su alcune sue linee. "E' una situazione che va avanti dal 2009- spiega Ballotti- in alcuni casi, stiamo parlando di sette-otto treni al giorno, per garantire il servizio si usa personale militare"; si tratta di macchinisti o di personale che svolge il compito di "secondo operatore di macchina", un aiuto controllore per la sicurezza dei passeggeri, ma che non fa multe. "Lo facevano anche le Fs- ammette il sindacalista della Filt-Cgil- ma per gestire picchi di servizio o smaltimento di ferie, in Fer e' ancora una prassi secondo noi ormai da superare; si passi ad una gestione piu' normale. Peraltro, in caso di emergenza, questi militari sarebbero richiamati altrove e non potrebbero certo garantire il servizio ordinario".
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