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Amianto,condannati dirigenti della Pirelli. Soddisfazione della Cgil di Milano
Pene fino a sette anni e otto mesi di reclusione. E’ il verdetto del tribunale di Milano contro 11 ex dirigenti della Pirelli, accusati di omicidio colposo in relazione a una ventina di casi di operai morti per tumori provocati dall’esposizione all’amianto. "Finalmente il Tribunale di Milano ha riconosciuto che morire sul lavoro è un reato", ha spiegato l'avvocato Laura Mara, legale dell'Associazione italiana esposti amianto e di Medicina democratica.

Gli ex manager sono stati condannati dal giudice della sesta sezione penale del Tribunale di Milano anche a un risarcimento, in solido con Pirelli Tyre Spa, a favore delle parti civili. Ha retto quindi alla prova del processo di primo grado l'impianto accusatorio del pm Maurizio Ascione. E, per la prima volta a Milano, ex vertici di un'azienda sono stati condannati per la morte di operai rimasti per anni a contatto con materiali in amianto. Il giudice è andato addirittura oltre alle richieste dell'accusa, condannando tutti gli imputati: tra gli ex dirigenti finiti sotto processo Ludovico Grandi e Gianfranco Bellingeri, amministratori delegati della Pirelli negli anni '80, condannati rispettivamente a 4 anni e 8 mesi e a 3 anni e 6 mesi di carcere. Per alcuni imputati il giudice ha disposto anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Condanne anche per Guido Veronesi (6 anni e 8 mesi), fratello dell'oncologo ed ex ministro Umberto Veronesi, Gabriele Battaglioli (3 anni), Piero Giorgio Sierra (6 anni e 8 mesi), ex presidente dell'Associazione italiana per la ricerca sul cancro, Omar Liberati (3 anni e 6 mesi), Gavino Manca (5 anni e 6 mesi), Armando Moroni (3 anni), Roberto Picco (3 anni), Carlo Pedone (3 anni) e Luciano Isola (7 anni e 8 mesi, la pena più alta). Tutti facevano parte del consiglio di amministrazione dell'azienda.

Gli operai, morti negli anni scorsi per mesotelioma pleurico, secondo l'accusa lavoravano nelle fabbriche di viale Sarca e via Ripamonti senza alcun sistema di protezione. Hanno subito dunque esposizioni "massicce e ripetute" all'amianto che hanno causato le malattie e le morti.
La provvisionale complessiva ammonta a 520 mila euro per le parti civili e al risarcimento dei danni da quantificare in sede civile. In particolare, è stata disposta una provvisionale da 200 mila euro per la moglie e la figlia di un operaio morto, 300 mila euro per l'Inail e 20 mila euro per Medicina Democratica e l'Associazione italiana esposti amianto. La maggior parte dei parenti delle vittime avevano già ricevuto un risarcimento fuori dibattimento e si erano ritirati dal processo.
Hanno annunciato, invece, un ricorso in appello i legali degli ex dirigenti Pirelli e dell'azienda "certi della correttezza dell'operato dei nostri assistiti". Nelle scorse settimane altri processi a Milano con al centro morti di operai provocate dall'esposizione all'amianto, che avevano coinvolto ex vertici della centrale Enel di Turbigo e della Franco Tosi di Legnano, si erano conclusi con l'assoluzione di tutti gli imputati. Questa volta, invece, l'impianto accusatorio ha retto.

Soddisfazione per la sentenza è stata espressa dalla Camera del lavoro di Milano che si era costituita parte civile. “In quegli anni – scrivono Graziano Gorla, Tiziana Scalco e Addo Buriani – numerosissimi lavoratori hanno contratto il mesotelioma pleurico a causa dell'inquinamento dell'ambiente in cui erano costretti a lavorare. Molti lavoratori ci hanno rimesso la vita, altri la salute (il procedimento vede gli imputati responsabili di diversi omicidi colposi e di numerose lesioni colpose)”. È un grande successo, spiegano i sindacalisti, poiché "la giurisprudenza del Tribunale di Milano sull’argomento, in altri procedimenti, non è stata favorevole a riconoscere il nesso di causalità tra le morti e le malattie contratte dai lavoratori, causa la loro esposizione all’amianto. Si tratta di una sentenza coraggiosa e di buon auspicio, poiché segna un cambiamento di rotta della giurisprudenza milanese”.
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