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"Rsu nel pubblico impiego? Il voto ai cobas all'insegna di potere di acquisto, conflitto, resistenza e dignità"
Il prossimo 6 febbraio scadono i termini per la presentazione delle liste alla tornata elettorale per il rinnovo dei rappresentanti sindadcali. Si tratta di un test importante per il sindacato di base, perché dopo anni di blocco della contrattazione il sindacalismo confederale sembra aver consegnato il settore a una sorta di immobilismo cronico. Con questa doppia intervista a Maurizio Russo e Federico Giusti approfondiamo il programma elettore del Cobas pubblico impiego

Il Cobas Pubblico impiego sarà presente e con quali parole d'ordine?
In molti enti, lavoratori e lavoratrici ci dicono: "i Cobas hanno ragione, fanno battaglie giuste ma noi non ce la sentiamo di candidarci, non abbiamo tempo, troppi impegni, non ne vale la pena". Per questo il titolo di un nostro manifesto è proprio "mettiamoci la faccia". Ogni sindacato trova crescenti difficoltà nella presentazione di liste, il pubblico impiego è la categoria che ha subìto poderosi tagli salariali palesi (il blocco dei contratti e della contrattazione) e occulti (mancate progressioni economiche , decremento dei fondi di produttività), tagli occupazionali (sono migliaia di precari non confermati, il blocco del turn over in 5 anni ha cancellato quasi mezzo milione di posti di lavoro), eppure la risposta sindacale è ai minimi termini. Vogliamo rifletterci?

Gli scioperi in solitudine, quelli lanciati da una singola sigla, oltre a raccogliere adesioni irrilevanti, sovente sono piu' finalizzati alla visibilità di una organizzazione che a costruire sensibilità diffuse, visioni critiche e azioni coerenti, conflitto e opposizione. Pensate che su argomenti rilevanti quali lo smantellamento delle Province il sindacato di base non è stato capace di costruire mobilitazioni comuni e una piattaforma unitaria, eppure il dpcm appena uscito non prende in considerazione le rsu e sugli esuberi assicura ai sindacati rappresentativi il solo diritto di informazione. Noi pensiamo che con tutti i loro limiti e difetti la esclusione delle rsu sia paradigmatica e funzionale ad un accordo già preso tra cgil cisl uil e Governo, del resto basta leggere il loro assenso alla Legge del Rio.

Un giudizio più duro o più realistico?
Realistico, certo. Il sindacato di base nel suo complesso, invece di inseguire la rappresentatività e i distacchi sindacali, dovrebbe mettersi a disposizione per condurre una battaglia di democrazia e di sostanza con tutto il sindacalismo di base, nessuno escluso. Non averlo fatto fino ad oggi ci ha indebolito tutti\e. Vogliamo smetterla di criticare il parlamentarismo dei partiti di sinistra quando poi se ne ripercorrono vizi e percorsi? Cosa vogliamo fare sulle partecipate e sugli appalti dove migliaia sono i posti di lavoro a rischio? Guardate che la battaglia sulle partecipate è centrale, chi per anni ha parlato di acqua bene comune ora tace dinanzi ad una grande manovra che porterà nei prossimi mesi alla cancellazione non solo di società senza personale ma di aziende con lavoratori\trici che rischiano di perdere il posto, con un quadro legislativo involuto che favorirà la privatizzazione di servizi al cittadino di primaria importanza. Il tutto avviene senza dare certezza alcuna al personale delle province che al 31 marzo dovesse essere dichiarato in esubero, il tutto avviene nel silenzio anche di chi si commuove per le elezioni greche ma sulle privatizzazioni di casa nostra non ha niente da obiettare se non scrivere qualche articolo su Il manifesto. In questa campagna di elezioni rsu non venderemo illusioni parlando invece degli ospedali che chiudono o sono gettati in malora dai tagli del Governo e delle Regioni, dei comuni in dissesto, delle province e delle partecipate in smantellamento, del blocco dei salari e dei contratti

Il sindacalismo di base sembra non sfondare...
Nel pubblico esiste un forte consenso clientelare ai sindacati cgil cisl uil ma anche verso gli autonomi. Non abbiamo riflettuto sulla natura corporativa di sindacati di mestiere tra gli infermieri, i tecnici e i vigili urbani, queste categorie hanno coltivato la illusione di staccarsi dai loro comparti ma alla fine si sono trasformati in lobby. Il dato preoccupante è che vigili e infermiere\i oggi lavorano in condizioni peggiori di prima, qualche volta hanno voci del salario accessorio in piu' degli altri colleghi ma le mansioni loro richieste e i carichi di lavoro sono insostenibili. Non è coltivando i sindacati di mestiere che si tutelano le figure professionali.

