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Amianto, sindacati e associazioni chiedono al Governo una cabina di regia nazionale
Cgil, Cisl e Uil, le Associazioni vittime dell’amianto Afeva e Aiea, e l'Anmil scrivono al Presidente del Consiglio Renzi, ai Ministri
Lorenzin, Galletti e Poletti, ai Presidenti di Camera e Senato Boldrini e Grasso, al Presidente della Commissione Infortuni del Senato Camilla Fabbri e ai Presidenti dell’ANCI e delle Regioni Fassino e Chiamparino, per chiedere che nella nuova Legge di Stabilità sia prevista la creazione della Cabina di regia del Piano Nazionale Amianto a Palazzo Chigi.

I gravi problemi per la salute, oltre 4.000 casi all’anno per malattie dovute all’amianto di cui oltre il 50% mortali, i ritardi e le carenze delle bonifiche, le attese deluse circa i risarcimenti delle vittime, impongono di rendere subito operativo il Piano Nazionale Amianto, che da due anni è fermo alla Conferenza Stato Regioni. I sindacati e le associazioni delle vittime dell’amianto chiedono di utilizzare la prossima Legge di Stabilità per rendere subito operativa la Cabina di Regia per la lotta all’amianto, per debellare una volta per tutte la grave minaccia dell’amianto dalla vita dei cittadini italiani. Cgil, Cisl, Uil, Afeva, Aiea e Anmil chiedono inoltre al Presidente del Consiglio Matteo Renzi di essere operativo ed efficace come in occasione della Legge di Stabilità dello scorso anno che, dopo la scandalosa sentenza del processo Eternit, destinò 140 milioni per la bonifica di Casale Monferrato, Bagnoli, Bari ed altri siti fortemente inquinati dall’amianto e determinò anche l’indennizzo dei cittadini malati di mesotelioma con l’accesso al
Fondo Vittime dell’Amianto.

Uno degli argomenti affrontati ieri nel corso della conferenza a Torino dal titolo “Rischio amianto. Bonificare e riqualificare, informare i cittadini, formare i lavoratori, sostenere le famiglie delle vittime”, riguarda in particolar modo i familiari dei lavoratori che si occupano della rimozione e che si trovano a maneggiare in casa abiti e oggetti contaminati, così come gli utenti di edifici pubblici e gli abitanti di edifici privati che nascondono vecchie e spesso malmesse coperture o strutture di amianto”. Per Ermira Behri della segreteria nazionale Fillea Cgil, c'è la necessità, che la Fillea sostiene da anni, di garantire un livello alto di informazione e formazione dei lavoratori (nonché di Rls e Rlst), di promuovere corsi formativi gratuiti, sia per gli operatori stranieri, sia per i soggetti non direttamente interessati, ma comunque coinvolti nelle attività di bonifica (come trasportatori e addetti al riciclaggio), di istituire uno specifico percorso formativo che porti alla qualifica-specializzazione – per lavoratori o dirigenti di azienda – di addetti a manutenzione, smaltimento e bonifica dell’amianto. Non solo. A causa della diffusa presenza dell’asbesto negli edifici esistenti, è indispensabile fornire – anche attraverso il sistema degli enti bilaterali di settore – una formazione adeguata al fine di prevenire rischi di esposizione involontaria anche ai lavoratori di imprese non specializzate per la rimozione della sostanza, che si occupano di restauro, manutenzione e demolizione edile, che vi si potrebbero imbattere accidentalmente. La conoscenza e la percezione del rischio può consentire una scelta responsabile dei lavoratori e la possibilità di avvalersi del diritto di proteggersi o di rifiutare un determinato lavoro. È quindi importante una governance del diritto alla formazione specifica e delle condizioni di salute e sicurezza, che offra importanti e non derogabili spazi alla contrattazione di primo e secondo livello, soprattutto nelle realtà lavorative più piccole e nei cantieri diffusi sul territorio, e a un aumento qualitativo e quantitativo dei controlli da parte dello Stato.

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