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Ma davvero il Governo vuole dare una svolta alla lotta al capolarato? Intervista ad Angelo Leo, sindacalista della Flai Cgil
Da qualche settimana c’è un'agitazione mediatica piuttosto consistente sul caporalato. Da una parte il Governo, che sembra averne fatto una bandiera della sua azione sul lavoro, dall’altra il sindacato che si accoda, forse per la paura di perdere la possibilità di aprire finalmente un confronto con palazzo Chigi.
Le contraddizioni abbondano, naturalmente. E bene ha fatto Grillo a mettere in evidenza che dalla partita non possono rimanere fuori le agenzie interinali, che di fatto gestiscono braccia esattamente come i caporali. Non parliamo poi del Jobs act, che in quanto a flessibilità e attacco ai diritti ne contiene a iosa. Cosa sta succedendo? Renzi ha addirittura tirato fuori l’ipotesi di un confronto più aperto con il sindacato. L’intento politico è chiaro: dopo il Jobs act eliminiamo le ali più estreme del mercato del lavoro in modo da gestirlo nel suo insieme solo con gli strumenti della flessibilità legale. Susanna Camusso sta cercando di cavalcare la situazione, per quello che può. ''Chi usa i caporali è un criminale'', ha detto stamattina. ''Conosciamo bene il fenomeno perchè facciamo sindacato di strada e conosciamo queste persone invisibili -continua Camusso-. Nel 2011 facemmo una campagna contro il caporalato e riuscimmo a far varare la legge attuale, ma manca una parte ovvero non si può intervenire sulle imprese che usano il caporalato''. Ci riuscirà il ministro Martina?
Abbiamo sentito su questo argomento Angelo Leo, segretario della Flai-Cgil di Brindisi, che in passato ha studiato il fenomeno del caporalato in Puglia.

Cosa sta accadendo. Non ti sei sorpreso anche tu di questo cambiamento di fase?
Il Governo e il ministro Martina si sono mossi. Bisogna riconoscere che effettivamente l’hanno fatto con la legge e con l’azione diretta delle forze dell’ordine. Del resto, l’azione di denuncia della Flai non si è mai fermata. Ricordiamo per esempio il servizio giornalistico di Fabrizio Gatti sulle pagine dell’Espresso, anche se allora questi temi sembravano non toccare la sensibilità del Governo. Oggi la risposta sembra entrare nel merito della questione.

I morti nei campi hanno scosso le coscienze?
Non hanno soltanto scosso le coscienze. C’è anche una fase nuova dell’Europa stessa da considerare. La Flai Cgil già denunciò nella più completa solitudine che le grandi concentrazioni commerciali europee prendevano la frutta che “puzzava di schiavismo”. E questo non è sopportabile nemmeno per l’Europa liberista. In Italia vengono utilizzati i lavoratori africani, che fino a venti anni fa non c’erano. C’erano sì forme di neo-schiavismo si ma solo nei confronti dei lavoratori italiani, e c’erano anche morti, come oggi. Oggi che l’Europa sembra non voglia più girare la testa dall’altra parte, e così c’è più attenzione.

Che ipotesi fare su questa intraprendenza del Governo: solo facciata, preoccupazione di non rovinare l’Expo, oppure eliminare la flessibilità estrema per far risaltare quella solo consentita dal Jobs act?
Il Governo è contraddittorio. Da un lato vara il Jobs act, dall’altra lancia proclami verso il capolarato che, lo voglio ricordare, è uno strumento delle aziende e del liberismo per fare fuori i diritti dei lavoratori e le organizzazioni sindacali più coerenti. Alla fine sono le aziende le vere responsabili dello sfruttamento. Un Governo quindi strabico che attacca i sindacati e azzera i contratti di lavoro e dall’altra vuole combattere il capolarato. Ci sono differenze nel Governo? Sono dubbioso, in realtà. L’impegno della Flai non può nascondere mancanza di iniziativa da parte dei lavoratori, che in qualche modo si sono rassegnati al sistema vigente. In questa situazione dove i caporali hanno il 90% del mercato del lavoro nelle loro mani, assistere a una svolta in assenza di una pressione dei lavoratori può far nascere il dubbio che prima o poi si scateni una reazione uguale e contraria contro il sindacato da parte delle aziende e dei caporali.
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