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Riforma della P.A, una furbata per tagli alla sanità e appalti al ribasso. Intervento di Federico Giusti (Cobas)
Bruxelles ordina e Roma esegue, in soldoni sta accadendo questo e la riforma della Pubblica amministrazione sta per essere approvata in pieno agosto, a seguire poi arriveranno numerosi decreti attuativi per renderla pienamente operativa.
I provvedimenti meritano attenzione e qualche approfondimento, infatti dietro alla riduzione delle aziende partecipate, molte delle quali saranno liquidate, si celano alcuni disegni ambiziosi, per esempio accorpare aziende con un capitale sociale che permetterebbe loro di partecipare a gare di appalto e bandi europee.

Non esiste alcun bilancio sulle partecipate che hanno permesso la sostanziale privatizzazione di aziende pubbliche legate a risorse comuni come acqua ed energia o allo smaltimento dei rifiuti.
L’aziendalizzazione ha spesso creato colossi economici a capo dei quali ritroviamo non solo managers del privato ma anche politici riciclati.
Ma oltre a queste aziende business ci sono anche realtà ben diverse, costruite per aggirare i patti di stabilità degli enti locali, aziende che hanno svolto magari qualche funzione ma che sono state poco o nulla gestite e controllate accumulando debiti su debiti.

Già i governi precedenti avevano sancito la liquidazione di aziende comunali giudicate non strategiche (finanziaria 2014), ora il Governo Renzi fa un ulteriore passo verso la dismissione del pubblico senza dare alcuna certezza occupazionale per le migliaia di lavoratori impiegati, senza spiegare ai cittadini i costi di queste privatizzazioni e gli eventuali benefici dei quali avrebbe dovuto beneficare la cittadinanza (in realtà le tariffe sono state rincarate).

Il ddl pone le basi per l'accorpamento del Corpo Forestale in un'altra forza (con tutta probabilità i Carabinieri). Si tratterebbe di un trasferimento in blocco e pieno di incognite (come quello della Polizia Provinciale nella Polizia Municipale), del resto la soppressione delle Province ha già creato numerosi problemi per la manutenzione del verde, delle strade e degli immobili scolastici, immaginiamoci allora il ridimensionamento della Forestale quale conseguenze potrebbe riservare per gli equilibri ambientali con quel partito del cemento che imperversa per accaparrarsi sempre piu’ poteri e spazi.

Ci sono poi tagli poderosi alla sanità, basti ricordare che dietro il numero unico per le emergenze si cela il ridimensionamento di numerosi servizi . Vediamo le principali novità:

1) taglio di 2,3 miliardi di euro nel 2015 e di altrettanti nel 2016 e nel 2017!

2) visite specialistiche, esami strumentali, esami di laboratorio, naturalmente risultanti da impegnativa del proprio medico, potranno essere giudicati (sulla base di criteri decisi dal Ministero) non necessari (“non appropriati”, dice il governo) e, come tali, non ammessi, se non a pagamento totale a carico dell’utente;

3) ricoveri per riabilitazione: anche qui stessa musica, cioè pagamento a carico dell’utente per i giorni in più rispetto a quelli previsti dal Ministero;

4) controlli e punizioni per quei medici di famiglia che non si atterranno ai criteri stabiliti dal Ministero. Così impareranno a fare i medici responsabili dei bisogni dei loro assistiti e assistite!

5) servizi affidati in appalto: riduzione delle risorse da destinare alle imprese appaltatrici, con ricadute sul monte ore complessivo di lavoro e guai seri per l’occupazione, per le retribuzioni, per la qualità del servizio (si pensi ai lavori di pulizia e di sanificazione negli ospedali);

6) ospedali: con la chiusura di quelli piccoli, con l’azzeramento dei ricoveri in quelli con meno di 40 posti letto, con la riduzione dei posti letto negli altri, dei giorni di degenza, delle ospedalizzazioni, della rete ospedaliera complessiva, i giochi sono fatti per una sistematica riduzione del personale, che -in compenso!- si vedrà ridotti i fondi per la contrattazione aziendale.

Ad oggi le liste di attesa per visite e terapie sono sempre piu’ lunghe, invece di far funzionare la sanità pubblica rafforzeranno le strutture private in convenzione , il business della sanità privata fa del resto gola al Pde consente la circolazione di capitali ragguardevoli.

Ci sono poi aspetti preoccupanti come la licenziabilità dei dirigenti che potranno salvare il posto accettando il ridimensionamento al ruolo di funzionari (e per non essere licenziati saranno magari disposti ad assecondare lo strapotere dei politici), quanto tocca oggi loro ben presto riguarderà il restante personale della Pubblica amministrazione con mobilità coatte che già si stanno sperimentando gli esuberi nelle Province.

La riforma della Pa è costruita su tagli ma anche sull’aggiramento dei patti di stabilità e ad un occhio poco critico potrebbe apparire come una legge innovativa rispetto al passato. Nella sostanza, pur allargando le maglie occupazionali per la proroga dei contratti precari nelle Province e nelle città metropolitane che hanno sforato il patto di stabilità, pur prevedendo qualche assunzione nelle scuole di infanzia e un emendamento per gli lavoratori socialmente utili calabresi, avremo tagli alla sanità di oltre 2,3 miliardi di euro, la chiusura di numerose aziende senza certezze per chi ci lavora, la rinegoziazione al ribasso dei contratti per la fornitura di servizi e beni per la pubblica amministrazione. Insomma una scure lanciata contro appalti già all’osso dove lavoratrici e lavoratori operano con contratti da fame e carichi di lavoro sempre meno sostenibili.

La riforma della Pa è quindi una manovra furbesca che non investe nei servizi pubblici ma attacca frontalmente il sistema sanitario pubblico e gli appalti dello stesso rinviando di un anno il rinnovo dei contratti pubblici e investimenti occupazionali che compensino la perdita di 500 mila posti di lavoro nell’arco di pochi anni.

*Cobas Pubblico impiego 

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