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Marcegaglia, dopo l'accordo i sette lavoratori scendono dal tetto di viale Sarca dopo una settimana di occupazione
Si è conclusa dopo una settimana di sit in sui tetti degli stabilimenti Marcegaglia di viale Sarca a Milano la protesta dei sette operai contro il loro trasferimento a cento chilometri di distanza. L’accordo raggiunto con le organizzazioni sindacali mette fine a una situazione di forte discriminazione nei confronti di chi, per problemi legati all’erogazione della cassa integrazione, vedeva aprirsi da subito la prospettiva di andare a lavorare molto lontano dalla propria abitazione. Un accordo separato non firmato dalla Fiom prevedeva, infatti, che dopo il periodo di cassa integrazione si sarebbe comunque aperta la procedura per il trasferimento. L’accordo ordierno prevede una maggiore flessibilità, congiuntamente all’attivazione per lo sblocco della cassa integrazione.

“Marcegaglia è uno dei gruppi padronali più potenti d’Europa – scrivono i lavoratori in una nota - . Non a caso Emma Marcegaglia è il presidente degli industriali europei. Oltre a ciò il suo modo di gestire le relazioni sindacali è estremamente duro, non tollera in nessun caso alcuna opposizione vera, e non è mai successo nella sua storia di 40 anni che abbia sottoscritto un accordo con i suoi lavoratori che differisse neanche di millimetro dalla sua proposta iniziale. Stiamo parlando di un gigante potentissimo che è stato in grado fino a lunedì scorso di bloccare anche l’informazione, nei grandi e piccoli media, su ciò che stava accadendo a Milano. La sua intenzione dichiarata all’inizio della lotta era quella di punirci amaramente per non aver accettato il suo diktat “o trasferiti o auto licenziati”. Volevano schiacciarci, piegarci, a monito di tutti gli altri loro operai, toglierci anche la dignità trattandoci come scarti della produzione”. “Anche grazie alla serietà del Prefetto – scrivono ancora i lavoratori - abbiamo sottoscritto un accordo che non ci impone di autolicenziarci e ci da la possibilità di continuare a perseguire la battaglia per il nostro ricollocamento”.

Secondo le tute blu, l’opzione della cassa integrazione straordinaria per un anno, e la ricerca del collocamento negli stabilimenti vicini a Milano è di nuovo sul tavolo con l’impegno scritto della azienda ad aprirla in caso di risposta positiva del ministero. “Per cui da oggi in poi la nostra pressione sarà rivolta a questa istituzione su tutti i terreni, quello istituzionale, sindacale e quello della mobilitazione. Abbiamo un mese di tempo per farlo. Nel caso in cui fallissimo in alternativa al trasferimento forzato è stato portato il tempo indietro di un anno e possiamo decidere di entrare in mobilità ricevendo un indennizzo praticamente pari a quello che hanno ricevuto i nostri colleghi che hanno abbandonato il campo da mesi”.
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