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Comune di Roma, i lavoratori bocciano con il referendum l'accordo sul salario accessorio
I dipendenti capitolini bocciano il nuovo contratto decentrato del Comune di Roma, che disciplina l'erogazione del salario accessorio legandolo alla produttività. Il referendum, indetto dai sindacati per concludere l'intesa con l'amministrazione guidata da Ignazio Marino, ha sancito la prevalenza dei "no". Ma il Campidoglio non fa passi indietro e, pur non escludendo la possibilità di tornare al tavolo delle trattative, fa sapere che "resta fermo l'obiettivo di tenere legata la parte accessoria del salario al merito e a migliori servizi per i cittadini". Per la Fp Cgil, che ha promosso il "sì" nella consultazione, la conseguenza è che "purtroppo ci saranno tagli nelle retribuzioni dei dipendenti e un peggioramento nell'organizzazione del lavoro". Alle urne, trentadue allestite in tutta la città, si sono recati, secondo le organizzazioni sindacali, circa il 60% dei 24 mila dipendenti capitolini. Tra loro hanno prevalso coloro che si sono opposti alla sottoscrizione del nuovo contratto decentrato, che disciplina l'erogazione della parte accessoria del salario: il Campidoglio - dopo i rilievi del Ministero delle Finanze (Mef) - l'ha legato a merito e produttività. Sul fronte vincente del 'no' si sono schierati Uil e Usb, su quello del 'sì' Cgil, Cisl e Rsu. "La vittoria dei no comporta che serve riprendere il tavolo
delle trattative e cambiare impostazione contrattuale", dice Francesco Croce della Uil Fpl. Mentre Natale di Cola e Roberto Chierchia, rispettivamente Fp Cgil e Cisl Fp, annunciano: "Prendiamo atto della volontà dei lavoratori di non sottoscrivere definitivamente il contratto. Coerentemente invieremo una nota all'amministrazione con la quale ritireremo
la firma sulla pre-intesa".
Prima della consultazione referendaria infatti – dopo trattative fiume - alcuni sindacati avevano raggiunto una sorta di pre-accordo con il Campidoglio su un nuovo contratto decentrato che superasse quello approvato dalla giunta senza condivisione in estate (e pertanto definito 'unilaterale') e venendo incontro ad alcune richieste dei lavoratori. Ma, al momento, questo documento rischia di essere carta straccia. Il primo risultato della vittoria dei no al referendum è"il ritorno al contratto unilaterale - fanno sapere dal Campidoglio -. Il risultato raggiunto con la pre-intesa era il massimo possibile per andare incontro alle richieste dei sindacati". Per l'Usb "la vittoria del no riapre la trattativa sindacale ed impone all'Amministrazione capitolina di cambiare completamente rotta nei rapporti con i propri dipendenti". "Attendiamo il contributo di tutti per superare questo evidente stallo", l'auspicio di Cgil e Cisl.
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