Perché il pubblico impiego si disingue dagli altri settori?
Il sindacato di base è frammentato ma soprattutto animato dalla spasmodica ricerca della rappresentatività (nel caso usb con una sorta di campagna acquisti per guadagnare ex funzionari della cgil animati dalla speranza di conservare i loro distacchi), i cobas hanno molti limiti ma non sono disposti a barattare la rappresentatività con qualche accordo indecoroso. Nonostante cio' noi continuiamo a proporre percorsi unitari. Tenete comunque conto che senza agibilità sindacale nessuna sigla riuscirà a sfondare, quando non hai permessi, assemblee è difficile arrivare nei luoghi di lavoro. C'è comunque la idea che il sindacato nel pubblico non serva, una idea costruita ad arte con la paura dei licenziamenti disciplinari, con contrattazioni ad personam e una pratica sindacale perdente di cgil cisl uil e sindacati autonomi. Deludente è poi la posizione della minoranza Cgil che in queste elezioni ha un profilo basso e tutto interno alla cgil dimenticando la critica alle posizioni del sindacato della camusso e del pd, ad una campagna eletorale che lascia fuori dalla discussione le questioni dirimenti.

Ma le rsu sono ancora un modello?
Le RSU in questi anni hanno accettato le logiche di divisione dei lavoratori\trici provocato una sorta di assenteismo consapevole dei lavoratori e delle lavoratrici portando i pochi soldi della contrattazione ad una piccola minoranza di dipendenti. Il Governo Renzi prima a poi estenderà al pubblico le regole infami già in vigore nel privato ma di questo nessuno sembra volere parlare. Le RSU sono in grandissima parte controllate da CGIL-CISL-UIL, che le gestiscono come loro appendici, negando qualsiasi autonomia alle stesse. Tale controllo avviene spessissimo imponendo regolamenti interni di funzionamento delle RSU che contribuiscono a mantenere il loro monopolio. Inoltre, il non candidarsi, spesso è figlio della paura di esporsi verso la dirigenza e la triplice sindacale. Paura delle rappresaglie e dell'emarginazione che nei settori pubblici si concretizzano anche con l'uso della performance costruita per dividere e mettere in concorrenza i lavoratori e per colpire, con valutazione negative e perdite salariali, i soggetti piu' combattivi .

Messa così è una situazione paradossale...
Cgil cisl uil hanno fatto di tutto perchè non nascessero coordinamenti di rsu e quando sono nati ha operato per la loro distruzione, detto cio' è bene ricordare che il potere di contrattazione è ormai ridotto ai minimi termini, si accetta un ruolo subalterno e di discussione su fondi della produttività ingessati e decisi dalle amministrazioni. Il ruolo dei cobas nelle rsu sarà quello di rompere con queste logiche, fare una battaglia sui contenuti e sulle prospettive senza adeguarsi alla maggioranza subalterna ai dettami del governo. Rompere con le logiche delle amministrazioni comunali, statali e universitarie e dei contratti da loro imposti, degli argomenti a senso unico imposti come ordine del giorno nelle delegazioni trattanti, dei contratti già scritti dalla controparte e supinamente accettati dalle rsu a maggioranza cgil cisl uil e sindacatini autonomi. Queste le parole d'ordine per voltare pagina. Nella cultura anglosassone c'è un detto eloquente: "o sei la soluzione sei parte del problema". Noi pensiamo di essere una soluzione conflittuale, certamente non da soli, nell'ottica di non subire i processi in atto. Anche di questo dovremmo parlare nelle elezioni rsu partendo da una domanda: come ci opporremo alla legge Madia sul pubblico impiego?

 

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