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Pubblico impiego, un'estate di fuoco per i lavoratori tra province che chiudono, mobilità entro i 50 km, Consulta sui contratti e malattia
"C'è il forte rischio che da giugno i dipendenti delle province non prendano più lo stipendio". A lanciare l'allarme è la Cgil che punta il dito contro "l'inerzia del governo, le lentezze delle regioni e i tagli della legge di stabilità 2015". Una miscela esplosiva per il sindacato che preannuncia così un'estate di fuoco per i 54 mila dipendenti delle Province.
Non è però questo l'unico capitolo aperto sul fronte P.a, sono infatti allo studio nuove regole sulle assenze nel pubblico impiego, con l'ipotesi di frazionare la malattia, che oggi va a giornate, in ore, così da coprire i casi di visite mediche specialistiche, sotto i riflettori dopo la sentenza del Tar del Lazio che ha annullato la circolare che prevedeva il ricorso a permessi per motivi personali. La proposta arriva dall'Aran, l'agenzia che rappresenta la P.A nei negoziati. E infatti è in corso una trattativa con i sindacati. C'è poi l'operatività della mobilità obbligatoria (leggi qui), intesa non solo come un passaggio da un posto di lavoro ad un altro nell'ambito della pubblica amministrazione ma come il trasferimento fisico entro un raggio di 50 chilometri. Senza contare che, come ricorda oggi Repubblica, il 23 giugno è atteso il pronunciamento della Consulta sul blocco dei contratti nazionali nel pubblico impiego. Una partita che vale per le casse pubbliche tra i 5 e i 12 miliardi.

Ritornando alle province, la Cgil denuncia come la sforbiciata sulle risorse inizi a produrre "effetti disastrosi" mentre l'operazione per ricollocare i circa 20 mila esuberi, determinati dal superamento delle province, è in "stallo". Ecco che, spiega il responsabile Settori Pubblici della Cgil Michele Gentile, gli enti si ritrovano ancora in pancia tutti i dipendenti ma già dal prossimo mese non avranno più "i soldi per pagare" ciascun lavoratore. E per il sindacalista i trasferimenti verso regioni, comuni e altre amministrazioni pubbliche non si concretizzeranno a breve, visto che i tasselli mancanti sarebbero ancora tanti: "non sono uscite le tabelle di equiparazione", strumento base per effettuare gli spostamenti ; "non c'è il decreto sui criteri di mobilità; se le leggi regionali sono state varate non lo sono ancora i procedimenti attuativi; restano i nodi sui centri per l'impiego e la polizia provinciale". Intanto però, sottolinea Gentile, bisogna far fronte ai tagli: "un miliardo per il 2015, due miliardi per il 2016 e tre miliardi per il 2017".
Ma il governo con il sottosegretario agli Affari Regionali, Gianclaudio Bressa, ribatte: "Lanciare allarmi come fa la Cgil non solo è sbagliato ma è anche irresponsabile soprattutto nei confronti dei dipendenti, che sono e saranno garantiti nei loro diritti".
Il Governo, con il ministero della P.A. ha fatto uscire una circolare, un nota di chiarimento sul tema e da due settimane ha anche aperto un sito web dedicato alla mobilità, per censire da una parte gli esuberi E dall'altra i posti liberi, così da agevolare l'incrocio. Ma la Cgil si dice scettica, rimarcando, come si sia in attesa delle liste dei soprannumerari da fine marzo. Per ora, stando al monitoraggio del ministero della P.A, le liste inviate sull'apposito portale online sarebbero due.
Quanto agli strumenti per far i trasferimenti: le tabelle di equiparazione, hanno ricevuto il via libera della Conferenza Unificata, al Governo resta solo l'adozione; mentre sul decreto per i criteri della mobilità, il ministro Marianna Madia ha più
volte spiegato come sia in dirittura d'arrivo
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