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Fiom: la nostra idea di contratto

La Fiom Cgil ha appena varato la piattaforma per il rinnovo contrattuale. Il 24 e 25 ottobre i delegati riuniti in assemblea a Cervia hanno dato il via libera a un documento di 6 pagine, un testo snello che contiene però novità significative. “In questi anni – spiega Maurizio Landini ai microfoni di Italia Parla , la trasmissione di Radioarticolo1 – il contratto nazionale è stato attaccato, è stato derogato, è stato cambiato. Oggi di fatto, a partire dalla nostra categoria, accordi separati hanno già messo discussione l’idea del contratto nazionale così come lo avevamo conosciuto. Quindi la nostra proposta è anche una sfida alle imprese, perché per ricostruire, far ripartire l’economia secondo noi bisogna investire sulle persone, investire sul lavoro, investire su un sistema di relazione democratiche anche dentro i luoghi di lavoro”.

Contratto e rappresentanza
Lavoratori, delegati, sindacato secondo la Fiom dovranno essere più presenti nella vita delle imprese anche nelle loro scelte. Il sindacato propone una forma di partecipazione negoziata che – spiega ancora il segretario generale della Fiom – “non è avere delle azioni di qualche impresa. Per noi partecipazione è la possibilità per le persone che lavorano di potersi realizzare nel lavoro che fanno e di poter discutere delle scelte che l’impresa fa in relazione alle strategie e quindi il diritto di poter conoscere, di poter discutere preventivamente, di poter avanzare anche delle proposte molto concrete. Un’idea – prosegue Landini – che vuole coniugare il miglioramento della tutela e delle condizioni di chi lavora con il miglioramento e la crescita della competitività”.

La Fiom continua a incassare vittorie nelle aziende, le ultime negli stabilimenti Magneti Marelli di Paliano, nel Frusinate, in quelli Cnh di Lecce e Foggia. Si trattava di elezioni per i rappresentanti per la sicurezza. Però ottimi risultati li sta registrando anche a livello di fabbrica. “Noi chiediamo – puntualizza Landini al riguardo – che il nuovo contratto regoli tutta questa materia. Un contratto nazionale per essere valido ed esigibile, riconosciuto da tutti, deve essere firmato da organizzazioni che dimostrino di avere il 50% più uno delle rappresentanze in termini di iscritti e di voti presi dalle Rsu, e in ogni caso la maggioranza dei lavoratori interessati deve esprimersi per approvarlo. Chiediamo che queste non siano solo regole sindacali, ma che divengano vincoli contrattuali riconosciuti anche da Federmeccanica.

Se il contratto nazionale venisse fatto in questo modo, “non solo si supererebbe la pratica degli accordi separati, ma si potrebbe avanzare una proposta insieme anche alle imprese e al governo. Cioè – spiega Landini – dire che un contratto è valido per tutti e dà una validità erga omnes proprio perché i soggetti sono rappresentativi del consenso dei lavoratori. Allora diventa anche valido come elemento di legge non derogabile, e noi siamo per dire che a quel punto i minimi del contratto nazionale di lavoro salariale potrebbero diventare la soglia per il salario minimo per legge. Così si supera anche il problema del salario minimo per legge che abbassa i contratti. Sono i contratti che diventano salario minimo per legge”.

Gli aumenti e la contrattazione annuale
Per quanto riguarda gli aumenti salariali, la Fiom propone la novità della contrattazione annua. “Vuol dire – spiega sempre Landini – che a livello nazionale le normative, i diritti, le norme hanno una durata superiore che può essere di 3, di 4 anni, mentre sul salario la discussione avviene anno per anno. In questo modo si tiene conto non solo dell’inflazione ma dell’andamento complessivo sia dell’economia che del settore, sia del problema che riguarda la redistribuzione della ricchezza a favore anche del lavoro. Poi questo non sostituisce la contrattazione aziendale: la si farà dove si è organizzati, dove si ha la forza, dove si ha la rappresentanza. Non a caso, oltre a una contrattazione annua del salario, che noi proponiamo per il 2016 aumenti del 3%, riteniamo che si debba andare a una riforma complessiva: se si introduce la contrattazione annua, questa cifra dev’essere redistribuita sui minimi salariali e poi, ogni anno, dev’essere rinegoziata. Da anni lo fanno in Germania, quindi prendiamo a riferimento un’esperienza che ha funzionato”.

