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Roma Capitale, sarà il lavoro a cambiare il volto di questa città? A giudicare da quello che sta succedendo al Campidoglio sembra proprio di sì
I cittadini di Roma saranno chiamati fra 6 mesi ad una sorta di referendum per 'giudicare' se le strade dei loro quartieri sono pulite o no e sulla base di questo disporre l'affidamento a privati del servizio in alcuni municipi. Non solo, per invogliarli a sacramentare contro gli spazzini il Comune promette una riduzione della bolletta del 5%. Quella di Marino è la classica mossa del cavallo per aprire la guerra al lavoro nella Capitale. Una guerra che è già in atto, per la verità, con le centinaia di migliaia di disoccupati che aumentano, la precarietà che rimane tale nonostante le bandiere multi colorate del “Jobs act”, e gli attacchi ai diritti dei lavoratori.

Al di là della orribile vicenda del Colosseo, infatti, non passa settimana che a Roma non si precetti una categoria o si tenti in qualche modo di inibire uno sciopero. Ora però sembra di essere al redde rationem, e il falso palcoscenico del “Primo Cittadino” potrebbe cadere sotto i colpi della rivolta proprio dei lavoratori. E così se da una parte contro la privatizzazione dell’Ama i dipendenti voglio andare fino in fondo, tutti e 25mila comunali sono ancora bloccati sulla vicenda del salario accessorio e sono pronti a scendere in sciopero. Un’attivo unitario di pochi giorni fa ha deciso di dare seguito allo stato di agitazione indetto il 20 luglio, proponendo alle lavoratrici e ai lavoratori capitolini un percorso di mobilitazione che preveda di proclamare una giornata di sciopero di tutti i dipendenti di Roma Capitale, entro il mese di ottobre. I lavoratori comunali continuano ad avere buste paga decurtate di centinaia di euro al mese e un peggioramento delle condizioni complessive da quando, il 1 gennaio 2015, è entrato in vigore l'atto unilaterale dell'amministrazione che taglia pesantemente il salario e che favorisce anche comportamenti dispotici sul versante organizzativo, ma soprattutto non c'è nessuna idea di città organizzata.

Altro capitolo scottante è quello delle educatrici e maestre d'asilo. Sono circa cinquemila e poche settimane fa hanno rischiato di essere tagliate fuori dalle liste per il nuovo anno scolastico. Motivo? La sentenza antiprecarietà dell'Europa che, chissà perché, Marino ha interpretato come "ammazzaprecari", invece di assumerli. 

Sull’Ama, i sindacati confermano lo stato di agitazione e puntano il dito contro la fresca delibera di giunta che riaffida il servizio ad Ama per 15 anni e chiede alla municipalizzata di guardarsi intorno alla ricerca di possibili partner privati. Un'eventualità che preoccupa non poco i sindacati che hanno deciso di continuare la mobilitazione “fin quando non si modificherà il contenuto della delibera, con obbiettivi misurabili e strumenti per raggiungerli. In caso contrario la deadline del 31 luglio 2016 si tramuterebbe in una ratifica di una scelta già presa, ovvero lo spacchettamento di Ama e l'affidamento a privati del servizio di spazzamento''.
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