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Euro, gli imprevedibili scenari del futuro. Tesi a confronto al seminario "Cambia la Grecia,cambia l'Europa"
Riucirà la vittoria di Syriza in Grecia ad infiammare l’Europa? Il seminario, organizzato ieri al Centro congressi Cavour a Roma dal Gue e dal Prc ha cercato di rispondere a questa domanda, nella doppia chiave economica e politica. Economica, nel solco aperto da Tsipras e i suoi contro l’austerità dell’Ue alla ricerca di una soluzione sul debito greco; politica, nell’analisi del modello di unità della sinsitra che questa esperienza ci consegna come possibilità. “Cambia la Grecia, cambia l’Europa”, già nel titolo, quindi, il peso di una interdipendenza difficile da sottostimare in una fase di forte transizione: nuovi protagonisti della scena politica, nuovi equilibri e, soprattutto, programmi economici giunti ormai al capolinea per manifesta incapacità di risollevare le sorti della crisi che sembrano permanere in una drammatica illusorietà. Al capolinea è arrivato anche l’euro? O meglio, la sinistra antagonista deve “togliersi il paraocchi” e praticare “l’eurexit”, oppure può continuare la sua battaglia "riformatrice" dentro la moneta unica?

Interrogativi complessi che, a guardar bene, nemmeno possono essere ridotti all’alternativa “euro sì/euro no”, entrando in ballo processi e valutazioni che sfuggono alla modellistica tradizionale. Detta in un’altra maniera, dentro l’euro si cristallizzano i fondamentali del dominio di classe della borghesia oppure quella moneta ancora rappresenta, usando le parole di Roberto Pizzutti, un argine allo strapotere dei mercati e delle speculazioni.

La formula “dentro l’Europa per cambiarla”, usata da Roberta Fantozzi, della segreteria nazionale del Prc, che ha curato la relazione introduttiva, non lascia adito a dubbi. Ovvero, visto che i due corni del problema non possono essere formulati nemmeno con buona approssimazione, l'importante è stare nei processi adesso mirando il più possibile che l’esito non cada nel campo avverso, ovvero puntando alla fine della rigidità dei trattati.

Secondo la tesi di Emiliano Brancaccio, che ha tentato di analizzare la fine dell'euro fornendo cifre e modelli, tutta la partita si gioca sulla capacità della Grecia, semmai dovesse optare per questa soluzione, di vincere la sfida sul saldo tra import ed export. Uno scenario possibile prevede un primo periodo di sofferenza e poi un risollevamento. E questo sempre che la struttura produttiva, fortemente compromessa dalla crisi, riesca a sostenere il nuovo assetto economico e geopolitico in cui si verrà a trovare il paese e il mercato interno non cresca troppo in fretta mettendo il turbo alle importazioni.

Secondo Giacché a questo punto una fine dell’euro tout court sembra inevitabile, anche perché ha fallito clamorosamente i suoi obiettivi di integrazione. Del resto, il processo sembra essersi arrestato nelle mani della Germania che lo sta usando per il suo “consumo”, non certo per la comunità dei popoli d'Europa. La fine potrebbe essere, secondo l’analisi di Giacché, meno traumatica di quanto si pensi, soprattutto se sfatiamo alcuni miti quali quello dell’iperinflazione e mettiamo nel conto che in realtà non ci sarà alcun cammino a ritroso. Ancora quindi, come nel caso della Grecia, uno scenario di tenuta sociale che solo una grande fase di lotta politica e di egemonia sarà in grado di garantire.

Egemonia è anche il punto cardine dell’analisi di Giovanni Mazzetti,secondo cui ciò che sta finendo è un vecchio modo di produzione e redistribuzione della ricchezza. A questa crisi l’opzione “dentro o fuori dell’euro” è completamente indifferente. Forse l’unico “asttrezzo” che potrebbe servire è la riduzione dell’orario di lavoro. Anche per Pizzuti, sostenitore dell’attualità della moneta unica, il sistema sta arrivando al redde rationem solo che la soluzione, di fronte al pericolo del sopravvento della speculazione, sta nel “riqualificare scelte sbagliate”.

Haris Golemis, intellettuale e membro del Comitato centrale di Syriza, ha sottolineato nel suo intervento come la battaglia della Grecia si vince insieme a tutta la sinistra europea, e non potrebbe essere altrimenti. La Grecia ha scelto l'euro, ma ha anche mostrato al mondo l'insostenibilità di una moneta concepita e usata finora come uno strumento di dominio imperialistico. "Le soluzione tecniche al fatto che il debito della Grecia è insostenibile di per sé ci sono. Si tratta di sostenerle insieme in una battaglia che si preannuncia dura e senza esclusione di colpi".
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