La sanità integrativa
Nella piattaforma Fiom c’è un capitolo dedicato alla sanità integrativa. E’ anche una risposta alle ultime leggi di stabilità che hanno affossato il sistema sanitario nazionale. “Tante imprese, tanti singoli soggetti – spiega Landini – si inventano forme di sanità integrativa individuale. Pensiamo che sia importante affrontare questo tema non per indebolire il sistema sanitario nazionale ma per rafforzarlo. Chiediamo che le imprese mettano dei soldi per dare delle prestazioni ai lavoratori che siano integrative, non sostitutive del servizio sanitario. Pensiamo alla non autosufficienza, alle cure odontoiatriche, al rimborso di ticket per chi va nelle strutture pubbliche, a elementi di prevenzione che affrontino anche i programmi della sicurezza e della salute sul lavoro”. Queste coperture – sottolinea il segretario Fiom – devono essere garantite a tutti, “non solo a chi ha un contratto a tempo indeterminato, ma a chiunque entri in un’azienda metalmeccanica, sia con un contratto a termine, sia col lavoro interinale, sia una partita Iva, sia una collaborazione. Il contratto deve tornare a essere quello strumento che garantisce parità di diritti e di retribuzione a tutte le persone che lavorano”.

Il Fondo Cometa e le politiche industriali
Prosegue Landini: “In Italia esiste Cometa, il fondo integrativo dei metalmeccanici e le imprese metalmeccaniche, che è il più grande fondo pensionistico integrativo in Europa. 450.000 metalmeccanici hanno aderito, quasi la metà di quelli che lavorano nelle imprese a cui si applica il contratto di Federmeccanica. Continuiamo a vedere questa contraddizione, cioè che i soldi dei lavoratori, anche quelli che ci mettono anche le imprese per il singolo lavoratore, continuano a essere investiti senza un ritorno utile per l’economia del nostro paese. Allora chiediamo, e stiamo parlando di miliardi, è che le parti istitutive Fim, Fiom, Uilm e Federmeccanica chiedano al governo un incontro per trovare un sistema in modo che il governo, mentre garantisce i rendimenti, possa utilizzare i soldi dei lavoratori e delle imprese per favorire processi di investimento in infrastrutture e manutenzione, per fare ripartire l’economia”.

No al Jobs Act
Per quanto riguarda le ultime “innovazioni” della recente legge sul mercato del lavoro, la Fiom ribadisce il no ai punti più controversi del Jobs Act (abolizione dell’articolo 18 nei nuovi contratti a tempo indeterminato, controllo a distanza, ecc.): “Dentro alle imprese continuiamo a pensare che è sbagliato avere persone che, pur facendo lo stesso lavoro, hanno diritti diversi. Questo secondo noi alla lunga non serve nemmeno alle imprese. Mi rendo conto che le posizioni delle nostre controparti sono molto diverse, ma se avremo il mandato, come io vi auguro perché la piattaforma nelle prossime settimane sarà votata da tutti i lavoratori, se la maggioranza dei metalmeccanici approva questa piattaforma a quel punto le imprese non devono rispondere solo alla Fiom, devono rispondere ai lavoratori e alle lavoratrici metalmeccaniche che non accettano una logica di competizione”.

I tempi della trattativa
“La trattativa – spiega Landini – inizia il 5 novembre. I lavoratori votano entro il 14. C’è anche la piattaforma di Fim e Uilm, quindi ci sono due di piattaforme sindacali. Immagino che pure Federmeccanica presenterà il suo punto di vista. Non è un tavolo semplice, del resto questi sono stati anni complicati. Il fatto nuovo è che non c’è più l’esclusione della Fiom. Questa non è una concessione, ce lo siamo conquistati perché nonostante quello che è successo in Fiat, ma anche nel settore metalmeccanico, noi siamo più forti di 7 anni fa, abbiamo ancora più rappresentanti, abbiamo dimostrato di fare degli accordi in Italia alla Whirpool, alla Electrolux, alla Lamborghini, alla Dalmine e potrei proseguire. Abbiamo dimostrato di essere un sindacato che non solo ha delle idee generali ma anche una rappresentanza che sa fare accordi”.

Il 21 in piazza
Landini conclude ricordando che l’assemblea di Cervia ha “deciso di mobilitarsi per cambiare la legge del governo e per confermare e sostenere la nostra piattaforma, e quindi abbiamo avuto il mandato di organizzare, per il 21 novembre a Roma, è un sabato, una grande manifestazione proprio per chiedere i cambiamenti necessari alle politiche del governo, la lotta all’evasione fiscale, la riduzione dell’età pensionabile, la redistribuzione vera della ricchezza e la ripresa degli investimenti. C’è bisogno che la gente non rimanga da sola, non sia rassegnata ma continui a pensare che è possibile cambiare la situazione”

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