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"Ma che bello lo sciopero!". Usb fa il pieno e manda in tilt i piani di Renzi, Gabrielli e Marino
Le cronache parlano di una città nel caos anche a causa del maltempo e della concomitanza di ben due cortei, uno al mattino e uno nel pomeriggio; ma ieri a Roma è successo che un piccolo sindacato di base, l’Usb, tacciato di voler fare uno “sciopero politico”, direttamente dall'assessore Esposito, in realtà ha convinto migliaia di lavoratori a restare a casa. Gli addetti di Atac e Ama, hanno quindi voltato le spalle al sindaco Marino, al prefetto Gabrielli e a Cgil, Cisl e Uil che all’ultimo momento avevano deciso di differire lo sciopero. I lavoratori hanno detto no alla privatizzazione di tutte e due le aziende. E, soprattutto, a un attacco senza precedenti ai diritti del lavoro. Non a caso la manifestazione è cominciata proprio davanti al Colosseo, dove i lavoratori sono stati tacciati di “terrorismo” per aver voluto fare una normale assemblea sindacale.

La riuscita dello sciopero è andata di traverso a quanti in questi mesi stanno tessendo la tela della “legge antisciopero”. Ieri, per esempio, Roberto Alesse, sempre in prima linea quando si tratta di urlare contro le lotte dei lavoratori, ha elencato la sua “lista nera”, cercando di sfruttare l’effetto mugugno dei cittadini rimasti intrappolati in una metropoli-monstre: referendum tra i lavoratori per la proclamazione di uno sciopero, aumento delle sanzioni in caso di violazione delle regole e possibili sanzioni per i singoli lavoratori in caso di astensione autonoma invece che solo per aziende e sindacati, una possibile moratoria per le proteste in caso di grandi eventi (come nel caso del Giubileo) e il rafforzamento dei poteri di precettazione. Per il momento si parla di regole nei servizi pubblici essenziali, che il Parlamento dovrebbe introdurre con un apposito provvedimento legislativo, ma in realtà i piani del Governo sono ben più ampi.

Secondo i dati squadernati da Alesse, che fa finta di non sapere che il 50% dei lavoratori italiani è ancora senza rinnovo del contratto nazionale, nei primi otto mesi dell'anno sono stati proclamati oltre 1.500 scioperi nei servizi essenziali (+7,5%) con 1.055 proteste effettuate (+6%) ma il picco degli aumenti si è avuto nel trasporto pubblico locale con 255 scioperi proclamati e 193 effettuati (+40%). Solo a Roma, 16 scioperi, una media di due al mese. ''La verifica della rappresentatività sindacale - dice Alesse - rimane un'esigenza fondamentale per il nostro sistema di relazioni industriali. Attualmente qualunque soggetto collettivo, anche non adeguatamente rappresentativo, può esercitare allo stesso modo il diritto di sciopero, al quale può aderire qualunque lavoratore. In tal modo, spesso, di tale fondamentale diritto costituzionale, finiscono per avvantaggiarsi, non le organizzazioni sindacali più rappresentative e radicate nella maggioranza dei lavoratori, ma quelle che, specie in particolari situazioni di crisi, si presentano come più aggressive e spregiudicate''. Insomma, Alesse è così pieno d’odio nei confronti dei lavoratori che vuole abolire la possibilità di scelta del singolo lavoratore e non l’indizione dello sciopero in quanto tale.

Intanto, Usb si dice "orgogliosa" della riuscita dello sciopero e dei "5mila manifestanti " del corteo che nel pomeriggio hanno sfilato nella Capitale, l'Usb annuncia che non si fermerà: "proseguiremo senza tregua in difesa dei servizi e del lavoro". Usb rivendica metodi e motivazioni di una lotta che mette insieme il trasporto pubblico, i lavoratori dell'Ama, anch'essi in sciopero oggi, i dipendenti delle Coop 29 giugno ed i lavoratori dei canili comunali e degli enti previdenziali privatizzati. E con l'hastag Roma libera, il sindacato parla di una "Capitale in mano a lavoratori e cittadini".
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