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Regione Lazio, "Chiediamo troppo? Vogliamo lavoro". La vertenza su Garanzia giovani e Ricollocazione
Il tavolo di confronto tra l'Assessorato al Lavoro della Regione Lazio e gli aderenti a Garanzia Giovani e al Contratto di Ricollocazione, tenutosi la mattina del 25 gennaio, ha aperto un varco di discussione, una proposta di lavoro tra le parti. Nulla di fatto però per la misura che impegna gli over 30, ancora in via di sperimentazione. Promesse e buoni propositi invece per i tirocinanti del programma europeo. Il prossimo incontro è stato fissato tra due mesi.

“Pretendiamo chiarimenti, vogliamo i nostri soldi, quelli che ci spettano. In questi mesi abbiamo lavorato gratis!”. Le dichiarazioni accorate di chi, la mattina del 25 gennaio, davanti all'entrata principale della Regione Lazio, reclamava diritti. Un presidio, “perché i pagamenti per i tirocini del programma europeo Garanzia Giovani non arrivano”. Un presidio, “perché il contratto di ricollocazione è una bufala con procedure lacunose, limiti interpretativi...”
Il tam tam sui social network, un giro di valzer nelle chat e nelle diverse messaggerie di Facebook e di Twitter, “la manifestazione è convocata, aspettiamo un tavolo con l'Assessore al Lavoro Lucia Valente, per capire lo stato dell'arte delle politiche attive del lavoro nella nostra regione. Vogliamo delle risposte!”.

Garanzia Giovani e il contratto di ricollocazione, due facce di una stessa medaglia. Il primo è un programma dell'Unione che offre ai giovani tra i 15 e i 29 anni diverse opportunità di orientamento, formazione ed inserimento nel mondo del lavoro nei paesi membri con un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 25%. Il secondo è una misura regionale di accompagnamento al lavoro, volta a “ricollocare” gli over 30 disoccupati da oltre 12 mesi. Il principio regolatore che li accomuna è rendere occupabili le nuove e le vecchie generazioni espulse dal mercato del lavoro, formarle, smussarle, arruolarle nel grande esercito di riserva pronto allo sfruttamento a costo zero. Costo zero per le aziende che non sganciano un soldo, nonostante i rimborsi spesa, “non si tratta di lavoro – specificano ogni volta gli operatori dei centri per l'impiego - ma di uno stage da sei ore al giorno per cinque giorni alla settimana”, debbano essere erogati. Allora, chi è che paga?

Paga il pubblico con i fondi europei, un voucher all'Inps e le carte, le scartoffie con cui certificare l'effettivo lavoro (che lavoro non è) dando vita a trafile burocratiche interminabili per ricevere 500 euro mensili (un rimborso spese appunto). Una commistione tra il pubblico e il privato, dove i costi del lavoro vengono scaricati sulla rendicontazione europea, sgravando le aziende da improponibili oneri economici e salariali ( quello che ti propongono non è un lavoro, ripetono come se fosse un mantra). Nel momento in cui le aziende fossero disposte ad elargire un lavoro vero al tirocinante, il pubblico verserebbe nelle casse della stessa azienda un bonus occupazionale di migliaia di euro. “Un ottimo incrocio della domanda e dell'offerta, dove la precarietà, il business della disoccupazione e l'economia della speranza ricoprono un ruolo fondamentale!”.

C'erano due generazioni a confronto nel piazzale antistante la Regione Lazio. C'era Giacomo, disoccupato, quarant'anni, le bandiere dell'Usb che sventolavano mentre il megafono raccoglieva un po' di applausi. Licenziato senza preavviso, “lavoro non ce n'è, mi barcameno da due anni, tra centri di collocamento e agenzie per il lavoro”. C'era Valentina, sei mesi in un'azienda, terminato da poco il tirocinio, nessuna assunzione, aspettava che qualcuno le comunicasse, perlomeno le dicesse, il perché i soldi non arrivassero. “E pensare che l'anno scorso, come Garantiamoci un Futuro – coordinamento nato per denunciare l'inadeguatezza di Garanzia Giovani – avevamo strappato delle vittorie, tra manifestazioni, tavoli e presidi, e adesso ci ritroviamo nelle stesse condizioni di allora! Avevamo conquistato l'innalzamento a 500 euro del rimborso mensile, che nessuno ha mai visto, pagamenti puntuali, neanche l'ombra, controlli sulle aziende che sfruttano i tirocinanti, monitoraggio e trasparenza...”

Nel Lazio, secondo dati Isfol si sono iscritti in 60.000 a Garanzia Giovani e circa 40.000 sono stati presi in carico dalla Regione e dai centri per l'impiego. A 20.000 di questi è stata erogata una misura tra formazione, orientamento al lavoro e tirocini. Altri 20.000 non sono mai stati contattati per il primo colloquio. Dei 137 milioni di euro stanziati dal Fondo Sociale Europeo alla Regione Lazio, 50 milioni sono destinati ai tirocini extracurriculari, 29 per l'accompagnamento al lavoro e 19 milioni a rimpinguare il bacino dei bonus occupazionali. “I soldi ci sono, perché non vengono ridistribuiti?”

“La situazione è identica all'anno scorso”, con l'aggiunta del contratto di ricollocazione. Una formula inedita, macchinosa per adesso, una nebulosa nella costellazione delle politiche attive. Pochi dati, poca ciccia, per il semplice fatto che il bando è uscito in sordina. “Le agenzie per il lavoro e gli stessi operatori blaterano cose, molte imprecisioni, molta confusione, e rimandano al mittente per ulteriori balbettii” , Giulia, disoccupata.
“Pretendiamo delucidazioni sulle graduatorie di inserimento,2.000 posti per 12.000 domande. Delucidazioni, perché si favorisce il lavoratore – ex per esattezza – più giovane e disoccupato da meno tempo. E gli altri? Pretendiamo che il periodo della formazione sia finalizzato alla creazione di un possibile impiego, congruo per il lavoratore e adatto alle sue aspettative. Chiediamo troppo? Vogliamo lavoro, certezze e tutele, non approssimazioni e ipotetiche strade da percorrere che non portano a nulla”.

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