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"Il pubblico impiego sarà in piazza il 28. Ma una sola scadenza non basterà". Intervento di Matteo Gaddi
In questi ultimi anni il pubblico impiego è stato sotto attacco come mai prima d’ora. le campagne giornalistiche scandalistiche, sapientemente orchestrate e sfruttate da chi intendeva sferrare attacchi ai diritti dei lavoratori, hanno preparato il terreno ideale per i continui interventi che si sono succeduti ad un ritmo impressionante. l’assenteismo, le finte malattie, l’abuso di permessi (come la legge 104) e molto altro ancora, riferiti a singoli casi (ben individuabili e punibili) sono stati invece presentati come la condizione normale, ordinaria di milioni e milioni di “fannulloni”, che quotidianamente rubavano lo stipendio pagato con le tasse degli onesti cittadini. a questo si sono aggiunte le manovre di risanamento dei conti pubblici che, ovviamente, anziché partire da un progetto complessivo di riforma della pa, hanno operato tagli indiscriminati colpendo i soliti noti: lavoratrici e lavoratori che con il loro lavoro quotidiano garantiscono quei servizi essenziali che caratterizzano ogni stato democratico (sanità, istruzione, servizi sociali, servizi ai territori ecc.). ha avuto buon gioco l’allora ministro brunetta a cancellare, per legge, anni e anni di contrattazione nel pubblico impiego stabilendone il blocco. di anno in anno, il blocco stabilito dalla legge brunetta, è stato prorogato fino a raggiungere la cifra record di sei anni. sei anni di vacanza contrattuale che ha provocato un danno enorme ai lavoratori pubblici, già alle prese con i loro magri salari. oltretutto si è provveduto anche a svuotare, letteralmente, la contrattazione decentrata infliggendo un ulteriore danno salariale. nel frattempo sono state peggiorate le norme sulla mobilità (anche nel pubblico si possono mettere in esubero i lavoratori e licenziarli, altroché certezza del posto fisso!), si sono introdotte regole umilianti sulla malattia, si sono tagliati i diritti sindacali, sono proseguite esternalizzazioni, privatizzazioni, appalti al massimo ribasso ecc. senza contare gli interventi “settoriali”: la vicenda-province non ancora conclusa con migliaia di posti di lavoro in ballo e la messa in discussione di interi servizi (politiche del lavoro, formazione professionale, sociale ecc.), il taglio delle prefetture, l’intervento sulle camere di commercio. per tacere della sanità, che ogni anno finisce nel tritacarne dei tagli lineari. la lista potrebbe continuare, ma il senso è chiaro. il problema è che a fronte di un attacco così brutale è venuta a mancare una reazione sindacale all’altezza dello scontro che i vari governi (sostenuti da confindustria e da quasi tutti i partiti) hanno condotto nei confronti del pubblico impiego. E’ servita una sentenza della corte costituzionale per riaprire la questione del rinnovo contrattuale. la risposta del governo è stata insultante: dopo sei anni di blocco contrattuale che ha causato migliaia di euro di perdita, ha messo sul piatto 5 euro, un caffè (alla macchinetta) al giorno. al momento le risposte dei sindacati di categoria e delle confederazioni sono state insufficienti: sono mancate iniziative capaci di mobilitare il pubblico impiego su obiettivi chiari e costruiti con i lavoratori. sabato 28 il pubblico impiego scende in piazza: dovrà essere una grande manifestazione, partecipata e combattiva. gli obiettivi sono quelli di: rinnovare il contratto nazionale, scaduto da oltre sei anni, stanziare risorse adeguate nella legge di stabilità per i contratti pubblici, ben oltre la 'mancia' proposta dal governo, liberare dai vincoli la contrattazione decentrata, la sola via per migliorare l'organizzazione del lavoro e la qualità dei servizi pubblici; valorizzare il lavoro pubblico e i servizi pubblici, contro le scelte sbagliate del governo e contro i tagli che riducono i diritti di tutti; rivendicare risposte per i precari e per l'occupazione tutta, a partire dal contrasto alle nuove e intollerabili misure che bloccano il turn over. ovviamente non basterà una manifestazione: l’auspicio e l’impegno è che da sabato per il pubblico impiego si apra una reale stagione di lotta. tacco così brutale è venuta a mancare una reazione sindacale all’altezza dello scontro che i vari governi (sostenuti da confindustria e da quasi tutti i partiti) hanno condotto nei confronti del pubblico impiego. E’ servita una sentenza della corte costituzionale per riaprire la questione del rinnovo contrattuale. la risposta del governo è stata insultante: dopo sei anni di blocco contrattuale che ha causato migliaia di euro di perdita, ha messo sul piatto 5 euro, un caffè (alla macchinetta) al giorno. al momento le risposte dei sindacati di categoria e delle confederazioni sono state insufficienti: sono mancate iniziative capaci di mobilitare il pubblico impiego su obiettivi chiari e costruiti con i lavoratori. sabato 28 il pubblico impiego scende in piazza: dovrà essere una grande manifestazione, partecipata e combattiva. gli obiettivi sono quelli di: rinnovare il contratto nazionale, scaduto da oltre sei anni, stanziare risorse adeguate nella legge di stabilità per i contratti pubblici, ben oltre la 'mancia' proposta dal governo, liberare dai vincoli la contrattazione decentrata, la sola via per migliorare l'organizzazione del lavoro e la qualità dei servizi pubblici; valorizzare il lavoro pubblico e i servizi pubblici, contro le scelte sbagliate del governo e contro i tagli che riducono i diritti di tutti; rivendicare risposte per i precari e per l'occupazione tutta, a partire dal contrasto alle nuove e intollerabili misure che bloccano il turn over. ovviamente non basterà una manifestazione: l’auspicio e l’impegno è che da sabato per il pubblico impiego si apra una reale stagione di lotta
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