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"Dall'accorpamento delle Camere di commercio a guadagnarci è il Governo, che mette le mani sul patrimonio". Intervista a Roberta Colombini, dei Cobas del Pubblico impiego
La Riforma Madia prevede l’accorpamento delle camere di commercio. Ma siete convinti che tutto il pubblico vada difeso?

Gli scenari sono quelli già sperimentati con le province: prima parte la campagna denigratoria e di disinformazione, poi con il consenso della opinione pubblica si passa all’azione. Chi ricorda i dati relativi alla spesa effettiva delle province? Nessuno, eppure era la piu’ bassa di tutta la pubblica amministrazione. Io lavoro da oltre 20 anni alla camera di commercio e posso dire senza timore di smentita che sono utili, infatti sono la punta avanzata della digitalizzazione nel pubblico impiego, del resto il registro delle imprese è giudicato una best pratice a livello europeo. Anche i costi non sono a carico dei cittadini, a finanziarle sono le imprese con il diritto annuale. Volte sapere quanto paga una impresa piccola\media? 150 euro all’anno , meno del costo di un condominio di città. Le camere di commercio hanno versato allo stato i risparmi di spesa ottenuti con la fantomatica spending, circa 160 milioni.

Questi soli dati dimostrano che svolgono un servizio utile e a basso costo e portano soldi in cassa allo stato per conto del quale svolgono anche la emissione di sanzioni ed ordinanze e quindi portano altro denaro

C’è poi una funzione sconosciuta, quella del servizio di conciliazione, erogato ai cittadini in tempi rapidi e a costi molto piu’ bassi dei tribunali ordinari.

La lista delle utilità e dei vantaggi derivanti dalle camere di commercio sarebbe ancora lunga, vorremmo solo menzionare gli annuari e i periodici statistici che in molte città rappresentano una alternativa agli studi di Confindustria

Ma allora perché il Governo vuole accorpare le camere?

Perché fa gola il loro patrimonio immobiliare, la svendita dello stesso e sullo sfondo della Madia si agitano gli spettri della privatizzazione dei servizi pubblici

Quali saranno le conseguenze dell’accorpamento?

Intanto gli esuberi, sono oltre 4000 i posti di lavoro a rischio, per quanto ne dica la Madia anche il passaggio dei provinciali alle Regioni e agli enti locali non è rosa e fiori, sovente il personale non va dietro le funzioni. I servizi per le imprese forniti da soggetti privati saranno decisamente piu’ costosi di quelli fino ad oggi erogati dalle Camere, anzi non si dice che molti di questi servizi sono addirittura gratuiti

Pensate di fermare il processo di ridimensionamento delle Camere?

In questi giorni è iniziata la mobilitazione, noi siamo convinti che si debbano attivare percorsi unitari a partire dalle rsu ma è innegabile che il ruolo di cgil cisl uil non è quello di costruire una opposizione per tenere insieme le istanze dei lavoratori e una idea diversa di servizio pubblico, insomma la vecchia e sempre valida unità tra cittadini e lavoratori. Anche il sindacalismo di base nel suo complesso non è capace di costruire percorsi unitari e alternativi, ormai ci si limiti alla denuncia, a quella che un tempo definivamo controinformazione.

Con i compagni e le compagne del cobas di Pisa, della Lombardia e del Veneto abbiamo dato vita a un percorso che sta mettendo insieme delegati rsu e lavoratori del sindacalismo di base, è un processo lungo e difficile ma vale la pena di provarci . Comunque sarebbe necessario che le realtà del sindacalismo di base si trovassero almeno attorno all'obiettivo di difendere le camere di commercio...

Da parte nostra gli obiettivi da perseguire sono quelli discussi e approvati in numerose assemblee del personale: il mantenimento degli attuali livelli occupazionali dentro le camere, la conservazione del contratto del pubblico impiego (quello degli enti locali che per altro è tra piu’ deboli quanto a potere di acquisto dell’intera pubblica amministrazione), il mantenimento di tutte le funzioni di supporto alle imprese come spinta del pubblico alle attività economiche e imprenditoriali dei territori

L’alternativa è regalare a imprese ruoli e funzioni che oggi svolge il pubblico a costi decisamente vantaggiosi (per i cittadini e le stesse imprese). Tenete conto che un terzo del personale delle Camere è laureato, ogni anno ci sono corsi di formazione, siamo dinanzi a una forza lavoro formata e efficiente. Un esempio virtuoso da valorizzare soprattutto nell’epoca dei “furbetti” e della campagna denigratoria contro il lavoro pubblico

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