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"Quel brutto pasticcio del Governo sulle province". Intervista ai Cobas Pubblico Impiego
Federico Giusti e Roberta Colombini del Cobas pubblico impiego. Governo e Regioni sono impegnati in una cosiddetta riforma della province che di fatto si sta trasformando in un pasticcio. Il decreto riguarda tutto il pubblico impiego?
Il decreto mobilità interessa il personale delle province e della CRI, sono tanti i punti critici, le perplessità e gli ennesimi strafalcioni di questo governo. Innanzitutto è stato stravolto, diciamo pure sapientemente ignorato, il principio su cui si basava la legge Delrio (che noi avevamo criticato come l'inizio dello smantellamento della Pubblica amministrazione), vale a dire “il lavoratore segue la funzione” infatti nel decreto adesso si parla di “domanda” e di “offerta”. Tenuto conto che sono pochissime le regioni che hanno riallocato le funzioni non fondamentali è facile presagire una situazione dove un numero elevato di lavoratori, una volta entrati in questo “perverso sistema”, rimarranno in attesa di ricollocazione e una volta giunti a fine 2017 – senza essere stati ricollocati – saranno messi in mobilità ai sensi della legge 165/2001 (2 anni con l'80% della retribuzione dopodiché il licenziamento).

Quali gli aspetti normativi che non convincono?
Piu' di uno, infatti nel decreto manca totalmente il riferimento normativo (dl 95/2012 conv. in l. 135/2012) che impegna le amministrazioni destinatarie del personale in mobilità, a seguito della spending review, ad assumerlo seguendo criteri di selezione; inoltre non sono previste sanzioni e men che mai provvedimenti specifici in caso di inadempienza da parte delle amministrazioni che è facile immaginare si limiteranno ad inserire le disponibilità nel portale e ad usare tutti i metodi discrezionali più spinti, nell'assorbire il personale in mobilità.

La situazione è peggiorata nel corso dela dibattito parlamentare?
Indubbiamente, piaccia o no ma un parlamento cosi' allineato al governo e allo smantellamento del pubblico non lo avevamo mai avuto. Nessun riferimento ai “mitici” 50Km tanto sventolati dalla ministra ed inseriti nel Dl 90/2014, anzi adesso si parla esplicitamente di ricollocazione (anche d'ufficio) nell'ambito regionale....a buon intenditor poche parole!!

Che volete dire?
Sono in gioco anche diritti elementari, per esempio quanti usufruiscono della legge 104 intravedono uno scenario nebuloso, infatti si usa il termine priorità senza prevederne peraltro l'inserimento nelle specifiche liste di mobilità.

A dimostrazione di come sia ormai saltato il principio della funzione e pertanto ci si incammini verso un percorso di perdita delle varie specificità e professionalità formatesi nel tempo, basti pensare al destino dei lavoratori della polizia provinciale e del corpo forestale dello stato. Un orizzonte privo di qualsivoglia controllo nella tutela del territorio e dell'ambiente, in un paese come l'Italia dove il fenomeno dell'eco-mafie è dilagante, ci lascia di stucco!!

Non si può far finta che questo riordino non abbia a che fare con la partita del pubblico impiego. Anche il salario sembra essere a rischio?
La partita del salario accessorio è tutta un programma. Il decreto mobilità quando parla di trasferimento sembra ignorare (ma ci sono o ci fanno questi governanti??) che con la legge di stabilità le risorse delle province sono prosciugate di circa 5 miliardi.

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